Vannacci liquida le critiche di Giorgetti: “Le sue critiche una diatriba interna. Contano solo i voti”
di Enrico FerroChe quella del generale Roberto Vannacci sarebbe stata una candidatura di rottura, si poteva immaginare. Ma che a finire a pezzi fosse la Lega stessa, questo lo sta scoprendo piano piano Matteo Salvini. Dall’annuncio della sua candidatura nel giorno in cui l’Italia ricorda la liberazione dal nazifascismo, il Capitano ha preso più pugni sullo stomaco che pacche sulle spalle. E per giunta dagli stessi compagni di partito.
L’ufficiale della Folgore prestato alla politica è riuscito a far perdere il tradizionale aplomb anche a uno come Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, oltre che prediletto di Umberto Bossi. A far sbottare Giorgetti sono state le dichiarazioni del generale sui bambini disabili e sulla necessità di inserirli in apposite classi. «Non è d…
Che quella del generale Roberto Vannacci sarebbe stata una candidatura di rottura, si poteva immaginare. Ma che a finire a pezzi fosse la Lega stessa, questo lo sta scoprendo piano piano Matteo Salvini. Dall’annuncio della sua candidatura nel giorno in cui l’Italia ricorda la liberazione dal nazifascismo, il Capitano ha preso più pugni sullo stomaco che pacche sulle spalle. E per giunta dagli stessi compagni di partito.
L’ufficiale della Folgore prestato alla politica è riuscito a far perdere il tradizionale aplomb anche a uno come Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, oltre che prediletto di Umberto Bossi. A far sbottare Giorgetti sono state le dichiarazioni del generale sui bambini disabili e sulla necessità di inserirli in apposite classi. «Non è della Lega e non condivido le sue parole», ha commentato il ministro del Mef. Ma Vannacci fa spallucce, evidentemente sicuro di avere dalla sua il segretario federale. «Sono diatribe interne al partito che reputo più che legittime ma che non mi interessano. Io ho un’idea di tradizione, di patria, di cultura e di sovranità molto simile a quella della Lega e che porterò avanti in maniera indipendente. Il problema verrà risolto dal voto dei cittadini, se mi voteranno sarò eletto, altrimenti farò altro».
E nel mezzo di questa contesa con tanti esponenti della Lega, cosa fa Salvini? Va a presentare il suo libro Controvento a Roma con Vannacci, segnale concreto di una scelta di campo ben precisa. Ma intorno a lui ci sono tante macerie. Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli-Venezia Giulia, è stato lapidario: «Alle Europee sono possibili solo tre preferenze e io voterò i candidati del mio territorio». Il presidente del Veneto Luca Zaia al momento non si esprime ma è un silenzio facilmente interpretabile, visto che proprio lui ha rifiutato a più riprese la candidatura che gli aveva proposto Salvini. Zaia, che negli ultimi anni ha abbracciato posizioni progressiste su diritti civili e immigrazione, mai avrebbe potuto accettare di essere in lista con Vannacci. Mario Conte, sindaco di Treviso e delfino di Zaia, ha commentato in modo fermo le prime dichiarazioni del generale della Folgore: «Sono anacronistiche e lontane dai sentimenti dei cittadini ma voglio uscire dalle singole opinioni su idee che non condivido». A scaldare gli animi a Nord Est sono state anche le uscite dell’ufficiale rispetto alla riforma dell’autonomia differenziata, autentico totem della Lega zaiana. «La riforma del titolo V della Costituzione è già stata fatta, ed è già una parte di autonomia», ha detto Vannacci, facendo capire di essere tiepido nei confronti di questa riforma. Apriti cielo. «Una persona che non desidera l’autonomia e che non combatterà mai per conquistarla, non mi rappresenta», è il commento lapidario di Roberto Marcato, assessore regionale allo Sviluppo economico in Veneto, uno dei fedelissimi di Zaia.
C’è anche chi sta studiando con piglio scientifico questo cambio di rotta della Lega. «È una prova di forza di Salvini che dimostra tutta la sua debolezza», spiega Paolo Graziano, professore ordinario di Scienza politica all’Università di Padova. «Sta cercando di mantenere in vita un partito che si scioglie come neve al sole. Per mantenere la visibilità prova ad attrarre voti, scegliendo la candidatura di una persona che ha fatto molto parlare di sé. È una visione identitaria per la Lega di Salvini, non per quella di Zaia o Fedriga. E così rimarca le differenze anche rispetto ai competitori interni»