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Rai, giornalisti in sciopero il 6 maggio: “Vogliono renderci megafono del governo”

(ansa)
Il sindacato Usigrai denuncia il “controllo asfissiante” sulle redazioni. Mattarella difende “il pluralismo dell’informazione condizione di libertà irrinunciabile”. Sabato sciopero dei radiofonici, si ferma anche Tutto il calcio minuto per minuto
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ROMA — «Il controllo asfissiante» sul lavoro giornalistico e il tentativo di ridurre la Rai «a megafono del governo». Questi i principali motivi della protesta del sindacato Usigrai che ha portato alla proclamazione per il prossimo 6 maggio dello sciopero dei giornalisti della tv pubblica. «L’incontro di raffreddamento con l’azienda - spiega una nota - si è risolto con un nulla di fatto, motivo per cui confermiamo il nostro stato d’agitazione».

L’annuncio arriva a poche settimane dal rinnovo del cda e dopo giorni di forte pressione su Viale Mazzini con l’ad Roberto Sergio costretto ad ammettere «le valanghe di polemiche» che hanno sommerso l’azienda. Solo nell’ultima settimana, il caso della censura allo scrittore Scurati, il video de L’Eredità sull’oro della patria fascista, lo scontro con Report del premier albanese Edi Rama, fino all’attacco dello stesso centrodestra al conduttore di Radio Anch’io, Zanchini, accusato di antisemitismo per una domanda alla senatrice FdI Ester Mieli.

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ROMA — «Il controllo asfissiante» sul lavoro giornalistico e il tentativo di ridurre la Rai «a megafono del governo». Questi i principali motivi della protesta del sindacato Usigrai che ha portato alla proclamazione per il prossimo 6 maggio dello sciopero dei giornalisti della tv pubblica. «L’incontro di raffreddamento con l’azienda - spiega una nota - si è risolto con un nulla di fatto, motivo per cui confermiamo il nostro stato d’agitazione».

L’annuncio arriva a poche settimane dal rinnovo del cda e dopo giorni di forte pressione su Viale Mazzini con l’ad Roberto Sergio costretto ad ammettere «le valanghe di polemiche» che hanno sommerso l’azienda. Solo nell’ultima settimana, il caso della censura allo scrittore Scurati, il video de L’Eredità sull’oro della patria fascista, lo scontro con Report del premier albanese Edi Rama, fino all’attacco dello stesso centrodestra al conduttore di Radio Anch’io, Zanchini, accusato di antisemitismo per una domanda alla senatrice FdI Ester Mieli.

Un clima a cui non è rimasto indifferente il Quirinale che nel pieno delle celebrazioni del 25 aprile, in un messaggio a Milano Finanza, ha difeso «il pluralismo dell’informazione», che «resta una condizione di libertà irrinunciabile». «Anche l’informazione è attraversata da cambiamenti epocali», ha aggiunto il presidente Mattarella, secondo il quale «la velocità delle trasformazioni rischia di incidere su pilastri della nostra stessa democrazia».

"Senatrice, lei è ebrea?": polemiche per la domanda del conduttore di Radio Anch'io

Questo il contesto dunque dell’agitazione dei giornalisti di Viale Mazzini a cui non parteciperà il sindacato di destra Unirai che ha parlato di «sciopero politico e strumentale» e accusato «chi non si rassegna al pluralismo e insieme a qualche partito soffre la fine del monopolio». Mentre invece l’Usigrai contesta l’assenza dal piano industriale di un progetto per l’informazione, le carenze di organico nelle redazioni, fino alla mancata stabilizzazione dei colleghi precari. Di qui l’astensione dal lavoro di 24 ore dalle 5.30 di lunedì 6 maggio, preceduta peraltro da un altro sciopero, quello dei radiofonici di domani, contro l’ipotesi di accorpamento del Gr Sport con Rai Sport e di Gr Parlamento con Rai Parlamento. Un giorno di silenzio, per non diventare una costola della tv, che non risparmierà nemmeno la storica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto.

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