✕

Pochi big e liste deboli: il M5S alle Europee ora teme la soglia del 10%

(ansa)

Ascolta l'audio

Mancano nomi della società civile capaci di attirare consensi e lo stop al terzo mandato blocca nomi come Raggi. L’incubo dei precedenti sui sondaggi per Bruxelles
2 minuti di lettura

Se più indizi faranno una prova lo si saprà solo il 9 giugno, per adesso la certezza è che il M5S non si avvicina alle Europee con un ottimo stato di salute. La composizione delle liste è stata votata sul sito del partito da sole 18 mila persone, poco più di un decimo gli aventi diritto di voto, cioè i 170 mila iscritti. Mancano nomi della società civile capaci di attirare consensi fuori dai confini classici e come ampiamente previsto non c'è stata nessuna deroga o aperture a personalità della vecchia guardia, tipo Alessandro Di Battista, Virginia Raggi o Roberto Fico.

Lo scouting di Giuseppe Conte non ha sortito alcun fuoco d'artificio, perlomeno a livello comunicativo: Ugo Biggeri di Banca Etica, il direttore della Notizia Gaetano Pedullà, la ex calciatrice e allenatrice Carolina Morace, una figura nota dell'antimafia come Giuseppe Antoci. Stop. Per il resto ci si affida all'usato sicuro: capolista nel Nord-Ovest è l'uscente Mariangela Danzì, al Nord-Est l'altra uscente Sabrina Pign…

Se più indizi faranno una prova lo si saprà solo il 9 giugno, per adesso la certezza è che il M5S non si avvicina alle Europee con un ottimo stato di salute. La composizione delle liste è stata votata sul sito del partito da sole 18 mila persone, poco più di un decimo gli aventi diritto di voto, cioè i 170 mila iscritti. Mancano nomi della società civile capaci di attirare consensi fuori dai confini classici e come ampiamente previsto non c'è stata nessuna deroga o aperture a personalità della vecchia guardia, tipo Alessandro Di Battista, Virginia Raggi o Roberto Fico.

Lo scouting di Giuseppe Conte non ha sortito alcun fuoco d'artificio, perlomeno a livello comunicativo: Ugo Biggeri di Banca Etica, il direttore della Notizia Gaetano Pedullà, la ex calciatrice e allenatrice Carolina Morace, una figura nota dell'antimafia come Giuseppe Antoci. Stop. Per il resto ci si affida all'usato sicuro: capolista nel Nord-Ovest è l'uscente Mariangela Danzì, al Nord-Est l'altra uscente Sabrina Pignedoli, al Sud l'ex presidente dell'Inps Pasquale Tridico, da sempre organico al M5S.

Nonostante i sondaggi che attestano i 5 Stelle al 15-17 per cento il combinato disposto di voti reali in Sardegna, Abruzzo e Basilicata e tendenze storiche è impietoso. Il terrore di finire attorno, se non sotto il 10 per cento, è tanto. Nelle regionali in questione le liste del Movimento hanno preso rispettivamente il 7,8 per cento, 7 per cento e 7,7 per cento. Poi come detto c'è la casistica storica. Nel 2014 il Movimento era entrato per la prima volta in Parlamento da un anno e come oggi stava all’opposizione: i sondaggi lo accreditavano attorno al 25%, la campagna elettorale fu aggressiva e antisistema, si parlava di referendum per l’uscita dall’euro, piazza piene. Il M5S prese il 21 per cento. Cinque anni più tardi: il governo gialloverde era in carica da un anno, il reddito di cittadinanza era stato appena varato e dal cilindro comunicativo uscì fuori la storia ora sepolta nella memoria collettiva del franco svizzero. I sondaggi davano i 5 Stelle tra il 22 e il 24, presero il 17.

La costante è sempre una: alle elezioni per l’europarlamento il Movimento va sempre peggio del previsto. In testa alle ragioni che ogni volta ci si prova a dare, c’è la questione delle preferenze. Da ex non-partito senza radicamento, con personale politico ridotto e regole inflessibili per le candidature — no alle candidature civetta, no ai terzi mandati, votazioni interne che premiano gli attivisti, spesso sconosciuti al grande pubblico — diventa poi difficile presentarsi con nomi da centinaia di migliaia di preferenze, che quindi possano trainare un po’ la lista.

Come nel 2014 e nel 2019, anche stavolta il M5S non ha un gruppo europeo di riferimento da indicare. Archiviata l'epoca euroscettica che portò all'alleanza con il britannico Nigel Farage, con Conte alla guida a Bruxelles si è tentato senza successo l'accordo prima con i socialisti e poi con i verdi. Al prossimo giro le opzioni sul tavolo restano quelle, magari con l'aggiunta di The Left, la sinistra radicale rossoverde, che però ha al proprio interno formazioni neocomuniste e quindi abbastanza identitarie, che non vedrebbero di buon occhio l'arrivo di un soggetto generalmente progressista.

Lo strattone dell'ex presidente del Consiglio a Bari e in Puglia su un tema centrale per l'elettorato (attuale, passato e potenziale) come la legalità e la 'questione morale' basterà per rivitalizzare il M5S? Difficile dirlo, di sicuro da giugno in poi Conte dovrà tornare a discutere con mezzo gruppo parlamentare di un argomento che ciclicamente torna sul tavolo: il tetto ai due mandati. Con la propria leadership indebolita, il presidente dovrà scendere a patti con chi già pensa al dopo 2027. Se invece le europee andranno bene, il M5S già oggi diventato partito di Conte sarà contiano in purezza.

Leggi i commenti