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Il ritorno con Vox: sfida sovranista di Meloni all’Europa

(fotogramma)
La leader di FdI domenica dalla conferenza programmatica di Pescara annuncerà la sua candidatura. In agenda, a maggio, la nuova partecipazione a un evento del partito della destra spagnola
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ROMA — È ancora una tentazione, ma il dilemma va sciolto in fretta. Giorgia Meloni ha paura di restare isolata in Europa. Esclusa dal tavolo che conta, i suoi Conservatori ai margini. Deve decidere se entrare in rotta di collisione con Bruxelles, tornando agli antichi slogan sovranisti per difendere il consenso, o attenersi al piano originario: prevedeva una campagna elettorale tosta, ma istituzionale, in modo da non allarmare la maggioranza europeista che, comunque vada il voto del 9 giugno, sarà l’architrave della prossima Commissione.

I primi segnali sulla strategia arriveranno domani, dal palco di Pescara: sarà un discorso aspro, dicono, ma ancora nel solco istituzionale. Il vero snodo, quello che tormenta e tenta la pre…

ROMA — È ancora una tentazione, ma il dilemma va sciolto in fretta. Giorgia Meloni ha paura di restare isolata in Europa. Esclusa dal tavolo che conta, i suoi Conservatori ai margini. Deve decidere se entrare in rotta di collisione con Bruxelles, tornando agli antichi slogan sovranisti per difendere il consenso, o attenersi al piano originario: prevedeva una campagna elettorale tosta, ma istituzionale, in modo da non allarmare la maggioranza europeista che, comunque vada il voto del 9 giugno, sarà l’architrave della prossima Commissione.

I primi segnali sulla strategia arriveranno domani, dal palco di Pescara: sarà un discorso aspro, dicono, ma ancora nel solco istituzionale. Il vero snodo, quello che tormenta e tenta la presidente del Consiglio, è programmato per il prossimo 19 maggio, a Madrid: potrebbe volare personalmente in Spagna – andando addirittura oltre il collegamento in diretta che pure ha assicurato a Santiago Abascal - salire sul palco di Vox e sparare contro Pedro Sanchez. I suoi gliel’hanno sconsigliato, si tratterebbe di una scortesia grave sul piano istituzionale verso un leader che siede con lei nel Consiglio europeo. Eppure, ci pensa: colpirebbe la figura chiave di un patto europeo che punta a escluderla dalla maggioranza del prossimo quinquennio continentale.

Bisogna mettere in fila le mosse di Meloni per intuire quale campagna elettorale ha in mente. Il passaggio della conferenza programmatica in Abruzzo, comunque vada, sarà una prova di forza della premier. La presidente del Consiglio ha preteso la presenza in riva all’Adriatico di Matteo Salvini e Antonio Tajani. Non è usuale che i due principali alleati vengano alla corte della leader per un evento di partito, tanto più se si considera che il leghista aveva implorato la diretta interessata di non scendere in campo per le Europee, in modo da non danneggiarlo. Sarà probabilmente l’ultima passerella in cui compariranno assieme fino al 9 giugno, anche perché i rapporti con il segretario del Carroccio sono freddi e formali (a differenza di quelli con il ministro degli Esteri, con cui la presidente del Consiglio ha l’abitudine di pranzare almeno una volta al mese, faccia a faccia). L’obiettivo di Palazzo Chigi è svuotare elettoralmente Salvini, costringerlo a restare al comando nel formato più doloroso: commissariato dai colonnelli.

(ansa)

Da lunedì, poi, partirà la sfida vera. È quella per conquistare i voti e per portare i Conservatori a costituire un gruppo spendibile nel risiko continentale. Il passaggio chiave, come detto, è in agenda per il 19 maggio, a venti giorni dalle Europee. In quella circostanza si capirà quanto davvero la premier tema di restare fuori dalla cabina di regia del continente, tornando all’antico. Nelle ultime ore, riferiscono, la presidente del Consiglio non ha escluso una mossa a sorpresa: salire sul palco del palazzetto Vistalegre di Madrid e farsi acclamare dai diecimila dell’ultradestra spagnola. Sarebbe come ripetere il celebre comizio di Marbella – quello in cui urlò “yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana” – e negare quello che aveva promesso non avrebbe più ripetuto. Dopo quell’evento in Andalusia, infatti (e in vista delle elezioni politiche poi vinte) lavorò con esperti di comunicazione su toni e prossemica, cercando di offrire un’immagine più rassicurante.

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È la strategia che aveva adottato finora: giorni fa ha disertato un meeting a Bruxelles dei leader dell’estrema destra Ue. E in settimana ha bocciato lo spitzenkandidat del Pis dell’amico Morawiecki, giudicando il nome individuato troppo radicale. Attorno a lei, inoltre, i principali consiglieri le chiedono di evitare il viaggio a Madrid. Meloni però tentenna. Intanto, ha già escluso un videomessaggio registrato: troppo poco, visto che ha bisogno anche di Abascal nella conta dell’Europarlamento. Le hanno anche segnalato un rischio: a causa dell’inchiesta subito archiviata sulla moglie di Sanchez, e della debolezza del suo esecutivo, la due giorni di Vox potrebbe trasformarsi nel tentativo di spallata al premier spagnolo. La presenza di un capo di governo di un altro Paese, insomma, non sarebbe opportuna. Eppure, la leader continua a valutare la trasferta. Come minimo, parlerà in videocollegamento e in lingua spagnola. Sarebbe un modo per esserci, senza esserci fisicamente. A Madrid, tra l’altro, sarà presente anche il presidente argentino Javier Milei, vicinissimo a Donald Trump: anche questo “incrocio” pericoloso sarebbe un avvertimento per Bruxelles. Il rischio che le esigenze di consenso provochino un “ritorno a Marbella” non è poi così remoto

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