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Autonomia, la destra sconfitta impone il bis della votazione. E le opposizioni lasciano la Commissione: “Grave violazione”

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Conte: “Ci opporremo alle forzature”. La dem Bonafé: “Dittatura della maggioranza”. Il 6 maggio approda al Senato il premierato. Le due riforme si blinderanno a vicenda
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La destra aveva preso un gol sull’autonomia differenziata qualche giorno fa, ma se l’è annullato. Tutto da soli, senza badare neppure al confronto parlamentare, né alla regola che non consente di ripetere un voto già fatto.

Non è la prima delle forzature che la maggioranza, fraintendendo il significato di essere maggioranza, ritiene di esser libera di fare. Ci ha provato con la par condicio e l’esonero dal conteggio dei tempi nel servizio pubblico per ministri e premier (poi bloccato dall’Agcom), c’è riuscita con il salario minimo tolto dalla discussione del Parlamento con un atto d’imperio.

Sull’autonomia ieri è scoppiata la bagarre. Al voto bis le opposizioni, unite, non hanno partecipato. Si sono alzati i deputati di Pd, M5Stelle, renziani, cal…

La destra aveva preso un gol sull’autonomia differenziata qualche giorno fa, ma se l’è annullato. Tutto da soli, senza badare neppure al confronto parlamentare, né alla regola che non consente di ripetere un voto già fatto.

Non è la prima delle forzature che la maggioranza, fraintendendo il significato di essere maggioranza, ritiene di esser libera di fare. Ci ha provato con la par condicio e l’esonero dal conteggio dei tempi nel servizio pubblico per ministri e premier (poi bloccato dall’Agcom), c’è riuscita con il salario minimo tolto dalla discussione del Parlamento con un atto d’imperio.

Sull’autonomia ieri è scoppiata la bagarre. Al voto bis le opposizioni, unite, non hanno partecipato. Si sono alzati i deputati di Pd, M5Stelle, renziani, calendiani, Avs, +Europa e se ne sono andati dalla commissione Affari costituzionali di Montecitorio. Opposizioni quindi sull’Aventino per la ripetizione della votazione di un emendamento grillino che, 48 ore prima, mercoledì, era passato in commissione, dove mancavano 3 leghisti. La maggioranza era andata sotto. Ieri, ripresa dell’iter in commissione, e nonostante le proteste, le contestazioni nei confronti del presidente, il forzista Nazario Pagano da parte dell’opposizione, la destra è andata avanti come un treno: emendamento bocciato come si voleva, gol annullato dai giocatori stessi che l’avevano subito. Neppure è stato atteso il presidente della Camera, Lorenzo Fontana che, sollecitato dalla sinistra, ha fissato una conferenza dei capigruppo in serata, tornando da Bruxelles. Fontana tenta una mediazione e apre a più tempo di discussione in Aula da lunedì, ma senza slittamenti in commissione, dove anzi è prevista la chiusura dell’esame e del voto entro oggi, con la “ghigliottina” per la valanga di emendamenti.

Alla Camera è bagarre. Breve brivido leghista per le parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento, il meloniano Luca Ciriani che sembrava non escludere un rinvio in commissione. Roberto Calderoli, il ministro leghista, ne fa un punto d’onore di vederne l’approdo in aula lunedì. Una corsa contro il tempo, pasticci e rischi continui di andare sotto, pur di non rallentare. Il presidente Pagano espelle il grillino Pasqualino Penza che denuncia l’abuso della destra, poi lo riammette. «Questa è la dittatura della maggioranza», denuncia la capogruppo dem in commissione, Simona Bonafè. Il leader 5S Giuseppe Conte promette: «Ci opporremo alle forzature della maggioranza».. Duro il giudizio di Maria Elena Boschi, renziana, ex ministra delle Riforme e di Mara Carfagna, ex ministra per il Sud, di Azione, e di Avs. Interviene anche il ministro Matteo Piantedosi per portare acqua al mulino dell’autonomia e a Napoli dice: «Capisco che siamo in campagna elettorale, ma dire che è un progetto contro il Sud secondo me è ingiusto. Non è un disegno eversivo. Basta leggerlo».

Ma a farla da padrone è il patto tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che crea l’indissolubile intreccio tra autonomia differenziata e premierato. Ciriani annuncia che il testo sul premierato è pronto: «Speriamo già in aula dal 6 maggio». Il premierato è al Senato, l’autonomia a Montecitorio e poiché tra alleati fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, potrebbero procedere insieme alle Camere per un tratto, blindandosi a vicenda. Anche se il premierato, essendo una riforma costituzionale, avrà un iter più lungo.

Per la Lega il “federalismo à la carte” - che consentirà a ciascuna Regione che ne farà richiesta di gestire da sé una o tutte le 23 materie che si possono devolvere, dalla scuole alle infrastrutture – è prioritario. Un fiore all’occhiello in vista delle Europee. Lunedì in aula è l’inizio dell’ultimo miglio, perché è stato già approvato al Senato.

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