Michael Walzer: “Negare la libertà di parola è l’inizio dell’autoritarismo”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNew York - Lo spettro di Michael Walzer non sono i fascisti in camicia nera che tornano a marciare su Roma, ma "una subdola erosione della democrazia liberale, per trasformarla in democrazia guidata o eterodiretta". E secondo il filosofo di Princeton, "la soppressione della libertà di espressione è il primo passo di questa svolta verso l’autoritarismo".
Cosa pensa del caso Scurati?
"È un'evidente violazione della libertà di espressione, essenziale per la democrazia. La memoria del fascismo e della Seconda Guerra Mondiale non dovrebbe essere soppressa".
Sarebbe come proibire negli Usa di parlare della Guerra Civile?
"Abbiamo problemi con la libertà di parola anche qui, nelle università, per le proteste su Gaza. I presidi hanno davvero difficoltà a capire quali siano i limiti. Chiamare la polizia, come ha fatto la Columbia University, è stato un errore, ma non si può permettere che i manifestanti attacchino i ragazzi ebrei".
Alcuni di loro inneggiano ad Hamas. Così giustificano il …
New York - Lo spettro di Michael Walzer non sono i fascisti in camicia nera che tornano a marciare su Roma, ma "una subdola erosione della democrazia liberale, per trasformarla in democrazia guidata o eterodiretta". E secondo il filosofo di Princeton, "la soppressione della libertà di espressione è il primo passo di questa svolta verso l’autoritarismo".
Cosa pensa del caso Scurati?
"È un'evidente violazione della libertà di espressione, essenziale per la democrazia. La memoria del fascismo e della Seconda Guerra Mondiale non dovrebbe essere soppressa".
Sarebbe come proibire negli Usa di parlare della Guerra Civile?
"Abbiamo problemi con la libertà di parola anche qui, nelle università, per le proteste su Gaza. I presidi hanno davvero difficoltà a capire quali siano i limiti. Chiamare la polizia, come ha fatto la Columbia University, è stato un errore, ma non si può permettere che i manifestanti attacchino i ragazzi ebrei".
Alcuni di loro inneggiano ad Hamas. Così giustificano il 7 ottobre?
"Sì. Ma la domanda chiave è se chiedono la ripetizione del 7 ottobre, come hanno fatto in certi casi. Penso che le amministrazioni universitariie debbano dire molto chiaramente che ciò è profondamente sbagliato e spiegarlo a tutti gli studenti che siano disposti ad ascoltare. La polizia però va chiamata quando un ragazzo ebreo viene aggredito, molestato o minacciato. Se ciò non accade, li lascerei urlare tutti gli slogan che vogliono gridare".
Applicando questo ragionamento all’Italia, censurare il delitto Matteotti non può diventare un invito subliminale a ripeterlo?
"Quanto è successo da voi è un flagrante attacco al tipo di dibattito politico che la democrazia richiede. Invece quello che sta accadendo nei nostri campus non è un esempio di discussione, perché non esiste un dibattito tra professori e persone con posizioni diverse".
Quindi le università dovrebbero intervenire per trasformare la protesta in una discussione civile?
"Se possibile. Questo è quanto dovrebbe avvenire".
La protesta alla Columbia avviene proprio davanti alla statua del presidente Jefferson, che diceva di preferire i giornali senza lo stato, allo stato senza giornali. La libertà di stampa è ancora così importante per la sopravvivenza della democrazia?
"Gli Usa hanno una posizione politica complicata su Gaza, che include il sostegno ad Israele, insieme a critiche verso alcune sue attività. Ma in una democrazia ciò deve essere oggetto di un dibattito pubblico aperto, è cruciale per la sua sopravvivenza".
Però in Italia, intanto, si censura un monologo sul fascismo. Perché il governo ha tutta questa paura?
"L’esecutivo in carica ha legami storici col fascismo italiano, per quanto ci siano state alcune prese di distanza. Teme di ricordare quella storia, perché ciò attira l’attenzione sui propri legami con essa, e quindi potrebbe portare a critiche nei confronti del governo. Ma il processo di riflessione sulla storia di un paese, e talvolta anche di revisione, deve essere continuo, ed è indispensabile che i cittadini abbiano la più piena libertà di parlarne".
Gli attacchi alla libertà di espressione non accadono solo in Italia. Basta guardare all’Ungheria, o anche ad alcuni limiti imposti negli Usa. Se questa libertà è così cruciale per avere una democrazia funzionante, vuol dire che chi la ostacola non vuole una democrazia funzionante e pensa ad altro, per governare le nostre società?
"Sì. Stanno pensando a qualcos'altro, o di diverso, da una società pienamente democratica. Potrebbero avere in mente una roba simile a quella che alcuni leader autoritari chiamano democrazia guidata, o etero diretta, dove il governo assume un ruolo di primo piano nel controllare ciò che le persone possono dire, leggere, o di cosa possono parlare. Puoi farlo, e continuare comunque ad avere le elezioni. Puoi conservare l’apparenza della democrazia. Però se opprimi la libertà di espressione, stai creando solo una semi-democrazia, oppure ti muovi verso un regime non democratico. Ogni repressione della libertà di parola rappresenta un primo passo verso l’autoritarismo".
Lo abbiamo visto in Russia con Putin, ma anche Orban in Ungheria inneggia al modello della democrazia illiberale.
"Penso che l'unico vero tipo di democrazia esistente sia la democrazia liberale. Orban ha parlato di democrazia illiberale, ma è una contraddizione in termini, perché ciò che l'aggettivo liberale implica è proprio l'apertura e la libertà di dibattito che sono cruciali per un vero processo democratico".