È derby Mentana-Vespa per il confronto in tv tra Meloni e Schlein
di Lorenzo De CiccoRoma – E duello sarà: Meloni vs Schlein. Sfida secca, senza “ritorno” su altri canali. C’è un accordo di massima sulla data: si terrà nell’ultimo scampolo di maggio. Manca però il terreno di gioco. Su questo la premier e la leader del Pd ancora non hanno trovato la famosa quadra: FdI propone la “Terza camera”, cioè il salotto tv di Bruno Vespa, Porta a Porta. Un classico. Il Nazareno invece, dopo avere passato gli ultimi sei mesi a picconare la Tv di Stato perché ridotta, questa è l’accusa, a «TeleMeloni», preferirebbe un campo diverso: La7, da Enrico Mentana. Scartate le reti Mediaset dei Berlusconi. E pure Sky, perché considerato poco appetibile in termini di grande pubblico, rispetto ai canali classici. Mentre proporre il 9 di Fabio Fazio (e tra poco pure di Amadeus) anche al Nazareno è sembrato troppo: avrebbe fatto saltare tutto.
Roma – E duello sarà: Meloni vs Schlein. Sfida secca, senza “ritorno” su altri canali. C’è un accordo di massima sulla data: si terrà nell’ultimo scampolo di maggio. Manca però il terreno di gioco. Su questo la premier e la leader del Pd ancora non hanno trovato la famosa quadra: FdI propone la “Terza camera”, cioè il salotto tv di Bruno Vespa, Porta a Porta. Un classico. Il Nazareno invece, dopo avere passato gli ultimi sei mesi a picconare la Tv di Stato perché ridotta, questa è l’accusa, a «TeleMeloni», preferirebbe un campo diverso: La7, da Enrico Mentana. Scartate le reti Mediaset dei Berlusconi. E pure Sky, perché considerato poco appetibile in termini di grande pubblico, rispetto ai canali classici. Mentre proporre il 9 di Fabio Fazio (e tra poco pure di Amadeus) anche al Nazareno è sembrato troppo: avrebbe fatto saltare tutto.
Si vedrà. Comunque la notizia è che il confronto televisivo tra le due donne che guidano la politica italiana si farà. Fra tre-quattro settimane. È stata soprattutto Schlein a chiederlo, il duello tv. E Meloni non si è tirata indietro. Dopo un mese di trattative a rilento, anche perché entrambe le leader erano alle prese con la fatica delle liste, ieri il portavoce della segretaria del Pd, Flavio Alivernini, ha sentito Giovanna Ianniello, la storica capa della comunicazione di Meloni. E si è trovato l’accordo sulla “finestra” temporale - gli ultimi dieci giorni di maggio - per il confronto. Le regole dell’Agcom sulla par condicio non dovrebbero essere d’intralcio: basterà consentire agli altri leader di avere gli stessi spazi, nella stessa fascia oraria.
Vespa è in pole position. Non tanto perché già a fine dicembre si era prenotato, facendo recapitare ad entrambi i fronti la disponibilità a giocare da arbitro. Ma anche perché la premier, considerato il ruolo, preferirebbe che fosse la tv di Stato a ospitare la sfida. Altrimenti sembrerebbe una sconfessione per il nuovo corso di viale Mazzini. Virare su La7 significherebbe, in un certo senso, ammettere che la televisione pubblica non fornisce sufficienti garanzie di terzietà. Schlein ci sta provando, a cambiare canale. Anche se alla fine, questa è l’impressione, finirà per accettare Vespa. L’ha fatto capire ieri, ospite proprio di La7, a Tagadà: «Il duello ci sarà, come e dove vogliono, io non ho mai cambiato idea. Non è ancora deciso, stiamo discutendo, ma sarà un momento di chiarezza utile al Paese».
In entrambi i lati della contesa c’è la convinzione che il duello darà una spinta nei sondaggi, nel rush finale delle Europee. A svantaggio degli alleati. Ma quanto può valere un confronto tv, nell’Italia di oggi, coi canali generalisti che arrancano, insidiati dalle piattaforme? Per Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, è un errore da matita blu lanciarsi in paragoni coi duelli pop Prodi-Berlusconi. Il duello del 2006, col Cavaliere che al fotofinish promise «aboliremo l’Ici», secondo Noto spostò «quasi 7 punti nei sondaggi. Tutti decisivi per rendere quella di Prodi nelle urne una vittoria dimezzata». E oggi? «Il duello Schlein-Meloni è per le Europee, non per le Politiche. Ai tempi, sia Berlusconi che Prodi si giocavano la presidenza del Consiglio e quelle elezioni erano a tutti gli effetti una corsa a due». Stavolta non sarà così. «Non c’è nemmeno la percezione che l’esito delle Europee inciderà sulla permanenza di Meloni a Palazzo Chigi». Quindi l’appeal c’è, «perché è una sfida tra due donne, una prima assoluta», ma è più mediatico che politico. Meloni poi partirebbe avvantaggiata, dice Noto: «Ha un’arma in più: se promette una cosa può farla l’indomani, essendo al governo. Schlein no». La segretaria del Pd «può però giocarsi la carta dell’Europa, dato che i socialisti continueranno ad essere in maggioranza nell’Ue, mentre i Conservatori non hanno questa certezza». Un fattore però sembra fuori discussione: «Chiunque la spunti nel duello, non ruberà voti alla diretta avversaria, ma agli alleati del suo campo». E la posta, a quanto pare, vale l’azzardo di un flop.