Sangiuliano: “Il 25 aprile è di tutti. Inutile dire ogni giorno di essere antifascista”
di Carmelo LopapaROMA - Ministro Sangiuliano, cos’è per lei il 25 aprile?
"È la festa della Liberazione da una dittatura, dal nazifascismo. Un evento che deve appartenere alla memoria di tutti gli italiani. Vi contribuì la Resistenza a cui parteciparono donne e uomini di diverso orientamento politico: i repubblicani con le Brigate Mazzini, i socialisti con le Brigate Matteotti, i liberali, i monarchici, i cattolici con le formazioni Fiamme Verdi e le Brigate Ebraiche".
Solo?
"Ci fu anche una minoranza comunista che poi ha provato a egemonizzare l’intera Resistenza. Voglio ricordare la vicenda della Brigata Osoppo a Porzus, massacrata dai partigiani comunisti, perché si rifiutò di assoggettarsi al comando di Tito. Fra le vittime ci fu anche il fratello di Pier Paolo Pasolini".
Ridurre il ruolo e il peso determinante dei partigiani italiani per lo più di sinistra a una "minoranza comunista" è alquanto riduttivo, ministro.
"Io sostengo che la Liberazione è frutto del sacrificio dei tanti giovani ame…
ROMA - Ministro Sangiuliano, cos’è per lei il 25 aprile?
"È la festa della Liberazione da una dittatura, dal nazifascismo. Un evento che deve appartenere alla memoria di tutti gli italiani. Vi contribuì la Resistenza a cui parteciparono donne e uomini di diverso orientamento politico: i repubblicani con le Brigate Mazzini, i socialisti con le Brigate Matteotti, i liberali, i monarchici, i cattolici con le formazioni Fiamme Verdi e le Brigate Ebraiche".
Solo?
"Ci fu anche una minoranza comunista che poi ha provato a egemonizzare l’intera Resistenza. Voglio ricordare la vicenda della Brigata Osoppo a Porzus, massacrata dai partigiani comunisti, perché si rifiutò di assoggettarsi al comando di Tito. Fra le vittime ci fu anche il fratello di Pier Paolo Pasolini".
Ridurre il ruolo e il peso determinante dei partigiani italiani per lo più di sinistra a una "minoranza comunista" è alquanto riduttivo, ministro.
"Io sostengo che la Liberazione è frutto del sacrificio dei tanti giovani americani, inglesi, polacchi e francesi morti nella campagna d’Italia. In Europa, la lotta al nazifascismo la fecero due uomini di destra, il conservatore Winston Churchill e il generale Charles De Gaulle".
Il suo Ministero ha messo in agenda una serie di iniziative legate ai musei, per altro per il secondo anno consecutivo, perché lo fa?
"Per il secondo anno, il 25 aprile i musei saranno gratuiti. Prima non era così. Non è una scelta formale ma sostanziale. Alle domeniche gratuite ho aggiunto tre date simbolo della storia nazionale, il 25 aprile, appunto, il 2 giugno e il 4 novembre".
Lei visiterà anche il museo di Via Tasso. Col suo collega Tajani - che renderà omaggio alle Fosse Ardeatine - siete tra i pochissimi a celebrare la festa della Liberazione. Il vicepremier Salvini, per dire, presenterà il suo libro… Come la possiamo definire? Differente sensibilità all’interno del governo?
"Io stimo tutti i miei colleghi ministri, siamo una squadra eccezionale che ha grande sintonia umana e politica. Andrò al museo della Liberazione di via Tasso che, come lei sa, fu una feroce prigione nazifascista. Ci andrò con la senatrice Ester Mieli, che ieri è stata oggetto di una vergognosa domanda da parte di un conduttore radiofonico della Rai, esponente dell'Usigrai, il quale le ha chiesto se fosse di religione ebraica. Questo comportamento mi ha ricordato l’apposizione sulla giacca della stella gialla in momenti tragici e oscuri della storia del Novecento. Al museo della Liberazione, dove sono stato anche lo scorso anno, incontrerò il professor Roberto Balzani, storico che stimo, ex sindaco PD di Forlì, da me nominato di recente alla presidenza di questa istituzione".
La vicenda del giornalista sembra sia stata frutto di un grosso equivoco e di una domanda malposta. Ad ogni modo, volendo andare a fondo alla questione: l’Italia del 2024, diciamo pure l’Italia a trazione meloniana e Fratelli d’Italia, si riconosce secondo lei nei valori della Liberazione?
"Si riconosce nei valori della Liberazione e della Libertà nell’accezione più alta delle parole. Il 19 settembre 2019, il Parlamento europeo approvò una risoluzione con 535 voti a favore nella quale si enuncia, a chiare lettere, una netta condanna tanto del nazismo quanto del comunismo. Dunque, l’Europa nasce come risposta alle due barbarie. In quella occasione Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia votarono il documento, mentre il Pd si spaccò: la maggioranza votò a favore, una parte si dissociò. Renew Europe, il gruppo che si richiama al presidente Macron, votò a favore. Una risoluzione di portata storica che ha avuto una scarsa eco sulla stampa italiana, mentre nel resto d’Europa c’è stata ampia rilevanza".
Ma perché per la destra italiana l’antifascismo sembra ancora un tabù?
«L’antifascismo è sicuramente un valore, l’ho detto più volte. Ma lo è allo stesso modo anche l’anticomunismo. Poiché sono un giornalista, le domando: ma lei si sente anticomunista? Il suo direttore lo è certamente».
Ministro, le domande le faccio io. Lei può rispondere come vuole. È comunque un fatto che l’Italia non ha subito una dittatura comunista, a differenza dei Paesi dell’Est europeo. È stata invece schiacciata da una dittatura fascista ventennale e dall’occupazione nazista favorita dal regime mussoliniano.
“E no, non mi venite a dire che in Italia non c’è stata una dittatura comunista”.
Ma è così. Non c'è stata.
"Il Pci fu guidato da Palmiro Togliatti che fu uno dei principali esponenti del Comintern appena sotto Stalin. La storia ha accertato sue precise responsabilità nella liquidazione del vertice del Partito Comunista polacco e nel massacro degli anarchici in Spagna. Claudio Martelli, esponente del Psi, lo definì complice di Stalin. Nel famigerato triangolo rosso dell’Emilia, a guerra finita, furono uccise decine di sacerdoti e persone che non avevano avuto nulla a che fare con il fascismo. Una firma illustre del quotidiano La Repubblica, Giampaolo Pansa, a cui mi legava profonda amicizia, ha documentato tutto. In una mia inchiesta giornalistica, documentai vari atti di adesione e di esultanza che vi furono nel Pci quando i Khmer rossi di Pol Pot entrarono a Phnom Penh iniziando un genocidio che costò la vita a milioni di persone. L’Italia non ha avuto una dittatura comunista ma ha avuto un partito comunista profondamente stalinista. Solo alla metà degli anni Settanta, a fatica, Enrico Berlinguer (a cui va dato merito) iniziò a prendere le distanze da Mosca. Ma fu molto osteggiato al suo interno e rischiò anche la vita in un misterioso e tragico incidente d’auto a Sofia nel 1973".
Fu una svolta storica nel più grande Partito comunista dell’Europa occidentale. Ma lei si dichiara antifascista o no?
«Non ho difficoltà a dichiararmi antifascista. Anche se non ritengo di doverlo dichiarare ogni giorno. Vorrei però introdurre un concetto storico molto importante: la destra non è il fascismo, che nasce da una costola del socialismo. La destra, meglio di altri, ha interpretato lo spirito del Risorgimento. La questione antifascista viene riproposta solo strumentalmente».
Lei è stato per decenni uomo Rai, direttore del Tg2, intellettuale di area se consente la definizione. Ministro, ce lo dica con schiettezza: avrebbe censurato il monologo di Scurati in tv?
"Sono certamente un intellettuale conservatore, grande estimatore di Giorgia Meloni e di quello che sta facendo, cosa riconosciuta da tutta la stampa internazionale. Conosco Antonio Scurati, gli telefonai nel 2018 quando scrisse il primo libro della sua trilogia, “M. Il figlio del Secolo”. Il Tg2, sotto la mia direzione, gli ha dedicato ampio spazio, ben tre interviste, due pezzi nella stessa edizione del telegiornale quando vinse il premio Strega e un’intervista fatta a Pordenonelegge da Adriano Monti Buzzetti. Uno spazio decisamente generoso, molto di più del Tg3. Scurati deve poter esprimere liberamente le sue idee e fare tutti i monologhi che crede. In Rai e altrove".
La premier Meloni ha pubblicato quel monologo nelle sue pagine social, ma ne ha fatto anche una questione di “pecunia”. L’attacco a un privato cittadino, sebbene scrittore di una certa notorietà, non pensa sia sproporzionato da parte di chi gestisce un potere così pesante? Scurati si sente un bersaglio.
"Non credo che Scurati sia un bersaglio. E se lo fosse davvero, sarei pronto a fargli da scudo umano. Leggo piuttosto che il suo libro viene ristampato a grande richiesta. E quando succede questo è sempre una bella notizia per l’editoria. Sulla questione economica invece, non conosco tutti i dettagli, però noto per inciso che quando sono in gioco i soldi dei contribuenti c’è sempre bisogno della massima attenzione. Nel cinema spesso osservo che sono prodotti film con contributi pubblici e compensi milionari a registi che si rivelano dei grandi flop".
Lei è stato protagonista tra l’altro del dibattito aperto in questi 18 mesi sul superamento della presunta egemonia culturale della sinistra. Dopo un anno e mezzo di governo Meloni, quell’inversione secondo lei è compiuta?
"Rilegga con attenzione le agenzie di stampa di questi mesi. Ho sempre detto che non intendo sostituire un’egemonia della destra a un’egemonia della sinistra, ma rendere la cultura plurale e libera, una cultura che sia a più voci. Abbiamo fatto la mostra su Tolkien, quella su Giovanni Gentile (nel cui comitato scientifico ci sono anche Miguel Gotor e Massimo Cacciari). Faremo quella su Gramsci, sotto la guida del professore Silvio Pons e in collaborazione con la Fondazione Gramsci. Mentre il catalogo della mostra su Giacomo Matteotti reca un mio scritto che sarebbe bello pubblicare integralmente su Repubblica. In un’altra intervista le racconterò con dovizia di particolari e prove inoppugnabili tutte le censure che ho subito in Rai".
Ne parleremo. Intanto, oggi in decine di città sfileranno migliaia di italiani che si riconoscono nei valori della Resistenza. Nella speranza che tutto si svolga pacificamente, ritiene che abbia ancora un senso manifestare per celebrare il 25 aprile?
"Assolutamente sì. Ma, infatti, giudico profondamente antidemocratico non consentire ai membri della Brigata Ebraica di poter sfilare e spero che oggi il tutto avvenga in piena libertà e pacificamente. Non vorrei vedere bruciate bandiere israeliane".