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Scurati dopo Saviano e Peppa Pig, tutte le censure di TeleMeloni

Il cambio di narrazione del Paese invocato dalla maggioranza colpisce ‘alto e basso’, e va avanti senza esclusione di colpi
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Da Roberto Saviano ad Antonio Scurati, ma anche Dargen D’Amico, il bacio gay nella fiction ”Gloria” e le due mamme di Peppa Pig. In una miscela pop di alto e basso, non sono pochi i casi di censura o di cancellazione dei programmi che hanno creato polemiche sulla gestione della cosiddetta “TeleMeloni”, la Rai della destra che ha preso le redini di Viale Mazzini dall’autunno del 2022.

La cancellazione del monologo sul 25 aprile dell’autore delle biografie di successo di Mussolini “senza una ragione plausibile”, come ha denunciato Serena Bortone, conduttrice su Rai3 di “Che sarà”, è solo l’ultimo episodio.

"È chiaramente una decisione politica. Hanno elaborato un codice etico che ri…

Da Roberto Saviano ad Antonio Scurati, ma anche Dargen D’Amico, il bacio gay nella fiction ”Gloria” e le due mamme di Peppa Pig. In una miscela pop di alto e basso, non sono pochi i casi di censura o di cancellazione dei programmi che hanno creato polemiche sulla gestione della cosiddetta “TeleMeloni”, la Rai della destra che ha preso le redini di Viale Mazzini dall’autunno del 2022.

La cancellazione del monologo sul 25 aprile dell’autore delle biografie di successo di Mussolini “senza una ragione plausibile”, come ha denunciato Serena Bortone, conduttrice su Rai3 di “Che sarà”, è solo l’ultimo episodio.

"È chiaramente una decisione politica. Hanno elaborato un codice etico che risponde ai desiderata di Salvini”, così nell’estate scorsa Roberto Saviano commentava la cancellazione di “Insider, faccia a faccia con il crimine”, quattro puntate già registrate e programmate per il novembre successivo, tanto che l’autore di Gomorra aggiungeva: “Impossibile portare altrove il programma, appartiene alla Rai, dove non c’è più spazio per fare antimafia”.

Pura coincidenza temporale, visto che il caso è completamente diverso. Ma la decisione della tv pubblica su Saviano era arrivata dopo il precedente di Filippo Facci, estromesso dai palinsesti per aver sostanzialmente assolto il figlio di Ignazio La Russa accusato di aver abusato di una ragazza, attaccata invece dal giornalista stesso. Facci si definì “un pretesto per attaccare il governo”.

Altra musica, è il caso di dirlo, per Dargen D’Amico che reduce dall’ultimo festival, è stato bruscamente interrotto da Mara Venier nello speciale Domenica In da Sanremo. Il cantante sta parlando delle statistiche “che andrebbero raccontate” sui migranti, ma “qui è una festa. Parliamo di musica!”, il brusco intervento della conduttrice che in palese imbarazzo gli leva parola e argomentazioni. Poche ore prima, altro problema con Ghali, a cui era stato chiesto di commentare lo “Stop al genocidio” a Gaza, pronunciato all’Ariston e la successiva condanna dell’ambasciatore israeliano in Italia. Vicenda che ha costretto i vertici Rai, con l’ad Roberto Sergio a diffondere una nota di vicinanza al popolo israeliano. Una escalation di polemiche che aveva portato alle manganellate contro i manifestanti pro-Palestina fuori dalla sede Rai di Napoli. “Si respira un clima di controllo politico e di censura preventiva”, denunciò allora la consigliera d’amministrazione (in quota Pd) Francesca Bria.

Dalla politica estera ai diritti lgbtqi+, le polemiche su TeleMeloni non hanno confini. Così sui social fece rumore il bacio gay “oscurato” – da un bollino nero, si disse – nella fiction Gloria, Rai1. Con la protagonista Sabrina Ferilli costretta a intervenire per chiarire: era solo un cappello. Che comunque fu sufficiente per coprire il volto dei due “novelli sposi”.

Insomma, l’annunciata rivoluzione conservatrice della destra italiana ha prodotto i suoi effetti sulla più grande azienda culturale del Paese. Il “cambio di narrazione” del Paese invocato a suo tempo dal sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi va avanti senza esclusione di colpi. Che i tempi fossero maturi, era chiaro sin da poco prima le elezioni, con i proclami di Fratelli d’Italia contro Peppa Pig e l’episodio delle due mamme che non poteva essere trasmesso sulla nuova Rai. Nientemeno. Figuriamoci se potevano passare il 25 aprile e il Duce.

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