Vannacci candidato alle Europee con la Lega, la conferma di Salvini: “Sarà nella nostra lista in tutti i collegi”
MILANO – Eccolo qui lo speciale 25 aprile, festa per la Liberazione dal nazifascismo, di Matteo Salvini: deporre una corona al sacrario di Sant’Ambrogio a Milano al mattino e annunciare al pomeriggio la candidatura in tutti i collegi del generale che considera Benito Mussolini «uno statista», rifiuta di definirsi antifascista, si definisce “cavaliere nero” ed è circondato da collaboratori di estrema destra. Dopo mesi di teatrino, di «non so» e «si vedrà», Roberto Vannacci si candida con la Lega per le Europee in tutti i collegi. Capolista? «Non lo so...», risponde il vicesegretario del partito, Andrea Crippa. «Lo farò da indipendente, mantengo la mia identità», ci tiene a dire il militare sospeso dall’esercito.
MILANO – Eccolo qui lo speciale 25 aprile, festa per la Liberazione dal nazifascismo, di Matteo Salvini: deporre una corona al sacrario di Sant’Ambrogio a Milano al mattino e annunciare al pomeriggio la candidatura in tutti i collegi del generale che considera Benito Mussolini «uno statista», rifiuta di definirsi antifascista, si definisce “cavaliere nero” ed è circondato da collaboratori di estrema destra. Dopo mesi di teatrino, di «non so» e «si vedrà», Roberto Vannacci si candida con la Lega per le Europee in tutti i collegi. Capolista? «Non lo so...», risponde il vicesegretario del partito, Andrea Crippa. «Lo farò da indipendente, mantengo la mia identità», ci tiene a dire il militare sospeso dall’esercito.
C’era (e c’è) un pezzo di Lega che di ritrovarsi il generalone tra i piedi non ne aveva alcuna voglia. I sondaggi vanno male, la truppa di Bruxelles passerà dai 28 eletti del 2019 ai possibili 5-6 di giugno. Di questi, due potrebbero essere proprio Vannacci e Aldo Patriciello, passato alla Lega da Forza Italia e ras delle preferenze in Campania. «Da leghista voterò chi ha una storia nella Lega», aveva spiegato ad esempio l’ex ministro Gian Marco Centinaio a Tagadà, pochi giorni fa. Non è il solo a pensarla così, sia per ragioni di appartenenza che per altre più ideologiche: il militare è troppo marcato a destra, le sue parole sui gay («Non siete normali, fatevene una ragione», ha scritto nel suo libro) ancora adesso sanno di discriminazione e perdipiù è noto che Vannacci sia uno che gioca per sé, che insomma utilizzerà la Lega come una specie di taxi, visto che la sua mini-struttura di partito è già in piedi.
Ma Salvini si è fatto i suoi calcoli e ha imposto il Vannacci ovunque, concedendo — si racconta — i ruoli di capolista a personalità più di partito. La scommessa del Capitano, sempre meno amato dalla base leghista rimasta, è che l’effetto traino di una candidatura così mediatica possa portare in dote un 2-3 per cento alla Lega. Non è detto che funzioni, è una scommessa come diverse altre in passato ne ha fatte il vicepremier. Nella sua 24 ore meneghina il fu Capitano si è avventurato in lezioni di libertà («Viva i libri, viva la cultura, viva la libertà di pensiero e di parola. Un libro non è mai una provocazione», ok ma vale anche per Scurati? «Certo», e allora perché non ha parlato?, «Chiedetelo a chi non lo ha fatto parlare») e anti-totalitarismo («Uno è contro i regimi, tutti i regimi, tutto l’anno, non solo il 25 aprile»), salvo poi non sapere bene cosa dire di fronte al nostalgismo di Vannacci: «Se è antifascista? Chiedetelo a lui...». Un Salvini versione passavo-qui-per-caso insomma, non fosse per l’averlo candidato dappertutto.