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Maurizio Maggiani: “Per questo governo la fiamma conta più della Costituzione”

Il 25 aprile è la festa di chi si riconosce nei valori fondanti della Repubblica e nella sua Carta
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«Finalmente». Lo scrittore Maurizio Maggiani, che ha appena pubblicato La memoria e la lotta (Feltrinelli, pagg. 128, euro 13), una dichiarazione d’amore alla Costituzione, commenta così la notizia della censura che ha colpito Antonio Scurati, che ieri sera avrebbe dovuto recitare un monologo sul 25 aprile nel programma di Rai3 Chesarà. E, dopo l’appello alla mobilitazione lanciato da Nicola Lagioia agli intellettuali, fa sua una proposta «ai lavoratori della mente»: un appuntamento fisico, il Primo Maggio, a Pisa, in piazza Cavalieri, dove gli studenti sono stati manganellati a fine febbraio durante una manifestazione.

Maggiani, “finalmente”?

«Sì, dico finalmente: il governo che abbiamo eletto ha il potere e lo sta usando senza ipocrisie e senza infingimenti. Si sente forte e fa il suo lavoro: la distruzione della Repubblica, quella che ha i suoi natali il 25 aprile 1945. E allora parliamo del 25 aprile».

In che modo?

«Il 25 aprile non è una domanda: è una affermazione. C’è stato un …

«Finalmente». Lo scrittore Maurizio Maggiani, che ha appena pubblicato La memoria e la lotta (Feltrinelli, pagg. 128, euro 13), una dichiarazione d’amore alla Costituzione, commenta così la notizia della censura che ha colpito Antonio Scurati, che ieri sera avrebbe dovuto recitare un monologo sul 25 aprile nel programma di Rai3 Chesarà. E, dopo l’appello alla mobilitazione lanciato da Nicola Lagioia agli intellettuali, fa sua una proposta «ai lavoratori della mente»: un appuntamento fisico, il Primo Maggio, a Pisa, in piazza Cavalieri, dove gli studenti sono stati manganellati a fine febbraio durante una manifestazione.

Maggiani, “finalmente”?

«Sì, dico finalmente: il governo che abbiamo eletto ha il potere e lo sta usando senza ipocrisie e senza infingimenti. Si sente forte e fa il suo lavoro: la distruzione della Repubblica, quella che ha i suoi natali il 25 aprile 1945. E allora parliamo del 25 aprile».

In che modo?

«Il 25 aprile non è una domanda: è una affermazione. C’è stato un prima e un dopo nella storia di questo Paese. Ha segnato la fine di un’epoca, che è stata un incubo di dittatura e di guerra, e l’inizio di una nuova storia: quella della nostra Repubblica. È la festa di chi si riconosce nei valori fondanti della Repubblica e nella sua Carta: il giuramento che è stato fatto, e messo nero su bianco, per cui ciò che era stato prima non sarebbe mai più tornato. Chi lavora per la smemoratezza, per lo sfinimento della memoria, è escluso dalla festa del 25 aprile».

Il governo vuole cancellare la storia della Repubblica?

«Sì, e adesso è chiaro che non c’è ipocrisia, che tutto è possibile, anche censurare, anzi cancellare: questo governo vuole una nuova Repubblica, diversa da quella su cui noi abbiamo giurato, una Repubblica che riprenda l’antico, ravvivi la fiamma che arde perenne».

Quella del simbolo di Fratelli d’Italia?

«Il simbolo è la fiamma che arde in eterno sulla tomba di Predappio. Basta guardare al primo atto di questo governo: la severa punizione dei ragazzi che si riuniscono per ascoltare musica».

Ma la censura non è anche spia di fragilità?

«Certo, se si trattasse di un potere forte potrebbe travisare. Ma loro non sono in grado di inventare una nuova storia e quindi cancellano quella che c’è. Il governo è reazionario e la reazione è fragile, è debole, e deve rafforzarsi soprattutto puntando sull’ordine e sulla paura: e quella dei giovani è una garanzia. Una generazione che ha paura è funzionale».

I manganalli, la querela a Luciano Canfora, la stop al monologo di Scurati: episodi che secondo lei fanno parte di una strategia?

«Mettiamoli insieme e vediamo un disegno. E noi lavoratori della mente possiamo ancora sopportare? Faccio anche un altro esempio: è stato bandito un concorso per le scuole dalla Fondazione Matteotti, in occasione del centenario. Un concorso fatto insieme al ministero dell’Istruzione e del merito. Bene, in questo bando non sono mai state citate le parole fascismo, socialismo, assassinio, tre parole chiave: perché Matteotti era un socialista che è stato assassinato dai fascisti. Questa è la cancellazione».

Nel monologo Scurati contestava a Giorgia Meloni di non aver mai pronunciato la parola antifascismo.

«Ci sono ministri che dicono che sono antifascisti però anche anticomunisti. In fondo al testo della Costituzione, per il momento ancora in vigore, c’è la firma di un comunista. Questo allora non esiste più?».

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Qual è la sua proposta per il Primo Maggio?

«Condivido l’appello di Nicola Lagioia. Ma dico che gli appelli non costano nulla e quindi non fanno succedere nulla. Adesso servono i corpi. Le parole non bastano più. Anche se sono zoppo e mezzo cieco posso ancora andare in piazza. E allora lasciamo perdere le firme, vediamoci. Ho un grande senso di colpa perché a Pisa ci dovevo essere io al posto di quei ragazzi.».

Per questo vuole organizzarla lì?

«Sì. Il Primo Maggio è la festa di tutti i lavoratori, anche quelli della mente. Vediamoci a Pisa per testimoniare: è nostro dovere perché abbiamo le voci e i corpi. È la mia piccola proposta che spero possa coinvolgere tanti. Intanto, il 25 aprile, usciamo e troviamo un posto al sole per ballare, bere e cantare: anche questa è Resistenza».

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