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Primo maggio, Conte pronto a firmare il referendum della Cgil contro il Jobs Act, la prudenza di Schlein

La segretaria del Pd sarà insieme al capo del Movimento a Portella della Ginestra per ricordare l'eccidio dei contadini nel ‘47. L’ex premier fa sponda col sindacato di Landini, il Nazareno cauto
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Ci saranno entrambi a Portella della Ginestra, dove settantasette anni fa gli sgherri del bandito Giuliano spararono con mitragliatrici e carabine contro la folla dei contadini che celebrava la festa dei lavoratori. Giuseppe Conte però, a differenza di Elly Schlein, avrà una biro nel taschino. Perché proprio oggi – primo maggio, giornata del lavoro, luogo che più evocativo non si può – potrebbe firmare i referendum della Cgil per smantellare il Jobs Act. A Portella della Ginestra ci saranno i banchetti del sindacato rosso, che organizza il corteo. Il presidente dei 5 Stelle aveva già fatto capire in passato che se Maurizio Landini si fosse mosso, il Movimento avrebbe appoggiato l’operazione. Ora che i quesiti sono pronti e i militanti cigiellini hanno preso a macinare sottoscrizioni in tutto lo Stivale, l’ex premier è pronto a fare la mossa: firmare. «Appoggiamo il referendum della Cgil», conferma a Repubblica Mario Turco, vicepresidente dei 5S, con delega proprio al Lavoro. «Il Jobs …

Ci saranno entrambi a Portella della Ginestra, dove settantasette anni fa gli sgherri del bandito Giuliano spararono con mitragliatrici e carabine contro la folla dei contadini che celebrava la festa dei lavoratori. Giuseppe Conte però, a differenza di Elly Schlein, avrà una biro nel taschino. Perché proprio oggi – primo maggio, giornata del lavoro, luogo che più evocativo non si può – potrebbe firmare i referendum della Cgil per smantellare il Jobs Act. A Portella della Ginestra ci saranno i banchetti del sindacato rosso, che organizza il corteo. Il presidente dei 5 Stelle aveva già fatto capire in passato che se Maurizio Landini si fosse mosso, il Movimento avrebbe appoggiato l’operazione. Ora che i quesiti sono pronti e i militanti cigiellini hanno preso a macinare sottoscrizioni in tutto lo Stivale, l’ex premier è pronto a fare la mossa: firmare. «Appoggiamo il referendum della Cgil», conferma a Repubblica Mario Turco, vicepresidente dei 5S, con delega proprio al Lavoro. «Il Jobs Act – prosegue Turco – ha aumentato la precarietà del Paese. E il referendum è una battaglia da portare avanti, insieme al salario minimo, alla richiesta di maggiore sicurezza nei cantieri e di misure che aumentino la produttività delle imprese».

E Schlein che farà? A Portella della Ginestra c’era già stata, l’anno scorso, appena issata dal popolo delle primarie sulla tolda di comando del Pd. Il primo maggio 2023 venne accolta con strette di mano, applausi, batterie di telefonini acchiappa-selfie. E disse così: «Dobbiamo spazzare via i contratti pirata». Stavolta dovrà dividere il corteo col socio-rivale dell’ex campo largo, dopo un mese e mezzo di gelo polare e un’imbarazzata, rapidissima stretta di mano il 9 aprile scorso, a un convegno romano, appena quattro giorni dopo che Conte aveva fatto saltare le primarie di Bari rinfacciando ai democratici la questione morale. Soprattutto, Schlein dovrà barcamenarsi col referendum. Perché di suo, si sa come la pensi: il Jobs Act l’ha sempre cassato, bollato come un errore, una macchia del vecchio Pd che intende lavare. L’estate scorsa, ospite della Versiliana, si spinse a dichiarare che un referendum cigiellino così l’avrebbe sostenuto. Bastò un mezzo assenso perché nelle successive 48 ore sul rullo delle agenzie stampa scorresse un torrente di dichiarazioni stonate, rispetto alla linea della leader. «Col Jobs Act abbiamo abolito le dimissioni in bianco e i co.co.pro», reagì a difesa della legge Graziano Delrio, che di quella stagione di governo fu tra i protagonisti. «Non facciamo del Jobs act un feticcio o un capro espiatorio», fu il commento dell’ex ministra Marianna Madia. Ecco perché al Nazareno, sulla firma, ora predicano cautela. Comunque no, assicurano nel giro della segretaria, non dovrebbe firmare oggi.

Ben altra storia, per Schlein, battersi per il salario minimo. Ieri l’opposizione, quasi a ranghi completi (dal Pd ai 5S ai rossoverdi), ha depositato in Cassazione una proposta di legge popolare che ricalca il testo affossato dalla maggioranza alla Camera. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, scatterà la raccolta firme: ne servono 50mila in 6 mesi per depositare il testo in Parlamento e arrivare a un voto bis. Anche i 5S naturalmente sono della partita. E anzi, rilanciano, presentando in contemporanea una legge per introdurre il reato di omicidio sul lavoro. Alla conferenza stampa di presentazione, ieri, c’era anche Emma Marrazzo, la mamma di Luana D’Orazio, la 22enne che ha perso la vita in un filatoio di Prato il 3 maggio di tre anni fa. Ma è soprattutto il rapporto con la Cgil - storico granaio di voti della “ditta”, che Conte ha insidiato - a riaccendere la competizione a sinistra, a quaranta giorni dalle Europee.

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