Ilaria Salis, per l’Ungheria è “una criminale”. Il padre Roberto: “Mia figlia è un’imputata in lotta per i suoi diritti”
dalla nostra inviata Rosaria AmatoSTRASBURGO – Roberto Salis ha appena preso posto, nella sala stampa dell’Europarlamento, insieme a Ignazio Marino e ai due eurodeputati che sostengono la candidatura di sua figlia Ilaria, che i giornalisti italiani in sala gli riferiscono che poco prima Eniko Gyori, eurodeputata di Fidesz (partito populista di destra), ha detto davanti alle telecamere, in perfetto italiano (è stata ambasciatrice ungherese a Roma), che «se Ilaria Salis a luglio dovesse sedere all'Eurocamera, non sarebbe un problema, d'altronde in quest'aula non sarebbe la prima criminale». «Mia figlia non è una criminale, è un’imputata. – ribatte Roberto Salis – Se qualcuno definisce mia figlia una criminale non fa che comprovare quanto stiamo dicendo e quanto abbiamo scritto nella mozione che presenteremo in Aula». E cioè che l’Ungheria non è in grado di garantire i diritti degli imputati, e un giusto processo.
STRASBURGO – Roberto Salis ha appena preso posto, nella sala stampa dell’Europarlamento, insieme a Ignazio Marino e ai due eurodeputati che sostengono la candidatura di sua figlia Ilaria, che i giornalisti italiani in sala gli riferiscono che poco prima Eniko Gyori, eurodeputata di Fidesz (partito populista di destra), ha detto davanti alle telecamere, in perfetto italiano (è stata ambasciatrice ungherese a Roma), che «se Ilaria Salis a luglio dovesse sedere all'Eurocamera, non sarebbe un problema, d'altronde in quest'aula non sarebbe la prima criminale». «Mia figlia non è una criminale, è un’imputata. – ribatte Roberto Salis – Se qualcuno definisce mia figlia una criminale non fa che comprovare quanto stiamo dicendo e quanto abbiamo scritto nella mozione che presenteremo in Aula». E cioè che l’Ungheria non è in grado di garantire i diritti degli imputati, e un giusto processo.
Ma neanche le istituzioni preposte alla tutela di chi subisce ingiustizie nei tribunali lo sono, osserva il padre di Ilaria: «Non è possibile ricorrere alla Corte di Giustizia Europea senza prima aver passato tutti i gradi di giustizia. Ma mia figlia per l’accusa di aver procurato delle lesioni guaribili in 5-8 giorni rischia fino a quattro anni di custodia cautelare». Che significa, spiega, la possibilità di comunicare con i propri parenti solo una volta la settimana, per 70 minuti. E nel primo periodo di detenzione, ribadisce Ignazio Marino, candidato, come Ilaria, nelle liste di Alleanza Verdi-Sinistra, ha significato «non disporre di assorbenti, carta igienica, non poter fare la doccia».
Un trattamento inumano che però non appare tale alla deputata Gyori, che prima di congedarsi dai giornalisti raccomanda alla sua assistente di diffondere le fotografie delle “vittime” di Ilaria, «perché in Italia indicate sempre lei come vittima, ma le vittime sono altre». L’eurodeputata unghesere non risparmia invece gli elogi per Giorgia Meloni: «La sinistra in Italia strumentalizza questo caso giuridico per i suoi scopi politici, soprattutto per attaccare Meloni. Da noi la politica e la giustizia sono separate, e il governo Meloni fa lo stesso. Io apprezzo molto che il governo Meloni rispetti l'indipendenza della giustizia, non importa in quale Paese si svolga un processo». Chiarisce infine che la candidatura non basterà per ottenere l’immunità, perché questa norma in Ungheria riguarda solo i candidati ungheresi, non quelli che si candidano in altri Paesi. Per ottenere l’immunità Ilaria quindi dovrà prima di essere eletta.
Ma non è per questo che si candida, assicura il padre Roberto: «Ha deciso di candidarsi alle elezioni europee con Avs non per scappare dal processo. Lo fa perché ritiene di avere diritto ad un processo giusto».
«Consideriamo legittima la battaglia di un padre preoccupato per le condizioni detentive e l’iter processuale della figlia», affermano in una nota il copresidente del gruppo ECR del Parlamento europeo Nicola Procaccini e il capodelegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles, Carlo Fidanza. «Ciò che riteniamo invece inaccettabile è la assoluta mancanza di una sola parola di condanna politica da parte della sinistra rosso-verde della brutale violenza che estremisti “Antifa” collegati alla Salis hanno scatenato contro inermi cittadini nel febbraio 2023 a Budapest».