I distinguo di FdI sull’antifascismo. Lollobrigida: “Ha provocato morti”
di Tommaso CiriacoLa domanda è semplice semplice: è così difficile per FdI riconoscere che l’antifascismo è il fondamento della Costituzione e della Repubblica? Il ragionamento del ministro meloniano Francesco Lollobrigida durante In Mezz’ora parte bene, lineare e storicamente fondato. «La Costituzione, come diceva Calamandrei, è strutturalmente antifascista, c’è qualche dubbio?».
E prosegue seguendo un percorso logico inattaccabile. «Noi giuriamo sulla Costituzione». Poi però qualcosa si inceppa. Man mano che si avvicina al bivio — dirsi o non dirsi antifascista — il pensiero subisce una contorsione e devia dal quesito: «Perché la definizione antifascista diventa difficilmente rappresentativa di tutti? Perché — spiega — la violenza perpetrata anche in questi giorni da chi si dichiara “antifa” e gira l’Europa a sprangare gente o impedisce nelle università le sedute del Senato accademico non ci appartiene».
Per carità, prosegue il marito di Arianna Meloni, «nessuno intende rifare» il partito fascis…
La domanda è semplice semplice: è così difficile per FdI riconoscere che l’antifascismo è il fondamento della Costituzione e della Repubblica? Il ragionamento del ministro meloniano Francesco Lollobrigida durante In Mezz’ora parte bene, lineare e storicamente fondato. «La Costituzione, come diceva Calamandrei, è strutturalmente antifascista, c’è qualche dubbio?».
E prosegue seguendo un percorso logico inattaccabile. «Noi giuriamo sulla Costituzione». Poi però qualcosa si inceppa. Man mano che si avvicina al bivio — dirsi o non dirsi antifascista — il pensiero subisce una contorsione e devia dal quesito: «Perché la definizione antifascista diventa difficilmente rappresentativa di tutti? Perché — spiega — la violenza perpetrata anche in questi giorni da chi si dichiara “antifa” e gira l’Europa a sprangare gente o impedisce nelle università le sedute del Senato accademico non ci appartiene».
Per carità, prosegue il marito di Arianna Meloni, «nessuno intende rifare» il partito fascista, «sarebbe una follia antistorica e il 25 aprile è un fatto oggettivo» (e che altro?). Però, continua Lollobrigida, c’è qualcosa che proprio non va in quella parola. Qui il ragionamento si fa ancora più contorto: «La lungimiranza dei costituenti che crearono una Costituzione che difende la libertà ed evita ogni deriva di violenza è un valore fondante di chi è antitotalitario e, quindi, antifascista nei fatti». Una nuova categoria, dunque: gli antifascisti nei fatti. In ogni caso, aggiunge, «la parola antifascista, purtroppo, ha portato in tanti anni a morti». Ricorda il caso di Sergio Ramelli, giovane del Fronte della Gioventù morto in seguito all’aggressione criminale di militanti della sinistra extraparlamentare. «Questo termine — conclude il ragionamento Lollobrigida — è troppo generico e preferisco rifarmi alla Carta, che è strutturalmente antifascista e sulla quale ho giurato». Un mese fa, intervistato da La 7, il ministro aveva chiarito di non volersi dire antifascista: «Il concetto di “anti” non mi ha mai convinto molto. Sono “per”: la libertà, i diritti, la Carta».
Ascoltate le sue parole, Iv chiede un passo indietro di Lollobrigida. E lo stesso fa il verde Angelo Bonelli. Ma la verità è che il big di FdI non è il primo meloniano a evitare di rispondere alla domanda più semplice: si sente antifascista? Neanche Giorgia Meloni l’ha mai fatto. Giovedì scorso, a Bruxelles, a domanda esplicita ha dribblato: «Quello che dovevo dire sul fascismo l’ho detto 100 volte e non ritengo di doverlo dire di nuovo, così potrete continuare a dire che sono una pericolosa fascista». Avrà risposto cento volte, ma mai chiarendo se si sente “anti”. E il 25 aprile del 2023 aveva inviato una lettera al Corriere della Sera nella quale mai nominava l’«antifascismo».
Lo stesso cortocircuito accompagna Ignazio La Russa. L’ultimo 25 aprile stupì tutti festeggiando la Liberazione a modo suo, con un viaggio a Praga per celebrare Jan Palach, simbolo della resistenza antisovietica. Perché, gli domandarono? Parlò la sera in tv, nello studio di Bruno Vespa. «Si sente antifascista?«. «Dipende». Dipende da cosa, Presidente? «Dal significato che si dà alla parola antifascista. Già durante la Resistenza c’erano antifascisti bianchi, cattolici e rossi. Poi c’è stato l’antifascismo militante degli anni Settanta. In quel senso è difficile dare una risposta, ma se intende un no deciso al nostalgismo e alla dittatura, allora sì». Sfumature, distinguo, anni Settanta: come Lollobrigida. E comunque, «l’antifascismo è stato usato strumentalmente». Punto e a capo. E d’altra parte, a Repubblica lo stesso La Russa ha spiegato di recente: «Se mi chiedono se sono fascista, rispondo secco: no. Ma non sono antifascista». Non basterà neanche questo 25 aprile.