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Da Craxi “detto Bettino” a Pannella, i nomi sulle schede prima di Meloni. Ma c’è chi ne approfitta

Leonardo Cendamo 
La premier ha chiesto di indicarla solo come “Giorgia”. Il leader radicale era “Marco” perché nessuno lo conosceva come Giacinto. Poi ci sono i casi del candidato ribattezzato Sgarbi e di quello che ha clonato il cognome del rivale
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C’è chi lo fa in buona fede e chi per acchiappare più voti. Meloni rientra in questa seconda categoria. La premier ha deciso che sulle liste elettorali accanto al nome e al cognome verrà accostata la formula “detta Giorgia”. Non di certo un unicum nella storia della politica. Anzi, si tratta di una prassi consolidata, prevista dalla legge e che si presenta praticamente ad ogni tornata, grande o piccola che sia. Cambia, però, il motivo per cui il candidato decide di adottarla.

Il nome di Pannella, ad esempio, era accompagnato da “detto Marco” perché il nome all'anagrafe del leader radicale, Giacinto, di certo non era conosciuto ai più. Stessa storia per Craxi, “detto Bettino”, ma che all’anagrafe era “Benedetto”. I due…

C’è chi lo fa in buona fede e chi per acchiappare più voti. Meloni rientra in questa seconda categoria. La premier ha deciso che sulle liste elettorali accanto al nome e al cognome verrà accostata la formula “detta Giorgia”. Non di certo un unicum nella storia della politica. Anzi, si tratta di una prassi consolidata, prevista dalla legge e che si presenta praticamente ad ogni tornata, grande o piccola che sia. Cambia, però, il motivo per cui il candidato decide di adottarla.

Il nome di Pannella, ad esempio, era accompagnato da “detto Marco” perché il nome all'anagrafe del leader radicale, Giacinto, di certo non era conosciuto ai più. Stessa storia per Craxi, “detto Bettino”, ma che all’anagrafe era “Benedetto”. I due leader erano in un certo senso giustificati. E con loro chi decide di affiancare il nome con cui si è realmente comunemente più noti. Un altro esempio è quello di Giuseppe Sala, sindaco di Milano, “detto Beppe”. Il discorso cambia quando diventa un escamotage per acchiappare più voti ingannando l’elettore. Di accuse del genere se ne sente parlare spesso, specie durante le tornate locali.

L’ultimo caso riguarda un’aspirante consigliera regionale sarda inserita nelle liste a sostegno di Renato Soru, poi arrivato terzo dietro Todde e Truzzu. Al nome della candidata, Anita Sirigu, era stato deciso di affiancare “detta Soru”, che non solo era il nome dell'aspirante governatore ma anche lo stesso della figlia, la dem Camilla, che correva con il Pd proprio nella stessa circoscrizione della presunta omonima. Soru, figlia di Renato, ha in sostanza accusato il campo avversario di voler ingannare gli elettori per danneggiarla. Accuse rispedite subito al mittente. Peccato, però, che persino la diretta interessata abbia ammesso che la dicitura era stata messa a sua insaputa: "Non avevo alcuna idea di tale accostamento, il soprannome ‘Soru’ non mi appartiene”.

Una storia simile si era verificata anche durante le scorse elezioni comunali a Roma con il candidato consigliere Franco Deiana. Quest’ultimo, essendosi candidato con la lista di Vittorio Sgarbi, aveva pensato bene di sfruttare la popolarità del critico d’arte affiancando “detto Sgarbi” al suo vero nome. Stesso copione per un altro candidato della lista Rinascimento: Alessandro Balli. Il quale, anziché sfruttare la notorietà del critico, aveva deciso di utilizzare quella del candidato sindaco piazzando “detto Michetti” (stesso cognome del candidato del centrodestra) accanto al nome presente sulla lista.

Degni di menzione sono anche i casi in cui il candidato cerca di scongiurare errori di scrittura nell’urna. Succede quando i cognomi degli aspiranti eletti sono particolarmente ostici o suscettibili al refuso. Nel 2021 un candidato di Azione alle regionali in Lazio, Federico Petitti, ha sfiorato la paranoia affiancando altri quattro cognomi: “detto Petiti, Pettiti, Pettitti, Petti”. Sempre in Lazio, anche la candidata a Viterbo Brunella Bassetti, ha deciso di scongiurare ogni possibile storpiatura aggiungendo “detta Bruna, Basetti, Basseti”. Idem in Lombardia con la meloniana Silvia Manollu, “detta Maullo detta Maulo detta Maulu”. Più pacata Cecilia Frielingsdorf, candidata con Calenda nel 2021, che ha semplicemente deciso di aggiungere “detta Cecilia” per evitare errori sul cognome.

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