Parola d’ordine: spegnere il 25 aprile, ridimensionarlo, oscurarlo, sgonfiarlo. Per arrivare magari, un giorno, a cancellarlo. La destra va all’attacco della Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Come in una specie di offensiva sul campo, sindaci, amministrazioni, associazioni, partiti e movimenti allergici all’antifascismo – in alcuni casi dichiaratamente neofascisti - e alla sua data liturgica per eccellenza sono in azione in tutta Italia – mai come quest’anno – per “rovinare” la festa. Retrocedendola a evento trascurabile. O comunque depotenziandola contrapponendo – in un’ottica di equiparazione travestita talvolta da “pacificazione nazionale” - la celebrazione dei morti dell’“altra parte”: i soldati e i caduti repubblichini.
Bergamo onora i caduti della Repubblica Sociale
I casi sono molti. Raccontano una tendenza non più subdola bensì ormai sfacciata. Bergamo. Il 25 aprile, nel cimitero tristemente assurto agli onori delle cronache durante la terribile stagione d…
Parola d’ordine: spegnere il 25 aprile, ridimensionarlo, oscurarlo, sgonfiarlo. Per arrivare magari, un giorno, a cancellarlo. La destra va all’attacco della Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Come in una specie di offensiva sul campo, sindaci, amministrazioni, associazioni, partiti e movimenti allergici all’antifascismo – in alcuni casi dichiaratamente neofascisti - e alla sua data liturgica per eccellenza sono in azione in tutta Italia – mai come quest’anno – per “rovinare” la festa. Retrocedendola a evento trascurabile. O comunque depotenziandola contrapponendo – in un’ottica di equiparazione travestita talvolta da “pacificazione nazionale” - la celebrazione dei morti dell’“altra parte”: i soldati e i caduti repubblichini.
Bergamo onora i caduti della Repubblica Sociale
I casi sono molti. Raccontano una tendenza non più subdola bensì ormai sfacciata. Bergamo. Il 25 aprile, nel cimitero tristemente assurto agli onori delle cronache durante la terribile stagione del Covid, verrà officiata una messa, autorizzata dalla prefettura, per i caduti della RSI. A richiederla è stata l’Associazione famiglie caduti e dispersi della RSI. Se ne è parlato in consiglio comunale e il consigliere di Fratelli d’Italia Filippo Bianchi, già che c’era, si è spinto a chiedere l’affissione nel camposanto di una targa per i fascisti giustiziati dai partigiani dopo il 25 aprile. Polemiche.
La consigliera Oriana Ruzzini (Verdi e Sinistra) in risposta, ha chiesto che il cimitero venga considerato al pari degli altri spazi pubblici: “Chi lo utilizza dovrà sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo e di rispetto dei valori della Costituzione”, ha dichiarato presentando un emendamento. “E le nuove targhe dedicate ai fascisti le appendessero a casa loro: a noi avanzano anche quelle che già ci sono”.
Bandiere strappate a Carpi
Da Bergamo spostiamoci a Carpi. Lungo un viale alberato in zona cimitero i volontari dell’Anpi avevano appeso una quarantina di bandiere tricolori con la scritta “25 aprile”. Mani anonime le hanno strappate. Devono avere fatto la gioia del “Barone nero” milanese, Roberto Jonghi Lavarini, da tempo vicino a FdI e in particolare all’eurodeputato Carlo Fidanza.
Storica cerniera di collegamento tra la destra di potere e l’ultradestra meneghina, Lavarini ha pubblicato un post su Fb dedicato all’“infausta data divisiva del 25 aprile partigiano”: “Mai festeggeremo il 25 aprile rosso…come il sangue dei nostri Caduti, militari e civili, Martiri ed Eroi”. Sullo sfondo, con la scritta “patria-onore-fedeltà”, gli oltre 900 cippi del Campo X del cimitero Maggiore di Milano dove sono sepolti soldati della Rsi e torturatori.
Mentre la premier Giorgia Meloni – non rispondendo all’ennesima domanda “lei è antifascista?” – annunciava che anche quest’anno deporrà una corona di fori per le celebrazioni de 25 aprile “nel rispetto del ruolo” che ricopre; mentre il vicepremier Salvini si prepara a presentare il suo libro a Milano in concomitanza con il grande corteo antifascista, sui territori la destra va allo scontro in diversi Comuni.
Seveso, annullato il corteo dell’Anpi
Siamo a Seveso, 23mila abitanti in provincia di Monza-Brianza. L’Anpi locale denuncia che l’amministrazione guidata dalla sindaca leghista, Alessia Borroni, ha annullato il tradizionale corteo ed escluso l’associazione partigiani dagli interventi alla cerimonia istituzionale. “Ci hanno messo il bavaglio. La nostra non è una partecipazione a invito”, hanno scritto in una lettera indirizzata al prefetto nella quale protestano per lo “stravolgimento del programma istituzionale”.
La sindaca della Lega resta ferma nella sua decisione: “La scelta è stata quella di restituire al 25 aprile il suo vero significato, con letture di brani, lettere di chi ha vissuto quel periodo, anche partigiani e deportati. Non abbiamo fatto scelte politiche… L’Anpi focalizza l’attenzione sul fatto che non potranno parlare. Devono accettare le scelte di chi amministra rispettando la legge”.
Montesilvano dedica una piazza a Montanelli
Dalla Brianza all’Abruzzo. Montesilvano (Pescara). Il Comune ha annunciato sui canali social che il 25aprile, “giorno in cui ricorre il 79° anniversario della Liberazione, sarà anche il giorno in cui il Comune inaugurerà piazza Indro Montanelli, con la restituzione alla città del Monumento ai Caduti…”. Segue appello alla cittadinanza, che “è invitata a prendere parte alla cerimonia che prenderà il via alle 11 da pizza Diaz e procederà con una Fanfara dei Bersaglieri fino a piazza Indro Montanelli (il giornalista attratto da Mussolini, vicino al regime e apologetico nei confronti del colonialismo italiano durante il ventennio, ndr).
I tentativi di spostare la festa
Ci sono città dove contro il 25 aprile la destra ha eretto un muro. A Bologna la festa della Liberazione in via del Pratello è, da sempre, uno degli eventi più partecipati e caratterizzanti (il nome della festa è “Pratello R’esiste”). Quest’anno Stefano Cavedagna, capogruppo di FdI in Comune, ha depositato un ordine del giorno in cui si chiede di spostare altrove la kermesse: “Basta con il solito caos, i residenti sono stanchi, meglio un luogo diverso, come il Parco Nord”. I meloniani vorrebbero addirittura delocalizzare la festa a fine mese, insomma non il 25 aprile. A traino anche la Lega incalza il sindaco Matteo Lepore: “Serve un piano all’altezza”.
“Il 25 aprile è divisivo”. Recita così, da ormai qualche anno, un classico della destra sovranista e nazionalista. Divisivo, evidentemente, perché divide antifascisti e fascisti (o criptofascisti, o afascisti).
Altra latitudine altro caso. A Pomezia continuano a tenere banco le polemiche per la scelta della sindaca FdI Veronica Felici di negare piazza Indipendenza all’Anpi per la manifestazione, spostando le iniziative in una piazza secondaria”. Iniziative al plurale, perché il 25 aprile a Pomezia è anche l’anniversario di fondazione della città.
L’interrogazione a Piantedosi
La questione del “trasloco” del 25 aprile, sollevata dal senatore Peppe De Cristofaro, è finita in parlamento con un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il cuore della storia, che ha fatto andare su tutte le furie il centrosinistra, è che l’amministrazione ha concesso la piazza principale di Pomezia all’“Associazione Coloni Fondatori”, che ha come obiettivo la valorizzazione del ruolo dei primissimi coloni dopo la decisione di Mussolini di bonificare l’agro pontino a sud di Roma”.
Insomma: più contrapposizione di così. Risaliamo a Nord: Vercelli. Fa molto discutere l’operato del prefetto Lucio Parente, che ha scelto autonomamente l’oratore per la cerimonia ufficiale del 25 aprile (lo storico Edoardo Tortarolo, ndr). Un operato a dir poco indelicato per il quale il prefetto si è poi scusato. Ma l’Anpi ha deciso di dare vita a un’altra iniziativa. Risultato: a Vercelli il 25 aprile si sdoppia. “Nonostante le scuse del prefetto la sostanza resta invariata – dice Giacomo Ferrari dell’Anpi -. Faremo una manifestazione nostra, a cominciare dal termine della cerimonia ufficiale”.
Le provocazioni dei neonazisti di Do.ra
Infine l’ultradestra. Scatenata, ovviamente. Il caso più inquietante sono i neonazisti Do.ra. di Varese, che hanno annunciato un vero e proprio sfregio alla Memoria repubblicana e costituzionale. Nel giorno della Liberazione andranno in tre cimiteri del varesotto per rendere onore ai caduti della Rsi. Un’iniziativa che si incastra in mezzo ad altre due provocazioni: una festa il 20 aprile nel giorno della nascita di Hitler e, il 28 aprile, la partecipazione, per la prima volta, alla parata con “presente!” e saluti romani a Dongo e Giulino di Mezzegra per ricordare il duce e Claretta Petacci.