Il presidente di Leonardo e il capo della cybersecurity diventano testimonial di partito: sul palco con la maglietta di FdI
dal nostro inviato Emanuele LauriaPESCARA – Se i manager pubblici hanno la casacca di partito. E non metaforicamente, stavolta, come magari da italica tradizione. No, alla convention di Fratelli d’Italia i responsabili di enti governativi e società partecipate dallo Stato si fanno proprio ritrarre con la t-shirt del partito in mano. Il primo scatto di ieri pomeriggio, a Pescara, è emblematico: nella sala Vienna 1683, una delle tre aree di dibattito della conferenza programmatica di FdI, va in scena il dibattito su una politica estera comune e “sulla difesa della libertà europea”. Sul palco, oltre a tre esponenti di partito come Guido Crosetto – co-fondatore di Fratelli d’Italia – Giulio Tremonti e Isabella Rauti, c’è il capo dell’agenzia per la cybersicurezza Bruno Frattasi e il presidente di Leonardo, ex Finmeccanica, Stefano Pontecorvo. Entrambi si fanno, diciamo così, coinvolgere dall’entusiasmo e non si tirano indietro nel farsi ritrarre con la maglietta che riporta lo slogan di FdI per le prossime elezioni: “L’It…
PESCARA – Se i manager pubblici hanno la casacca di partito. E non metaforicamente, stavolta, come magari da italica tradizione. No, alla convention di Fratelli d’Italia i responsabili di enti governativi e società partecipate dallo Stato si fanno proprio ritrarre con la t-shirt del partito in mano. Il primo scatto di ieri pomeriggio, a Pescara, è emblematico: nella sala Vienna 1683, una delle tre aree di dibattito della conferenza programmatica di FdI, va in scena il dibattito su una politica estera comune e “sulla difesa della libertà europea”. Sul palco, oltre a tre esponenti di partito come Guido Crosetto – co-fondatore di Fratelli d’Italia – Giulio Tremonti e Isabella Rauti, c’è il capo dell’agenzia per la cybersicurezza Bruno Frattasi e il presidente di Leonardo, ex Finmeccanica, Stefano Pontecorvo. Entrambi si fanno, diciamo così, coinvolgere dall’entusiasmo e non si tirano indietro nel farsi ritrarre con la maglietta che riporta lo slogan di FdI per le prossime elezioni: “L’Italia cambia l’Europa”.
Non esattamente un esempio di equidistanza, forse sotto la soglia minima di imparzialità che uomini delle istituzioni, seppur nominati dalla politica, dovrebbero mostrare. Anche perché sia Frattasi che Pontecorvo ricoprono ruoli delicati o hanno trascorsi di prim’ordine al servizio della diplomazia italiana. Frattasi si occupa di temi sensibili, l’agenzia da lui guidata è lo snodo delle politiche di sicurezza del Paese. Pontecorvo è stato ambasciatore d’Italia in Pakistan e, a partire dal 2021 ha dovuto coordinare l’evacuazione di oltre 120 mia persone in Afghanistan, dove dal 2020 ha operato come Nato Senior civilian representative. Due figure di prim’ordine, sedotte dall’atmosfera di governo, anche loro pronti a dare il contributo nella manifestazione della Destra che ospiterà l’annuncio della candidatura di Giorgia Meloni alle Europee. Quando la premier chiama, rispondono anche i servitori dello Stato. E imbracciano i vessilli di partito.
A Pescara non c’è uno che non risponda alla chiamata di Meloni. I nominati al vertice di agenzie pubbliche e società partecipate non si trattengono, si fanno trascinare dall’atmosfera, occhIeggiano ai loro danti causa. Mostrano la loro casacca politica, e non solo metaforicamente. Frattasi, in particolare, ricopre un ruolo delicatissimo, l’agenzia da lui guidata è lo snodo delle politiche di sicurezza del Paese, ha un ruolo di intelligence che richiede una postura super partes simile a quello del capo della polizia. Ma nella tensostruttura sulla spiaggia di Pescara, nelle sale intitolate a eventi-simbolo della storia della destra – una si chiama Budapest – i grand commis dell’agognata Terza Repubblica non si sottraggono a concedere una prova di fedeltà.
La maglietta con il richiamo elettorale di Fratelli d’Italia, nel primo pomeriggio, la espone allegramente anche Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri che partecipa a un panel con i ministri Santanchè e Musumeci. Quando le immagini dei manager devoti al partito cominciano a rimbalzare sul web, gli ospiti invitati a Pescara si mostrano più prudenti. Claudio Descalzi, che partecipa al dibattito sul piano Mattei, riceve la t-shirt ma non la srotola. Descalzi risponde poi a domande sulla controversa vendita dell’agenzia di stampa Agi dall’Eni al deputato leghista Antonio Angelucci: «Non ho firmato nessun preliminare», dice, ma non nega la possibile vendita perché «Eni è una società di energia, non un editore, da dieci anni ha già ricevuto proposte ma non sono state reputate coerenti». Accanto a Descalzi l’ex ministro pd Marco Minniti rifiuta la maglietta omaggio. E a Pescara c’è pure Flavio Cattaneo, ad di Enel, che porta il suo saluto ma a quel punto si tiene alla larga dalle esibizioni. Anche perché nel frattempo è esplosa la polemica.
«Frattasi e Pontecorvo non hanno senso della decenza», dice dal Pd il senatore Alessandro Alfieri. E il dem Alberto Lo Sacco: «È un fatto che mina gravemente la terzietà cui sono tenuti i responsabili di dossier legati all’interesse nazionale». Secondo Angelo Bonelli (Avs) «Meloni ha trasformato lo Stato in una succursale di partito». Tensione e imbarazzo, dietro le quinte della convention abruzzese: «È una polemica sterile – replica Giovanni Donzelli - In tutte le nostre iniziative, come ad Atreju, i ragazzi di Gioventù nazionale consegnano una maglietta ai partecipanti. Nel tempo, dunque, l’hanno ricevuta anche noti esponenti pd, che grazie al cielo non hanno per questo aderito a FdI». Guido Crosetto, in serata, su X prova a ribaltare il ragionamento: «Se vuole – scrive a un utente - le mando le mie foto al Festival dell’Unità a parlare di difesa pochi anni fa con il ministro in carica del Pd. Alla fine feci una foto di rito con maglietta dell’evento». Ma al tramonto ci si chiede se questo riferimento sia congruo con la sfilata di dirigenti pubblici a una manifestazione che consacra il lancio elettorale della presidente del Consiglio.