Antifascisti mai, il manifesto della destra sul 25 Aprile e i silenzi di Meloni a Bruxelles: “Descrivetemi pure come una pericolosa fascista”
di Tommaso CiriacoFosse solo il monologo censurato di Antonio Scurati: è l’esistenza del 25 Aprile a rappresentare il problema per Giorgia Meloni e per la sua destra di governo, che molto ignora o sbianchetta, ma che soprattutto tutto controlla. Se servisse individuare l’attimo esatto di questo nuovo salto di qualità, ecco, bisognerebbe ritornare a venerdì scorso, l’altro ieri, sotto la gigantesca Lanterna di Bruxelles. La presidente del Consiglio è in piedi di fronte alla stampa. Arrivano le domande, una è “fuori tema” rispetto al Consiglio europeo appena concluso. “Presidente, celebrerà quest’anno il 25 Aprile? E intende dirsi antifascista?” Le viene ricordato che il presidente del Senato Ignazio La Russa, fondatore di Fratelli d’Italia, aveva spiegato di recente proprio a Repubblica di non essere fascista, ma di non sentirsi neanche antifascista. La premier ci pensa un attimo, poi risponde: "L'anno scorso sono stata a deporre una corona di fiori con il presidente della Repubblica, come faccio sempre…
Fosse solo il monologo censurato di Antonio Scurati: è l’esistenza del 25 Aprile a rappresentare il problema per Giorgia Meloni e per la sua destra di governo, che molto ignora o sbianchetta, ma che soprattutto tutto controlla. Se servisse individuare l’attimo esatto di questo nuovo salto di qualità, ecco, bisognerebbe ritornare a venerdì scorso, l’altro ieri, sotto la gigantesca Lanterna di Bruxelles. La presidente del Consiglio è in piedi di fronte alla stampa. Arrivano le domande, una è “fuori tema” rispetto al Consiglio europeo appena concluso. “Presidente, celebrerà quest’anno il 25 Aprile? E intende dirsi antifascista?” Le viene ricordato che il presidente del Senato Ignazio La Russa, fondatore di Fratelli d’Italia, aveva spiegato di recente proprio a Repubblica di non essere fascista, ma di non sentirsi neanche antifascista. La premier ci pensa un attimo, poi risponde: "L'anno scorso sono stata a deporre una corona di fiori con il presidente della Repubblica, come faccio sempre. In Italia gli estremisti stanno da un'altra parte, non in questo governo. Quello che dovevo dire sul fascismo l'ho detto 100 volte e non ritengo di doverlo dire di nuovo, così potrete continuare a dire sui vostri giornale che sono una pericolosa fascista".
A dire il vero, la domanda non era: lei è fascista? Neanche: lei si sente una pericolosa fascista? E neppure: toglierà la fiamma che evoca lo spirito del Duce dal simbolo? Era più lineare, meno impegnativa, legata alla ricorrenza della Liberazione, insomma semplice semplice e senza possibilità di essere fraintesa: lei, Meloni, intende dirsi antifascista il prossimo 25 Aprile? Sarebbe stata una notizia, mancando alle cronache una tale dichiarazione. La premier, però, preferisce non rispondere, sposta il terreno di gioco, evoca estremismi altrove, lontani. E soprattutto, condensa in poche righe un manifesto: né fascisti (e ci mancherebbe), né antifascisti.
Ma torniamo a Scurati. Dopo la censura, Repubblica pubblica il contenuto del monologo: la premier Meloni – avrebbe detto in tv lo scrittore - "si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza. Ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l'esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola "antifascismo" in occasione del 25 Aprile 2023)”.
Ecco il problema, di nuovo: dirsi antifascisti. Non si fa, e nessuno può neanche ricordarlo. In Rai, nel partito, a Bruxelles a margine di un Consiglio europeo. Come spesso accade, più delle risposte date contano le domande che il potere preferisce evitare.