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Pd, Schlein ci ripensa no al suo nome nel simbolo: “Divide e non rafforza”. Correrà solo in due collegi

(ansa)
La leader presenta le liste dem per la Ue in diretta su Instagram. Critiche da Annunziata. Bersani la difende: “Ora è il tempo di tirare”
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Elly Schlein ci ripensa. Dopo 24 ore sull’ottovolante, col Pd scombussolato dalla proposta di inserire il nome della leader nel simbolo per le Europee, la segretaria fa inversione a U: «Questa proposta mi è sembrata più divisiva che rafforzativa. E non ne abbiamo bisogno». Troppe le critiche piovute su questa mossa durante la Direzione, che ha licenziato le liste per il voto di giugno. L’ultimo distinguo, in mattinata, è arrivato dalla capolista al Sud, la giornalista Lucia Annunziata, che ha spedito un sms alla leader (e ad altri), messaggio poi trapelato sulle agenzie stampa: «Il nome nel simbolo — è la riflessione dell’ex volto Rai — è la trasformazione del Pd in un partito personale proprio mentre la maggioranza ha presentato una riforma, il premierato, che distrugge l’assetto costituzionale».

Dopo una batteria di riunioni, allora, Schlein decide di cambiare schema. Fa presentare il simbolo classico, senza il suo cognome nel cerchio: l’unica aggiunta è il piccolo logo rosso del Ps…

Elly Schlein ci ripensa. Dopo 24 ore sull’ottovolante, col Pd scombussolato dalla proposta di inserire il nome della leader nel simbolo per le Europee, la segretaria fa inversione a U: «Questa proposta mi è sembrata più divisiva che rafforzativa. E non ne abbiamo bisogno». Troppe le critiche piovute su questa mossa durante la Direzione, che ha licenziato le liste per il voto di giugno. L’ultimo distinguo, in mattinata, è arrivato dalla capolista al Sud, la giornalista Lucia Annunziata, che ha spedito un sms alla leader (e ad altri), messaggio poi trapelato sulle agenzie stampa: «Il nome nel simbolo — è la riflessione dell’ex volto Rai — è la trasformazione del Pd in un partito personale proprio mentre la maggioranza ha presentato una riforma, il premierato, che distrugge l’assetto costituzionale».

Dopo una batteria di riunioni, allora, Schlein decide di cambiare schema. Fa presentare il simbolo classico, senza il suo cognome nel cerchio: l’unica aggiunta è il piccolo logo rosso del Pse. Schlein non convoca la segreteria. Ma comunica tutto in diretta Instagram. Davanti alla videocamera del cellulare, sfoggia un sorriso e fa passare il messaggio che l’idea archiviata non fosse sua: «In Direzione è stata fatta la proposta di inserire il mio nome nel logo. Ringrazio chi l’ha fatta, ma il contributo migliore a questa squadra lo posso dare correndo accanto ai candidati». Durante la seduta al Nazareno a presentare l’idea — per metterla ai voti — era stato Stefano Bonaccini. Ma il governatore dell’Emilia Romagna, che correrà per Bruxelles nel Nord Est, in serata fa elegantemente capire che la trovata non se la intesta: «Faccio il presidente del Pd — ha spiegato a Otto e mezzo — ed è mio compito portare in direzione la proposta uscita in larga maggioranza dalla segreteria». In ogni caso, aggiunge Bonaccini, «Elly ha fatto bene a decidere così, era una proposta che rischiava di dividere e di non essere capita nella sua natura, che non voleva essere fare del Pd un partito personale».

Schlein sui social si sofferma poco sulla questione del simbolo. Preferisce dilungarsi sulla squadra «bellissima» dei candidati. Ringrazia Nicola Zingaretti, che ha ceduto alle sue «insistenze» e correrà al Centro. E cita tutti i nomi in lista. Anche quelli su cui si è più discusso, come Marco Tarquinio: «Combatterà con noi per un’Europa di pace». L’ex direttore di Avvenire, contrario alle armi a Kiev, si congederà oggi dai suoi lettori e si sospenderà.

Durante la diretta, mentre decine di attivisti scrivono nei commenti «non mettere nomi nel simbolo», Schlein resta evasiva su dove si candiderà. Dice solo: «Mi devo prendere la responsabilità di dare una mano alla lista, proverò a portare il più in alto possibile il Pd». Non specifica che si presenterà solo al Centro e nelle Isole, da capolista. E così facendo, getta nell’incertezza i maggiorenti del partito per qualche ora: «Non è che ora corre dappertutto?». No, spiegano a sera fonti del Nazareno: come da accordi, la segretaria sarà solo in 2 collegi. Nonostante i richiami di Romano Prodi contro le pluricandidature. A difenderla, però, ci pensa Pierluigi Bersani: «Capisco bene quello che dice Prodi, ma ora è il momento di tirare. Schlein si è messa al servizio del Pd, non c’è l’idea di una corsa solitaria».

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