Calenda diceva no e ora si candida, Renzi al contrario: le piroette per le Europee dei leader centristi
di Giovanna CasadioROMA - Mai dire mai. Carlo Calenda aveva annunciato che lui mai, Matteo Renzi invece che lui sì. Ma si cambia. Nella quadriglia delle Europee, chi era sicuro della scelta di non candidarsi ora ci ha ripensato, cioè Calenda. Chi invece era già pronto, con tanto di mega manifesti, a correre per Strasburgo, non lo farà più, vedi Renzi.
È vero che il centro, casa dei moderati, è il luogo più inquieto della politica italiana. Altrettanto vero che ciascuno porta avanti le sue buone ragioni. Tuttavia la discesa in campo di Giorgia Meloni, di cui già si sapeva, ma che ieri è diventata concreta con l’annuncio e la trovata di “scrivi Giorgia” perché sulla scheda basta il nome, ha scompaginato le carte. E quindi il leader di Azione, che ha rifiutato di accasarsi con la lista di scopo Stati Uniti d’Europa di Emma Bonino e Matteo Renzi, dopo tanto bacchettare i capi partito che si candidano ma poi non vanno in Europa, ha tratto il dado e sarà capolista in tutte le circoscrizioni. Proprio come Melo…
ROMA - Mai dire mai. Carlo Calenda aveva annunciato che lui mai, Matteo Renzi invece che lui sì. Ma si cambia. Nella quadriglia delle Europee, chi era sicuro della scelta di non candidarsi ora ci ha ripensato, cioè Calenda. Chi invece era già pronto, con tanto di mega manifesti, a correre per Strasburgo, non lo farà più, vedi Renzi.
È vero che il centro, casa dei moderati, è il luogo più inquieto della politica italiana. Altrettanto vero che ciascuno porta avanti le sue buone ragioni. Tuttavia la discesa in campo di Giorgia Meloni, di cui già si sapeva, ma che ieri è diventata concreta con l’annuncio e la trovata di “scrivi Giorgia” perché sulla scheda basta il nome, ha scompaginato le carte. E quindi il leader di Azione, che ha rifiutato di accasarsi con la lista di scopo Stati Uniti d’Europa di Emma Bonino e Matteo Renzi, dopo tanto bacchettare i capi partito che si candidano ma poi non vanno in Europa, ha tratto il dado e sarà capolista in tutte le circoscrizioni. Proprio come Meloni. Avrà accanto in una sorta di ticket ideale Elena Bonetti, l’ex ministra della Famiglia, che è stata renziana ma da tempo è con Azione.
Voltafaccia rispetto all’impegno preso? Calenda spiega: “Nei mesi scorsi ho più volte sollecitato pubblicamente tutti i leader politici a firmare un accordo per non candidarsi alle Europee. Schlein e Tajani hanno già scelto la strada della candidatura diretta. Ma la discesa in campo della presidente del Consiglio e la sua piattaforma antieuropea e sovranista, cambiano completamente lo scenario. Dobbiamo opporci con tutti i mezzi al progetto di una piccola Italia in una piccola Europa di Giorgia Meloni. È necessario rispondere a questa sfida antieuropea mettendosi direttamente in gioco”.
I renziani ci vanno a nozze con le contraddizioni calendiane. Giudizi pesanti, un video postato da Luciano Nobili mostra il discorso di Calenda di qualche settimana fa in cui sosteneva: “Al Parlamento europeo si fa un lavoro estremamente serio, vanno presentati candidati che poi sono disponibili ad andarci veramente perché altrimenti la politica diventa un gioco, e se diventa un gioco poi non ci dobbiamo sorprendere se gli elettori non vanno a votare, quindi non mi candiderò alle Europee”.
Ma in questo gioco di specchi, va detto che neppure Renzi è assolto. Era pronto a scendere in campo, senza specificare cosa avrebbe fatto dopo. In nome del progetto con Bonino aveva dichiarato di fare un passo indietro, se così veniva deciso. La leader di +Europa ha posto una condizione semplice: chi si candida nella lista Stati Uniti d’Europa mantiene gli impegni con gli elettori e va a Strasburgo. Morale della storia: al 90% (decisione ultima domani) Renzi non sarà in lista l’8 e 9 giugno. Se si candidasse, dovrebbe lasciare il Senato, e trasferirsi con tutti i bagagli all’europarlamento. Difficile che accada. Il senatore e leader di Italia Viva attacca: “Qui si candidano tutti quelli che non vanno in Europa, dicendo ‘votatemi’ ma poi in Europa non ci vado: Meloni, Schlein, Tajani, Calenda. Meloni si candida per contarsi in Italia, è una influencer, non una statista. Per noi chi si candida, se viene eletto in Europa ci va”.