Tajani si candida, sfogo con i “colonnelli” per le liti in Forza Italia: “Fate sempre casini”
di Lorenzo De CiccoROMA — «Io mi faccio il mazzo tutti i giorni per portare voti e voi mi combinate questi casini che finiscono sui giornali?». Il mite Antonio stavolta è inviperito. I suoi strepiti si sentono forti e chiarissimi, anche se le casse stanno sparando a mille decibel E forza Italiaaaa. Location: hotel Parco dei Principi dei Parioli, quello della Nazionale e dei capi di stato. Mega-sala prenotata, con tanto di buffet. Doveva essere una festa. La sua, soprattutto. Lancio in grande stile della campagna elettorale di FI per le Europee, primo test nazionale senza Berlusconi, e corsa personale del vicepremier: capolista in tutto lo Stivale, isole escluse. E invece Antonio Tajani, appena sceso dal palco dove ha annunciato la sua candidatura, non riesce a trattenere la stizza. Accanto a lui c’è l’incolpevole capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, e la segretaria milanese di FI, Cristina Rossello. Il vicepremier ce l’ha col partito lombardo, che sta esplodendo, proprio mentre quello nazionale ha s…
ROMA — «Io mi faccio il mazzo tutti i giorni per portare voti e voi mi combinate questi casini che finiscono sui giornali?». Il mite Antonio stavolta è inviperito. I suoi strepiti si sentono forti e chiarissimi, anche se le casse stanno sparando a mille decibel E forza Italiaaaa. Location: hotel Parco dei Principi dei Parioli, quello della Nazionale e dei capi di stato. Mega-sala prenotata, con tanto di buffet. Doveva essere una festa. La sua, soprattutto. Lancio in grande stile della campagna elettorale di FI per le Europee, primo test nazionale senza Berlusconi, e corsa personale del vicepremier: capolista in tutto lo Stivale, isole escluse. E invece Antonio Tajani, appena sceso dal palco dove ha annunciato la sua candidatura, non riesce a trattenere la stizza. Accanto a lui c’è l’incolpevole capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, e la segretaria milanese di FI, Cristina Rossello. Il vicepremier ce l’ha col partito lombardo, che sta esplodendo, proprio mentre quello nazionale ha sorpassato la Lega e punta al 10%.
Sotto il Pirellone le cose stanno precipitando. E la Lombardia non è una regione qualsiasi, è la culla del berlusconismo. A Milano c’è aria di sommossa. Il coordinatore regionale, Alessandro Sorte, vicinissimo a Marta Fascina, col placet della segretaria cittadina Rossello, ha promosso come capogruppo in Consiglio comunale l’ex candidato sindaco Luca Bernardo (quello che girava con la pistola in ospedale), scalzando il ronzulliano Alessandro De Chirico. Patatrac. De Chirico si è dimesso dal partito. E l’ex assessore del Covid, Giulio Gallera, oggi consigliere regionale, si è autosospeso. «Figure di m…», le definisce il vicepremier davanti a Gasparri. «Non si fa così! Il caso Bernardo l’avete gestito male», strilla a Rossello. Addirittura: «In questo caso ha ragione Ronzulli. Il capogruppo lo decidono gli eletti! Vero, Maurizio?». E ancora: «Richiamate Gallera!». Sorte intanto non c’è: è tornato a casa col jet di Letizia Moratti, insieme a Stefano Benigni.
E meno male che poco prima, sul podio, Tajani aveva declamato: «Stiamo cancellando i litigi dalla storia del partito». Le scorie lombarde rovinano la festa al Parco dei Principi, scelto non a caso: qui Berlusconi aveva fatto l’ultima apparizione a un evento di partito. Dunque in sala si procede col ricordo, standing ovation, lucciconi dei colonnelli azzurri. Milano a parte, al consiglio nazionale fila tutto come da copione: Tajani, che il giorno prima aveva avvisato sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini, conferma i rumors delle ultime settimane. Alle Europee di giugno correrà capolista dappertutto. Tranne che nelle Isole, dove in cima all’elenco ci sarà l’ex Pd Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco, assassinato dalla mafia nell’83. Sarà sostenuta anche dal movimento di Raffaele Lombardo. «Caterina è il segno inequivocabile» della lotta del partito contro la mafia, dice Tajani.
Lo slogan scelto è dal sapore mitterrandiano: “Una forza rassicurante”. «Tutti i sondaggi ci danno a un passo del 10%, alle Politiche arriviamo al 20», sogna Tajani. Intanto rifila qualche punzecchiata a Salvini. Senza citarlo. «Se un segretario di partito non è in grado di mettersi al servizio di chi gli ha dato fiducia al congresso, non sarebbe un buon segretario», dichiara, per giustificare la sua candidatura. Salvini, come noto, non correrà. Anche da candidato, aggiunge il forzista, «non farò mai passare in secondo piano il mio ruolo di ministro degli Esteri». Altre stilettate arrivano dai big azzurri. Alessandro Cattaneo, che ha curato il programma, rovescia lo slogan leghista (“Meno Europa”): «Noi vogliamo migliorare l’Ue, non demolirla». Renato Schifani infilza l’autonomia: «Non si può approvare una riforma così sull’onda della fretta pre-elettorale, no a bandiere da sventolare in campagna elettorale». Lo stesso Tajani alza il pressing sulla giustizia: «Sarei ben lieto se arrivasse martedì in Cdm». Ma i «casini» lombardi non lo rendono troppo lieto, a occhio. Solo Claudio Lotito lo riporta al buon umore. Quando il consiglio nazionale riprende, dopo la pausa pranzo, il senatore e presidente della Lazio è ancora al buffet. E Tajani lo richiama dal palco: «Lotito ‘ndo sta? A magnà i supplì?». Risate.