Michel: “Fermiamo la destra che minaccia gli ideali Ue. Difesa comune contro Putin”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES — Bisogna battere l’estrema destra con le idee, spiegando ai cittadini la «bontà delle nostre ragioni». Sottolineando la “necessità” del progetto europeo e difendendo i “principi della democrazia” altrimenti «saremo più deboli e più insicuri». Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in occasione dell’anniversario dei venti anni dell’allargamento dell’Unione europea, lancia la sfida a populisti e sovranisti. E difende la scelta compiuta nel 2004, quando entrarono nell’Unione molti dei paesi dell’est europeo.
«Possiamo immaginare – inizia Michel - quale sarebbe stata oggi la situazione se non ci fosse stato l’allargamento? Una Ue più piccola, con un mercato interno più piccolo. E anche contro la Russia avremmo avuto meno possibilità. Saremmo …
BRUXELLES — Bisogna battere l’estrema destra con le idee, spiegando ai cittadini la «bontà delle nostre ragioni». Sottolineando la “necessità” del progetto europeo e difendendo i “principi della democrazia” altrimenti «saremo più deboli e più insicuri». Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in occasione dell’anniversario dei venti anni dell’allargamento dell’Unione europea, lancia la sfida a populisti e sovranisti. E difende la scelta compiuta nel 2004, quando entrarono nell’Unione molti dei paesi dell’est europeo.
«Possiamo immaginare – inizia Michel - quale sarebbe stata oggi la situazione se non ci fosse stato l’allargamento? Una Ue più piccola, con un mercato interno più piccolo. E anche contro la Russia avremmo avuto meno possibilità. Saremmo stati più vulnerabili». Per questo tra gli obiettivi del prossimo quinquennio c’è in primo luogo la difesa dei valori di «libertà e democrazia» che contraddistinguono i Trattati europei. «Dobbiamo convincere i cittadini che abbiamo ragione noi e non la destra che non difende gli ideali dell’Unione». I nostri capisaldi vanno irrobustiti e per questo bisogna puntare sulla solidità economica, sulla creazione di nuovi posti di lavoro investendo nella competitività e nel mercato unico dei capitali come ci stanno spiegando Mario Draghi e Enrico Letta.
Va però ricordato che fino al 2022 non tutti erano favorevoli ad un nuovo allargamento.
«È vero. Ma dopo la guerra in Ucraina l’allargamento è un’esigenza che si è rafforzata. Siamo politicamente determinati. Dobbiamo essere pronti per il 2030».
Guardando a 20 anni fa quale è stata la principale sorpresa positiva e quale la più grande delusione?
«È stato un successo. Abbiamo raggiunto una grande unità. Se fossimo ancora 15 Paesi, come avremmo affrontato la guerra in Ucraina? E il Covid?»
Però sono entrati anche Stati in cui vigono sistemi autocratici come l’Ungheria, certo non compatibili con i principi dell’Unione.
«Abbiamo sempre seguito il rispetto dello Stato di diritto. E abbiamo preso provvedimenti. È chiaro che occorre ancora stare attenti su questo aspetto. Vigilare».
Concretamente, però, se l’Ue fosse ancora a 15 cosa cambierebbe oggi?
«Saremmo più vulnerabili, più deboli. Pensate al confronto con la Cina o con la Russia. E per aspetti diversi con gli Usa. Saremmo delle vittime. Saremmo più deboli anche nella difesa di altri Paesi che ancora non fanno parte dell’Ue come la Moldavia e la Georgia».
Non teme che i Paesi che hanno chiesto l’adesione, come la stessa Ucraina, non siano pronti per il 2030? In molti di quegli Stati c’è un livello di corruzione alto, l’influenza russa è costante.
«Non dico che nel 2030 entreranno, ma che noi dobbiamo essere pronti. Del resto qual è l’alternativa? Procrastinare? E che messaggio manderemmo così alla Russia e alla Cina? Dobbiamo proteggerci pensando al futuro».
Però servono riforme altrimenti i meccanismi decisionali rischiano di essere inefficienti.
«Servono le riforme. C’è una discussione in corso. Il presidente francese Macron lo ha detto chiaramente pochi giorni fa. Ha ragione. Dobbiamo sapere anche che adesso bisogna puntare sulla competitività, sul mercato unico dei capitali. Questo ci consente di innovare e creare lavoro. E poi c’è l’altro pilastro»
Ossia?
«La difesa. La Russia attenta alla nostra libertà e democrazia .Ci ha posto il problema. Difesa e sicurezza. Abbiamo capito di essere troppo dipendenti dall’energia russa, dai prodotti cinesi e dalla difesa americana. Servono investimenti in questo settore. In passato ho parlato del ruolo della Bei. Credo che quella sia la strada».
Ma non è preoccupato dalla coincidenza che proprio l’Ungheria a luglio assumere la presidenza di turno dell’Ue?
«Sono rilassato e fiducioso. Con Orban alla fine una mediazione si trova».
Budapest è però tra i Paesi che si oppongono all’allargamento e alla revisione del principio di unanimità. Una regola che rallenta le decisioni europee.
«Abbiamo adottato decisioni importanti anche senza la modifica dei trattati. Come sull’Ucraina. Poi dobbiamo essere realistici. Puntiamo in primo luogo su Difesa e competitività. Ma possiamo rinunciare al quadro complessivo per queste difficoltà? Io non credo».
Non ha paura che proprio la crescita del populismo alle prossime elezioni possa fermare questo processo?
«Infatti dobbiamo convincere i cittadini della bontà del progetto europeo, della sua necessità. È una battaglia politica. Che dovremo affrontare. Il nostro è un progetto democratico. Anche Macron non ha una visione pessimistica. Abbiamo gli strumenti per crescere. Dobbiamo aprire gli occhi e fare tutte le riforme che servono. Abbiamo bisogno di una vera sovranità europea. Non del sovranismo».
Lei hai paura dell’avanzata dell’estrema destra alle prossime elezioni europee?
«Sono convinto che le forze europeiste prevarranno e lavoreranno per un‘Ue più forte. Difenderemo le nostre ambizioni. Quel che è accaduto con il Covid e con la guerra in Ucraina, come cioè abbiamo affrontato queste crisi, ci ha confermato che è la scelta giusta. Dimostreremo la bontà delle nostre posizioni. L’approccio di chi vuole chiudersi non funziona. Dobbiamo invece aprirci».
In questa situazione può fare un identikit del miglior presidente di Commissione e miglior presidente del Consiglio europeo?
«Dobbiamo aspettare le elezioni. Di certo al Consiglio europeo di giugno o di luglio, si dovrà trovare un bilanciamento. Un bilanciamento geografico, politico, di agenda e di genere. Abbiamo la responsabilità dell’unità in Consiglio europeo. L’unità è l’aspetto da salvaguardare. Stiamo preparando il Consiglio di giugno proprio in questa prospettiva. L’unità sarà fondamentale»