Schlein sfida Meloni sulle liste per la Ue: “Sotto il nome niente io non personalizzo”
di Antonio FraschillaRoma — Un cambio delle regole improvviso e clamoroso a 24 ore dal termine per la presentazione delle liste alle Europee di giugno. Il governo Meloni oggi in Consiglio dei ministri è pronto a ridurre il numero di firme necessarie per presentarsi alle elezioni per l’Europarlamento: venendo così incontro alle richieste arrivate in tal senso dallo strano asse rossobruno di Gianni Alemanno e Marco Rizzo: un asse che pesca, come bacino elettorale, sia nell’estrema destra sia nell’estrema sinistra e potrebbe danneggiare anche la Lega che candida il generale Vannacci. La notizia, che non avrebbe precedenti quanto meno per la tempistica, trapela da Palazzo Chigi dove una velina fa sapere che «sarebbero state ascoltate con attenzione le richieste avanzate dal coordinatore di Democrazia sovrana e popolare Marco Rizzo».
Una nuova mossa della premier, che sta accentrando su di sé il voto delle Europee puntando sul suo nome. «Ma sotto il nome non c’è niente, manca un’idea di Europa, ma c’è inv…
Roma — Un cambio delle regole improvviso e clamoroso a 24 ore dal termine per la presentazione delle liste alle Europee di giugno. Il governo Meloni oggi in Consiglio dei ministri è pronto a ridurre il numero di firme necessarie per presentarsi alle elezioni per l’Europarlamento: venendo così incontro alle richieste arrivate in tal senso dallo strano asse rossobruno di Gianni Alemanno e Marco Rizzo: un asse che pesca, come bacino elettorale, sia nell’estrema destra sia nell’estrema sinistra e potrebbe danneggiare anche la Lega che candida il generale Vannacci. La notizia, che non avrebbe precedenti quanto meno per la tempistica, trapela da Palazzo Chigi dove una velina fa sapere che «sarebbero state ascoltate con attenzione le richieste avanzate dal coordinatore di Democrazia sovrana e popolare Marco Rizzo».
Una nuova mossa della premier, che sta accentrando su di sé il voto delle Europee puntando sul suo nome. «Ma sotto il nome non c’è niente, manca un’idea di Europa, ma c’è invece una campagna ungherese in atto», attacca la segretaria dei dem Elly Schlein.
Anche la leader del Pd sarà candidata in alcuni collegi, al Centro e nelle Isole: «Ma io non personalizzo il voto, raccolgo consensi per il mio partito — dice intervistata a Metropolis sul sito di Repubblica — Io faccio sempre le campagne dicendo di scrivere Schlein». La segretaria del Pd vede invece nel Paese una sorta di «orbanizzazione» in corso. «Che ci sia in atto una campagna ungherese lo dico da tempo — continua — sono modelli presi a riferimento da Meloni. Quando cominci a vedere continui attacchi alla libertà di stampa, la censura ad artisti e scrittori, l’occupazione del servizio pubblico radiotelevisivo, le critiche alle ong: ecco queste sono tutte cose che abbiamo visto in altri Paesi come l’Ungheria».
E per questo la leader dei dem è preoccupata per il futuro prossimo del Paese: «Con l’Autonomia differenziata si spacca l’Italia, con il premierato si accentra il potere nelle mani di uno solo». In vista del voto di giugno Schlein si dice preoccupata anche per l’idea di Europa che porta avanti la premier: «Non ha un programma, E sotto l’annuncio del “votate Giorgia” nasconde i tagli alla sanità e l’ostilità verso il salario minimo.. È al governo ma fuori dalla realtà».
Schlein lancia messaggi anche al fronte interno. Risponde alle critiche di Romano Prodi per la scelta di candidarsi alle Europee anche se non andrà a Bruxelles e avvisa i dirigenti dem sulla direzione di marcia che intende tenere dopo il voto di giugno: «Fare il cambiamento incontra sempre delle resistenze, ma io non sono disposta a scendere a compromessi. L’Ucraina?Nel Pd c’è sempre stato dibattito sull’invio di armi, ma questo non vuol dire che cambi la linea, che è sempre stato a favore del sostegno all’Ucraina ma che chiede all’Ue di moltiplicare gli sforzi per arrivare alle condizioni per un negoziato di pace». E all’ex presidente del Consiglio dei governi dell’Ulivo: «Lo ascolto sempre. Non si è sempre d’accordo ed è meglio dirlo francamente che pugnalare alle spalle». Infine la segretaria cerca di difendere l’immagine di Enrico Berlinguer, che lei ha voluto nella nuova tessera del partito e che Meloni ha provato a far sua nella convention di Pescara anche grazie alla presenza sul palco come intervistatrice della figlia, Bianca: «È difficile immaginare che la destra si possa appropriare di una figura così grande». Per chiudere parla anche di Ilaria Salis, l’attivista detenuta in Ungheria e candidata da Avs: « Il Pd continuerà a battersi per dire che un’italiana non può essere detenuta in condizioni inumane».