VITERBO — «Non mi candido», dice lei. E dunque si candida l’altra, la sorella. L’annuncio (semi-ufficiale) della corsa di Giorgia Meloni alle Europee arriva dalle terme dei Papi di Viterbo. Davanti a una frotta di bagnanti in accappatoio e ciabatte, appare la sorella d’Italia. FdI ha prenotato una sala nell’hotel-spa da 400 euro a notte. Vecchi militanti missini e giovani dirigenti incravattati si destreggiano tra i vacanzieri in vena di fanghi e massaggi ayurvedici. È il «primo comizio di Arianna Meloni», preannunciano da giorni i Fratelli locali, sprizzanti d’orgoglio per il primato. «Comizio da leader», con tanto di maxi-foto sulle locandine.
L’accoglienza è da star. Telecamere schierate, Digos e security muscolare. Sala strapiena. Quindi coretti, strette di mano dei militanti che s’infilano sotto il podio. Uno le strilla: «Io sò della Garbatella, ti ricordi?». Al posto della Renault Dauphine con cui Almirante comiziava nella Tuscia degli anni ‘80, sul piazzale sbuca la Fiat 500 di…
VITERBO — «Non mi candido», dice lei. E dunque si candida l’altra, la sorella. L’annuncio (semi-ufficiale) della corsa di Giorgia Meloni alle Europee arriva dalle terme dei Papi di Viterbo. Davanti a una frotta di bagnanti in accappatoio e ciabatte, appare la sorella d’Italia. FdI ha prenotato una sala nell’hotel-spa da 400 euro a notte. Vecchi militanti missini e giovani dirigenti incravattati si destreggiano tra i vacanzieri in vena di fanghi e massaggi ayurvedici. È il «primo comizio di Arianna Meloni», preannunciano da giorni i Fratelli locali, sprizzanti d’orgoglio per il primato. «Comizio da leader», con tanto di maxi-foto sulle locandine.
L’accoglienza è da star. Telecamere schierate, Digos e security muscolare. Sala strapiena. Quindi coretti, strette di mano dei militanti che s’infilano sotto il podio. Uno le strilla: «Io sò della Garbatella, ti ricordi?». Al posto della Renault Dauphine con cui Almirante comiziava nella Tuscia degli anni ‘80, sul piazzale sbuca la Fiat 500 di Arianna. «Come quella di Giorgia». In auto con lei c’è il fido deputato Francesco Filini, il braccio destro di Fazzolari, appena promosso responsabile del Programma e che si sta occupando della convention di Pescara, il weekend prossimo, quando la premier - senza suspense - annuncerà la corsa in tutti i collegi dello Stivale.
«Non voglio fare la grande leader, né il presidente del Consiglio, sono solo una dirigente, anzi una militante», si sminuisce Arianna sotto gli occhialoni fotocromatici. «Mi piace stare dietro le quinte». In realtà è chiaro a tutti che sia molto più di un soldato. Si capisce anche dalle lusinghe che riceve: «Giorgia è la leader massima, ma Arianna, vogliamo conoscerti sempre meglio, qui siamo al 40%», le dice la capogruppo in Comune. «Sei una grande dirigente della destra italiana», la blandisce Daniele Sabatini, il capo di FdI in Regione Lazio. Lei applaude, manda baci, fa le faccine mentre bisticcia col microfono: «Il tecnico ‘ndo sta?».
Pose da colonnella in capo. Perché da settimane Arianna fa e disfa le liste. A via della Scrofa ha preso l’ufficio della sorella Giorgia, quello, per intenderci, che fu di Fini e Almirante. In teoria avrebbe un’altra stanza, da capo della segreteria politica (postazione a cui è stata promossa a settembre). «Ma Giorgia non c’è, quindi mi appoggio qui», dice a chi la va a trovare. E pochi ci riescono: un ragazzo della Gioventù nazionale sorveglia il portone, più scattante dei soldati. I più insistenti scampanellatori, ma sgraditi, vengono fatti accomodare in una saletta riunioni, dove lei, la sorella-capo, poi non si fa trovare. «Scusate ho un impegno».
Ma d’altronde fare le liste è un lavoraccio. Tocca accontentare tutte le correnti, che pure FdI ha. Dunque va trovato lo spazio per l’uomo di Bignami in Emilia Romagna (sarà Stefano Cavedagna), quello di Rampelli nel Lazio (probabile Stefano Tozzi), quello di Lollobrigida (l’uscente Nicola Procaccini). Qualche certezza: pochissimi esterni. Anche perché quelli candidati alle Politiche, come Marcello Pera, hanno riservato più note stonate del previsto. I ministri non ci saranno. Perché appunto capolista sarà la premier. «Io mi candido al 50%, l’altro 50% è di Giorgia», confidava Arianna ai dirigenti con cui si è consultata. E ora la pratica è risolta. Certo, sottotraccia, cova il malumore delle donne, che saranno penalizzate. Ma d’altronde FdI ha sempre avversato le quote rosa.
In campagna elettorale Arianna comunque ci sarà. Già la chiamano le federazioni di tutta Italia per accaparrarsi una data, un palco, «almeno un video-saluto». «Familismo? Sono le nostre Miliband!», dice un big di via della Scrofa, lanciandosi in un paragone coi fratelli che hanno guidato il Labour. Sarà. Certo Arianna - che si presenta con un discorso scritto, mentre la sorella, più pratica, va a braccio - batte sugli stessi chiodi della premier: il piano Mattei, «la difesa del cibo naturale» cara al marito ministro. La natalità: «Le famiglie vanno sostenute». Soprattutto parla di Europee: «Saranno la battaglia delle battaglie». E avanti coi comizi. «Ora tutti a Tarquinia - annuncia il deputato viterbese Mauro Rotelli - Lì c’è pure il buffet».