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Mantovano: “Così i russi proveranno a interferire sulle elezioni di giugno”

Alfredo Mantovano (ansa)
Il colloquio col sottosegretario alla Presidenza: “Da febbraio 2022 ad oggi gli attacchi si sono moltiplicati. Mosca scommette sull’astensionismo”
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PESCARA — «Non si può escludere che ci siano ingerenze russe sulla campagna elettorale per le Europee». I toni pacati non sminuiscono la portata dell’allarme. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, l’anima moderata di Palazzo Chigi, ha appena terminato il suo intervento alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia. E in piazza della Libertà, mentre sfilano leader e militanti, dice la sua sull’astensione del centrodestra sulla risoluzione del Parlamento europeo contro le ingerenze russe. Mantovano non nasconde che le interferenze di Mosca siano un pericolo concreto. Prima indica Bruno Frattasi, il capo dell’agenzia per la cybersecurity che è lì a poca distanza (e che sul palco ha esposto la maglietta di FdI): «Chiedete a lui». Poi ammette: «Dal febbraio 2022 a oggi gli attacchi non sono solo in crescita ma si intensificano in momenti topici come le elezioni. In Spagna ci sono stati, non per favorire una parte o un’altra ma per delegittimare l’intero sistema. In Spagna si puntava a…

PESCARA — «Non si può escludere che ci siano ingerenze russe sulla campagna elettorale per le Europee». I toni pacati non sminuiscono la portata dell’allarme. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, l’anima moderata di Palazzo Chigi, ha appena terminato il suo intervento alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia. E in piazza della Libertà, mentre sfilano leader e militanti, dice la sua sull’astensione del centrodestra sulla risoluzione del Parlamento europeo contro le ingerenze russe. Mantovano non nasconde che le interferenze di Mosca siano un pericolo concreto. Prima indica Bruno Frattasi, il capo dell’agenzia per la cybersecurity che è lì a poca distanza (e che sul palco ha esposto la maglietta di FdI): «Chiedete a lui». Poi ammette: «Dal febbraio 2022 a oggi gli attacchi non sono solo in crescita ma si intensificano in momenti topici come le elezioni. In Spagna ci sono stati, non per favorire una parte o un’altra ma per delegittimare l’intero sistema. In Spagna si puntava a far crescere l’astensionismo e se cresce ci perdiamo tutti. Un rischio anche nelle prossime elezioni? Se l’hanno fatto da una parte, non si può escludere che accada da un’altra. Ma il nostro sistema di sicurezza è forte, facendo gli scongiuri».

Il ragionamento scivola su limiti e le prospettive dell’Unione. Il sottosegretario indica i confini verso i quali spingere l’Europa che vuole Meloni. Un’Europa alla quale la destra si accosta con il rischio, che permane, di “facili etichettature”: «Il fascismo demonologico era un’arma di esclusione di massa, si traduceva nella moltiplicazione di etichette attaccate a una persona o a un gruppo culturale, e l’arbitro esclusivo era il Pci. Nelle scorse ore abbiamo assistito a un remake dell’operazione etichettatura. Attenzione perché questa dinamica di etichettatura può riproporsi con i termini sovranista e populista. È un automatismo analogo: se sei sovranista o populista non hai titolo neanche per partecipare al consesso europeo».

Un affondo più diretto, per quanto felpato, Mantovano lo fa sul temi dell’aborto. Inserirlo tra i diritti fondamentali dell’Unione europea? «Ci sono provvedimenti europei in contrasto con i Trattati: confido che il nuovo Parlamento che andremo a eleggere - dice Mantovano - non scriva più pagine simili, non solo per il contenuto ma perché completamente fuori dal perimetro dell’Ue». Il sottosegretario poi spiega: «Esistono Paesi come Malta che hanno vietato l’aborto. La legislazione sui nuovi diritti è riservata ai singoli Stati: può piacere o non piacere ma non è uno scandalo». E l’emendamento al decreto Pnrr che apre i consultori ai pro-file e ha scatenato la polemica? Mantovano non si sottrae: «La legge 194 è lì, tangibile: nei primi articoli prevede un ruolo dei consultori per rimuovere le cause che inducono una donna a chiedere l’interruzione di gravidanza. Io non sto in Parlamento, dell’emendamento ho appreso dalle agenzie: ritengo che sia stato, nell’intenzione di chi l’ha approvato, un modo per sottolineare che alla donna vadano prospettate tutte le alternative, non c’è una linea obbligata». Il sottosegretario si sistema gli occhiali scuri: «Insomma, quell’emendamento sottolinea la lettera e lo spirito della 194 che non individua l’aborto come una passeggiata ma come un scelta dolorosa. Io su questa legge, nel 1981, due mesi dopo il referendum sull’aborto, ho fatto la tesi di laurea: la 194 dice che la donna ha questa possibilità, ma dà alternative. Ad esempio: rischi il posto di lavoro per una gravidanza? Ti affidiamo un avvocato per un’eventuale controversia. L’esperienza di questi 40 anni ci dimostra che ci siamo accontentati di un meccanismo autorizzativo dell’aborto. Si può andare oltre».

Il dialogo si estende ai diritti e ai doveri della stampa, agli emendamenti alla legge sulla cybersicurezza che alla Camera prospettano il carcere per i giornalisti: «La libertà d’informazione, come ogni tipo di libertà, ha dei limiti. Se il giornalista ottiene notizie illecitamente ha il diritto di pubblicarle? Tema non facile: come governo punterei ad avere strumenti efficaci il più presto possibile e con il consenso di tutti».

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