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La destra spaccata: la vecchia guardia che insieme alla sinistra invita all’obiezione di coscienza contro l'autonomia

(ansa)
Una lettera-appello è stata inviata ai 400 deputati. A firmarla sono Mario Landolfi, leader della destra finiana, l’ex forzista Amedeo Laboccetta, l’ex parlamentare diessino Massimo Villone e Eugenio Mazzarella ex deputato dem
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ROMA – Non solo la sinistra, ma anche la destra storica condurrà una battaglia contro l’autonomia differenziata. Finita lunedì la discussione generale a Montecitorio, non si sa ancora quando la riforma bandiera della Lega tornerà in aula per il voto sugli emendamenti, che le opposizioni ripresenteranno al gran completo: 2.235. Oltre ai flash mob e alle proteste in piazza, accanto alle iniziative della rete “No Ad”, una lettera-appello è stata inviata ai 400 deputati. Li invita all’obiezione di coscienza nazionale per fermare il “federalismo à la carte” leghista.

A firmarla sono Mario Landolfi, ex ministro delle Comunicazioni, leader della destra finiana, Amedeo Laboccetta, il costituzionalista, ex parlamentare diessino Massimo Villone e Eugenio Mazzarella ex deputato dem. Villone parla di difesa dei valori fondamentali della Repubblica che l’autonomia spezzettando l’Italia, sgretola. Per Landolfi il rimedio è semplice: “Giorgia Meloni dica di no. No a una Repubblica Arlecchino. Lo Sta…

ROMA – Non solo la sinistra, ma anche la destra storica condurrà una battaglia contro l’autonomia differenziata. Finita lunedì la discussione generale a Montecitorio, non si sa ancora quando la riforma bandiera della Lega tornerà in aula per il voto sugli emendamenti, che le opposizioni ripresenteranno al gran completo: 2.235. Oltre ai flash mob e alle proteste in piazza, accanto alle iniziative della rete “No Ad”, una lettera-appello è stata inviata ai 400 deputati. Li invita all’obiezione di coscienza nazionale per fermare il “federalismo à la carte” leghista.

A firmarla sono Mario Landolfi, ex ministro delle Comunicazioni, leader della destra finiana, Amedeo Laboccetta, il costituzionalista, ex parlamentare diessino Massimo Villone e Eugenio Mazzarella ex deputato dem. Villone parla di difesa dei valori fondamentali della Repubblica che l’autonomia spezzettando l’Italia, sgretola. Per Landolfi il rimedio è semplice: “Giorgia Meloni dica di no. No a una Repubblica Arlecchino. Lo Stato è un valore non negoziabile a destra. Almirante stesso si rivolterebbe nella tomba”.

E quindi l’obiettivo è innanzitutto rallentare l’iter, che invece era stato accelerato con uno scontro in commissione affari costituzionali dove si è votato persino due volte un emendamento dei grillini per rimediare a una topica della maggioranza, che era andata sotto. Non è accettabile – dicono i promotori dell’appello – che si voti prima dell’8 e 9 giugno, prima delle europee, per fare un favore ai leghisti. Dal Senato alla Camera – è scritto – la versione è la stessa, al di là del numero delle parole, non ci sono state modifiche. L’obiettivo del ministro Roberto Calderoli, “padre” del provvedimento che Matteo Salvini vuole sbandierare in vista delle europee, è di blindare l’autonomia differenziata alla Camera, così che non debba tornare per una ulteriore lettura a Palazzo Madama.

Sarà quindi possibile avviare subito dopo, il negoziato tra lo Stato e le Regioni che intendono richiedere funzioni da gestire da sé e relative risorse, su una o tutte le 23 materie devolvibili. “E’ qui maggiore rischio per l’unità della Repubblica. Nel negoziato è dominante il ruolo del Ministro per le autonomie, che tratta con gli esecutivi regionali. Il Parlamento è sostanzialmente emarginato, e rimane escluso anche dalla gestione delle intese successiva alla stipula e all’approvazione con legge, affidata a commissioni paritetiche Stato-Regione, in cui il ruolo del Ministro delle autonomie è ancora dominante. Con l’autonomia differenziata si prefigura un’Italia fatta di staterelli giustapposti. Un Paese-arlecchino, in cui i poteri, funzioni, risorse trasferiti in periferia sono sottratti alle istituzioni nazionali, riducendone la capacità di interpretare e rappresentare i bisogni del paese, di legiferare e di governare, di formulare e implementare le politiche nazionali strategiche”

Quindi la premier Meloni intervenga, innanzitutto per chiarire. Si apra un dibattito vero. Ancora. Si sottolineano le critiche del “mondo delle imprese, del lavoro, delle professioni, della sanità, della scuola, e persino della Chiesa. Non si può fingere che non esista alcun rischio per l’unità della Repubblica, la tenuta del bilancio, la competitività del sistema-paese, l’eguaglianza nei diritti fondamentali, la coesione sociale e territoriale, il suo peso nel contesto europeo e di un mondo globalizzato”.

Se non c’è chiarezza piena, allora “le deputate e i deputati esercitino la libertà di voto a loro garantita dalla Costituzione: una obiezione di coscienza nazionale, perché l’Italia nata dalla Costituzione repubblicana, unita e solidale, non può essere restituita ad una condizione pressoché di espressione geografica, da cui solo un lungo travaglio per costituirla a Nazione, l’ha sottratta”.

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