Caso Scurati, la destra in difficoltà mette nel mirino Bortone. E alla Rai entra nel vivo la partita per il nuovo cda
di Giovanna VitaleROMA — È tutta colpa di Serena Bortone, rea di aver scatenato una tempesta in un bicchiere d’acqua. La lettura in filigrana del lungo comunicato firmato in mattinata dal direttore generale Giampaolo Rossi, il meloniano ortodosso in procinto di assumere il ruolo di ad Rai, punta dritto la conduttrice di Chesarà.
Se non fosse stato per lei, è la tesi che sembra emergere dal testo dettato dal “fratello” più alto in grado nella Tv pubblica, nessun «polverone mediatico» si sarebbe alzato intorno al caso Scurati. Per una ragione semplice: «La narrazione di una Rai che censura è del tutto priva di fondamento», sentenzia ancor prima di conoscere l’esito delle verifiche ordinate da Roberto Sergio, il capo azienda, con cui i rapporti sono ormai al lumicino. Il quale ieri ha marcato visita, è rimasto a casa per esaminare le relazioni inviate da tutti gli attori coinvolti nella vicenda.
ROMA — È tutta colpa di Serena Bortone, rea di aver scatenato una tempesta in un bicchiere d’acqua. La lettura in filigrana del lungo comunicato firmato in mattinata dal direttore generale Giampaolo Rossi, il meloniano ortodosso in procinto di assumere il ruolo di ad Rai, punta dritto la conduttrice di Chesarà.
Se non fosse stato per lei, è la tesi che sembra emergere dal testo dettato dal “fratello” più alto in grado nella Tv pubblica, nessun «polverone mediatico» si sarebbe alzato intorno al caso Scurati. Per una ragione semplice: «La narrazione di una Rai che censura è del tutto priva di fondamento», sentenzia ancor prima di conoscere l’esito delle verifiche ordinate da Roberto Sergio, il capo azienda, con cui i rapporti sono ormai al lumicino. Il quale ieri ha marcato visita, è rimasto a casa per esaminare le relazioni inviate da tutti gli attori coinvolti nella vicenda.
Un attacco concentrico, giocato di sponda col partito della premier e i suoi giornali di riferimento. «Intervenga la Vigilanza e vediamo chi ha fatto il furbo», guida l’assalto il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, via Corriere. «È un caso montato ad arte. Non si è obbligati ad avere un cachet, a meno che la Resistenza non sia un modo per fare fattura». Ce l’ha con la conduttrice di Rai3, soprattutto: «La censura non c’è. L’ha dimostrato Giorgia Meloni pubblicando il testo sui social: ha più follower degli ascolti di Bortone». Invitata perciò a farsi da parte: «Esistono le dimissioni», taglia corto. Non meno tranchant Libero, quotidiano diretto da Mario Sechi, ex portavoce di Palazzo Chigi: «Don Camillo batte Scurati», titola in prima pagina, parlando di «ascolti agonizzanti», di «flop di Bortone», di «cancan contro il governo» che «frutta al programma un misero 4,9% di share. Il rivale di Peppone, visto da 100mila persone in più».
È la nota di Rossi a svelare la regia, indirizzata ad amici e nemici, interni ed esterni a Viale Mazzini. Detta la linea per smontare il j’accuse dell’autore di M, non più basato sull’insostenibile caricatura dello scrittore avido, come inizialmente suggerito dal direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini, poi amplificato dalla premier su Fb e subito rilanciata da FdI. Bensì su un difetto di comunicazione fra strutture aziendali, che avrebbero potuto risolvere se solo Bortone non avesse sganciato la bomba dell’annullamento del contratto su Instagram.
«In queste ore in cui si susseguono notizie inverosimili e ricostruzioni surreali, mi trovo costretto ad intervenire per cercare di frenare l’ennesimo tentativo di aggressione nei confronti della Rai», esordisce Rossi in fondo a 48 ore di assoluto silenzio ed evidente imbarazzo. Un modo elegante per far sapere all’ad — che a caldo si era smarcato: «Si doveva agire diversamente, io Scurati non lo avrei censurato, chi ha sbagliato paga», lo sfogo di Sergio — che non è lui a comandare in Rai. «È in atto un’istruttoria per verificare se ci siano stati errori relativi alla mancata partecipazione dello scrittore alla trasmissione Chesarà», insiste il dg, alludendo a sbavature peraltro non ancora accertate nella gestione della pratica: «Partecipazione», sottolinea, «che era prevista nel comunicato stampa ufficiale uscito la sera prima della puntata in questione». La prova, a suo giudizio, che non c’era alcuna volontà di silenziare nessuno. Al contrario di quanto Bortone aveva fatto intendere.
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Peccato che Rossi nulla dica sul perché l’accordo economico raggiunto lunedì 15 aprile fra l’ufficio Scritture Rai e l’agenzia che ha trattato il compenso di Scurati — 1.500 euro per un monologo sul 25 Aprile di 4 minuti — sia stato poi cancellato alla vigilia della messa in onda: certificato dall’avviso comparso nel sistema telematico di contabilità Sap quattro giorni dopo, venerdì 19, alle 16,54, per annullare la richiesta di prestazione «per motivi editoriali». Né spiega come è potuto accadere. Omissioni utili a individuare un capro espiatorio da dare in pasto ai Fratelli, alternativo al fedele Corsini, che Sergio vorrebbe cacciare e Rossi invece difende a spada tratta.
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Comunque vada, l’8 maggio i due “capitani” del servizio pubblico dovranno dare spiegazioni in Vigilanza, «un’audizione programmata da tempo» tiene a precisare la presidente grillina Barbara Floridia, che tuttavia le opposizioni sono pronte a trasformare in un processo. Mentre i meloniani accelerano per insediare al più presto il nuovo Cda con Rossi al comando: la lista degli aspiranti consiglieri, 131 fra Camera e Senato per 4 posti, è stata pubblicata ieri sera, l’elezione è prevista entro 30 giorni. Si potrebbe chiudere prima delle Europee, ma Forza Italia frena, convinta che dopo il 9 giugno potrà ottenere più poltrone a scapito della Lega, indebolita dalle urne. Fra i nomi in pista, Giovanni Minoli, l’inventore di Mixer; Giovanni Anversa, Antonio Di Bella e Nino Rizzo Nervo, che potrebbero piacere al Pd; la presidente in pectore Simona Agnes per FI; Antonio Marano per la Lega. Il gran ballo per tingere completamente di nero la Rai è cominciato.