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Giustizia, Meloni regala a FI la separazione delle carriere. L’Anm: “Riforma pericolosa”

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante il question time alla Camera dei Deputati, Roma, 17 aprile 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI 
Vertice a Palazzo Chigi: via libera in Cdm prima delle Europee. Nella riforma doppio Csm e sorteggio per i togati
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Un secchio d’acqua gelata sui giudici prima del loro congresso a Palermo. Perché, non certo per caso, giusto ieri pomeriggio, in una riunione di soli 40 minuti, la premier Giorgia Meloni ha affondato uno dei capisaldi della Costituzione antifascista del 1948. Ha dato il via libera, non a caso prima delle Europee, alla terza riforma della Carta, divise per sempre le vite e le carriere dei pubblici ministeri e dei giudici. Anche Forza Italia ha avuto la sua bandierina da giocare in campagna elettorale dopo le garanzie del premierato ai meloniani e l’autonomia differenziata alla Lega.

Ed è un regalo davvero tosto. Non solo la separazione delle carriere, ma anche due concorsi ovviamente distinti e due Csm, e per giunta pure il sorteggio “secco” dei togati da mandare a palazzo Bachelet. E suona perfino irriguardosa la nuova intenzione dell’ex palazzo dei Marescialli alla vigilia, era il 16 aprile, di quello che i magistrati considerano uno stravolgimento senza pari dell’equilibrio garantit…

Un secchio d’acqua gelata sui giudici prima del loro congresso a Palermo. Perché, non certo per caso, giusto ieri pomeriggio, in una riunione di soli 40 minuti, la premier Giorgia Meloni ha affondato uno dei capisaldi della Costituzione antifascista del 1948. Ha dato il via libera, non a caso prima delle Europee, alla terza riforma della Carta, divise per sempre le vite e le carriere dei pubblici ministeri e dei giudici. Anche Forza Italia ha avuto la sua bandierina da giocare in campagna elettorale dopo le garanzie del premierato ai meloniani e l’autonomia differenziata alla Lega.

Ed è un regalo davvero tosto. Non solo la separazione delle carriere, ma anche due concorsi ovviamente distinti e due Csm, e per giunta pure il sorteggio “secco” dei togati da mandare a palazzo Bachelet. E suona perfino irriguardosa la nuova intenzione dell’ex palazzo dei Marescialli alla vigilia, era il 16 aprile, di quello che i magistrati considerano uno stravolgimento senza pari dell’equilibrio garantito dalla Carta. Come non bastasse la sezione disciplinare dei due Csm sarà sostituita da un’Alta corte che punirà tutte le magistrature, oltre a quella ordinaria, la contabile, l’amministrativa, la tributaria. Era l’idea di Luciano Violante, oggi uno degli sponsor dell’attuale vice presidente del Csm, l’avvocato leghista Fabio Pinelli.

Quando il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ascolta la notizia per qualche secondo tace. Poi eccolo dire a Repubblica: «La separazione delle carriere è una riforma pericolosa per l’effettiva indipendenza del pm dal potere politico, e quindi per il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Siamo profondamente preoccupati, e per questo abbiamo chiesto un confronto con l’Esecutivo prima che il testo diventi legge. Ne discuteremo al congresso di Palermo». Già, il congresso dell’Anm che parte il 10 maggio, presente Sergio Mattarella che non prenderà la parola, come sempre in questi casi. Se dovesse farlo, vista la situazione, sarebbe una vera sorpresa. Ma la possibilità viene esclusa.

Resta però lo sgarbo di Meloni, giusto adesso, alla stessa Anm. Santalucia l’ha invitata personalmente, e lei non ha neppure risposto. Ha ovviamente invitato Nordio, e lui sta a Venezia per il G7. Potrebbe arrivare sabato pomeriggio o domenica, ma non ci pensa proprio. Per via Arenula Meloni delega il forzista barese Sisto. Ci saranno invece Schlein e Conte. Tante sono le adesioni delle toghe, già 800, a fronte della metà dei congressi precedenti. A riprova che l’allarme per una magistratura sotto i piedi dell’Esecutivo è altissimo.

Ma eccoci ai 40 minuti a sorpresa di ieri pomeriggio in quel di Chigi. Ci sono Meloni, Mantovano, Nordio. Giulia Bongiorno per la Lega. I sottosegretari Sisto e Delmastro. Assenti giustificati Tajani e Salvini. Si chiude il cerchio sulla separazione. Una sorta di altolà della premier al suo Guardasigilli che da mesi giocherella con le infinite versioni proposte dai suoi uffici. L’imprinting politico per la riforma come carta da giocare in campagna elettorale. La soluzione decisa ieri è considerata «devastante» dalle toghe. A meno di dieci giorni dal 25 aprile un’altra “mazzata” alla Costituzione. Si attua la riforma che da sempre ha caldeggiato Silvio Berlusconi. Due vite professionali per i giudici e per i pubblici ministeri, che ovviamente dovranno affrontare concorsi differenti. In entrambi sarà applicato il test psicoattitudinale già previsto dallo stesso Nordio e che, non certo a caso, scatta dal 2026. I tempi ci sono, perché la separazione dovrà affrontare un doppio passaggio parlamentari. E poi il referendum che non prevede quorum dei votanti, chi guadagna un voto in più vince.

A palazzo Chigi la discussione più lunga — pur sempre minuti dei 40 totali — è sul sistema di voto per i togati del Csm. E qui lo schiaffo è davvero brutto. S’impunta la Lega con Bongiorno che vuole il sorteggio secco, non quello “temperato” del forzista Pierantonio Zanettin. Giudici e pm che andranno nei due distinti Csm saranno “tirati a sorte”. «Per azzerare il potere delle correnti» come la stessa Bongiorno ha detto più volte proprio a Repubblica. A presiedere i due Csm sarà sempre il capo dello Stato, perché Meloni non è arrivata al punto di imporre invece i vertici della Cassazione. Fino a ieri sera reggeva ancora l’obbligatorietà dell’azione penale, e non la discrezionalità nelle mani del Parlamento. Ma non è detto che non cambino idea fino alla fine.

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