ROMA — Rinchiusa per tutto il giorno nell’ex convento del Nazareno insieme a Igor Taruffi, il suo braccio destro, Elly Schlein si è ripromessa di non uscirne finché tutti i nodi che tengono in ostaggio le liste del Pd non verranno risolti. Il problema, come al solito, è il tempo: non ne è rimasto molto. Con un eccesso di ottimismo, la Direzione che dovrà approvare le candidature alle Europee è stata fissata per domattina alle 10.30. E lei quella scadenza — pena una nuova bufera, interna e mediatica — non può permettersi di bucarla.
Il rompicapo che, abaco alla mano, sta facendo impazzire la leader del Pd non riguarda più la sua corsa, ormai certa, bensì il calcolo di quanti eletti sarà in grado di portare a casa alla luce della concorrenza sfrenata che si è aperta nel cosiddetto campo largo. La volta scorsa, solo cinque liste riuscirono a superare il quorum — tre del centrodestra, due del centrosinistra — per cui l’allora segretario Nicola Zingaretti riuscì a spedire a Strasburgo ben …
ROMA — Rinchiusa per tutto il giorno nell’ex convento del Nazareno insieme a Igor Taruffi, il suo braccio destro, Elly Schlein si è ripromessa di non uscirne finché tutti i nodi che tengono in ostaggio le liste del Pd non verranno risolti. Il problema, come al solito, è il tempo: non ne è rimasto molto. Con un eccesso di ottimismo, la Direzione che dovrà approvare le candidature alle Europee è stata fissata per domattina alle 10.30. E lei quella scadenza — pena una nuova bufera, interna e mediatica — non può permettersi di bucarla.
Il rompicapo che, abaco alla mano, sta facendo impazzire la leader del Pd non riguarda più la sua corsa, ormai certa, bensì il calcolo di quanti eletti sarà in grado di portare a casa alla luce della concorrenza sfrenata che si è aperta nel cosiddetto campo largo. La volta scorsa, solo cinque liste riuscirono a superare il quorum — tre del centrodestra, due del centrosinistra — per cui l’allora segretario Nicola Zingaretti riuscì a spedire a Strasburgo ben 18 europarlamentari.
Stavolta invece, grazie anche alla carta Ilaria Salis giocata a sorpresa a Nord Ovest dal duo Fratoianni-Bonelli, Avs non avrà difficoltà a valicare l’asticella del 4%. Sospinta pure da un blocco di ex sindaci molto popolari: Ignazio Marino al Centro, Mimmo Lucano al Sud, Leoluca Orlando nelle Isole, con l’incognita Nord Est dove i rossoverdi vorrebbero piazzare Emily Clancy, vicesindaca di Bologna che con Schlein (un vero dispetto) ha condiviso l’avventura di Coraggiosa, la lista progressista molto votata in Emilia. E lo stesso discorso vale per gli Stati Uniti d’Europa assemblati dai Radicali insieme a Italia viva, che a Nord Ovest caleranno il jolly Emma Bonino e al Centro il penalista Giandomenico Caiazza. Ciò significa, però, che il Pd potrebbe perdere due, se non addirittura tre seggi. Complicando non poco la quadratura del cerchio.
L’incaglio maggiore si registra al Sud, dove rischia di deflagrare il “caso Topo” nel senso di Lello, l’ex deputato campano di rito riformista dotato di un forte consenso personale — almeno 100mila voti — che la corrente di Stefano Bonaccini intende candidare a tutti i costi. Il fatto è che in quel collegio, dove nel 2019 scattarono cinque seggi, il prossimo 9 giugno si arriverà massimo a quattro. Due sono già ipotecati dalle teste di lista, Lucia Annunziata e Antonio Decaro. Il terzo potrebbe essere, appunto, Topo. Mentre il quarto se lo contenderebbero la vicepresidente uscente dell’Eurocamera Pina Picierno e Sandro Ruotolo, fedelissimo della segretaria. Non a caso i due stanno facendo fuoco e fiamme per evitare che il terzo incomodo entri in partita. Altrimenti uno di loro è quasi certamente destinato a rimanere fuori.
Per il resto, Schlein dovrebbe correre capolista al Centro e nelle Isole. Seguita in entrambe le circoscrizioni da chi l’ha sostenuta alle primarie. In quella che raggruppa Lazio, Toscana, Marche e Umbria andrà in ticket con Nicola Zingaretti, subito dopo potrebbe esserci l’uscente (e seguace della prima ora) Camilla Laureti, quindi Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire, con i sindaci Dario Nardella e Matteo Ricci più indietro, insieme all’ex deputata pesarese Alessia Morani. In Sicilia e Sardegna, il secondo posto dovrebbe finire al senatore Antonio Nicita, lettiano ormai passato in maggioranza, con dentro anche Giuseppe Lupo e il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, che è al secondo giro.
A Nord Ovest la “capitana” sarà la figlia del fondatore di Emergency, Cecilia Strada, affiancata dall’attuale capodelegazione in Europa Brando Benifei (della corrente di Andrea Orlando, che ha declinato), con l’assessore milanese Piefrancesco Maran, l’ex deputato Lele Fiano, l’uscente Irene Tinagli, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori a fare da traino. New entry, l’ex-segretario della Spi-Cgil Ivan Pedretti. A Nord Est Stefano Bonaccini sarà in prima posizione, in tandem con la responsabile Ambiente del Pd Annalisa Corrado, a seguire le uscenti Elisabetta Gualmini e Alessandra Moretti, più lo schleiniano Alessandro Zan.
Un canovaccio ancora tutto da definire, come peraltro accade negli altri partiti. Azione di Carlo Calenda oggi annuncerà capolista a Nord Ovest la prorettrice della Statale di Milano Maria Pia Abbracchio, dopo aver schierato al Centro il generale Vincenzo Camporini, a Nord Est l’ex vicepresidente di Confindustria Vicenza Lara Bisin con Federico Pizzarotti, nelle Isole l’ex eurodeputata Sonia Alfano. Giuseppe Conte, alle prese con le parlamentarie del M5S, ha già indicato l’ex presidente Inps Pasquale Tridico al Sud e il fondatore di Banca Etica Ugo Biggeri a Nord Est, mentre continua il pressing sull’ex calciatrice Carolina Morace.
Sempre oggi, invece, toccherà ad Antonio Tajani gettarsi nella mischia: sarà capolista di FI ovunque tranne nelle Isole, dove c’è Caterina Chinnici. In attesa del prossimo weekend quando, in quel di Pescara, la premier scioglierà ufficialmente la riserva. E la sfida Meloni-Schlein potrà incominciare.