Decreti attuativi, il governo Meloni in ritardo: 520 provvedimenti ancora da approvare e 12 miliardi bloccati
di Gabriele BartoloniIl ministro per gli Affari europei, Sud e Pnrr, Raffaele Fitto
Mancano i decreti attuativi. Una bella grana per tutti gli esecutivi, che a dire il vero non hanno mai brillato nello svolgere quella che è la loro principale prerogativa: attuare le leggi. Il governo Meloni non fa eccezione. Il ritardo accumulato è di 520 provvedimenti ancora da approvare, che equivalgono a più di 12 miliardi rimasti impigliati nell’inerzia dei dicasteri. A dimostrare che i toni trionfalistici che spesso seguono l’approvazione delle leggi non sempre tengono conto di un “secondo tempo”: fondamentale, ma che spesso rimane lettera morta.
Senza i decreti attuativi, in sostanza, le leggi rimangono inapplicate e i fondi congelati. Il ministero più inadempiente è quello per gli Affari europei, Sud e Pnrr, guidato dal fedelissimo della premier Raffaele Fitto. Mancano all'appello più del 55 per cento dei provvedimenti a suo carico. Una cifra decisamente troppo alta, vista in termini assoluti la mole complessiva degli atti a suo carico, appena 9. Seguono il ministero dell’Ambi…
Mancano i decreti attuativi. Una bella grana per tutti gli esecutivi, che a dire il vero non hanno mai brillato nello svolgere quella che è la loro principale prerogativa: attuare le leggi. Il governo Meloni non fa eccezione. Il ritardo accumulato è di 520 provvedimenti ancora da approvare, che equivalgono a più di 12 miliardi rimasti impigliati nell’inerzia dei dicasteri. A dimostrare che i toni trionfalistici che spesso seguono l’approvazione delle leggi non sempre tengono conto di un “secondo tempo”: fondamentale, ma che spesso rimane lettera morta.
Senza i decreti attuativi, in sostanza, le leggi rimangono inapplicate e i fondi congelati. Il ministero più inadempiente è quello per gli Affari europei, Sud e Pnrr, guidato dal fedelissimo della premier Raffaele Fitto. Mancano all'appello più del 55 per cento dei provvedimenti a suo carico. Una cifra decisamente troppo alta, vista in termini assoluti la mole complessiva degli atti a suo carico, appena 9. Seguono il ministero dell’Ambiente (37,8 per cento) e quello dello Sport (28 percento). Il totale fa 520 (348 dei quali frutto di leggi approvate da questo esecutivo), equivalenti a 12 miliardi euro bloccati.
Ritardi su ritardi, che si ripercuotono a catena sugli adempimenti successivi fino a superare la soglia stabilita. Spesso, infatti, i decreti attuativi scadono. O meglio: scadono i termini previsti dalla legge che li prevede. Al momento si tratta di 181 provvedimenti per un totale di 2,1 miliardi di risorse bloccate, la maggior parte delle quali provenienti da due provvedimenti. Il primo - scaduto da più di due anni - riguarda sempre il dicastero guidato da Fitto e stanzia - anzi, dovrebbe - 700 milioni di euro per la riduzione dei divari strutturali tra Nord e Sud. Il secondo è in capo al ministero dell’Ambiente e tiene bloccati oltre 260 milioni destinati al Fondo per la decarbonizzazione e la conversione in chiave green delle raffinerie. Scaduto anche questo, da più di un anno.
Fa capo al dicastero guidato da Pichetto Fratin anche un provvedimento attuativo da 300 milioni che dovrebbe mettere in moto il Fondo collegato al “Programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico”, previsto da una legge del 2018 e approvato nel 2021 dal governo Draghi. Obiettivo: “Rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni assunti dall'Italia”. Impegni, anche questi, che al momento rimangono lettera morta. Così come i 150 milioni da destinare ai progetti di decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto (attesi per il 2022) e i 200 milioni - sempre in capo al Mase - da destinare alle regioni per gli impianti rinnovabili.
Non si salvano nemmeno i provvedimenti bandiera: per la legge sulla valorizzazione, promozione e tutela del made in Italy (quella che per intenderci include anche il liceo del made in Italy) mancano all'appello ancora 34 attuazioni. Da segnalare infine - seppur previsto solo con l’ultima finanziaria - il mancato decreto per il finanziamento del Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità: 784 milioni, di cui 500 nel 2024.
Questi sono solo una parte delle inadempienze segnalate da Openpolis, che tiene traccia regolarmente dell’approvazione e dei ritardi accumulati sui decreti attuativi e che lo stesso esecutivo comunica attraverso una Relazione ad hoc elaborata del dipartimento per l’attuazione del programma di governo. Rispetto all’ultimo monitoraggio Openpolis (ottobre 2023) si registra un’impennata degli atti da smaltire con un conseguente aumento dei fondi bloccati, passati da 9 a 12 miliardi. L’aumento - si spiega - è causato in parte dall’approvazione delle legge di bilancio. I ritardi, però, non sono sottovalutabili: all'appello mancano ancora 119 decreti richiesti da provvedimenti varati durante il governo Draghi e 63 atti approvati dagli esecutivi guidati da Conte.