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Schlein e il Pse all’attacco: “Su Agi e libertà di stampa Meloni è peggio di Orbán”

(afp)
La segretaria dem a Berlino alla convention dei socialisti europei: mai accordo con le destre
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BERLINO — Quando arriva Olaf Scholz inseguito dai sondaggi che lo crocifiggono come cancelliere più impopolare della storia, il suo sorriso fisso sembra ormai un tic nervoso. Il leader della Spd è in netto ritardo. Ma fa in tempo a lanciare un «buon compleanno» a Elly Schlein. E la leader del Pd gli risponde come una saetta che «non ci può essere luogo migliore» per festeggiare il suo genetliaco. Schlein è appena stata accolta dai vertici dei Socialisti europei, riuniti sul palco di una kermesse pre-elettorale convocata a Berlino, con bacetti schioccanti, un vecchio manifesto della Spd contro le destre — dono dei “Genossen”, dai compagni tedeschi — e un coro, «Happy birthday» intonato spontaneamente dalla platea.

Ma il momento è grave, come dimostra la notizia terribile rimbalzata da Dresda, dove il capolista sassone della Spd Matthias Ecke è stato gonfiato di botte venerdì notte da una squadraccia di estremisti di destra. E i socialisti europei precipitano a metà pomeriggio i lo…

BERLINO — Quando arriva Olaf Scholz inseguito dai sondaggi che lo crocifiggono come cancelliere più impopolare della storia, il suo sorriso fisso sembra ormai un tic nervoso. Il leader della Spd è in netto ritardo. Ma fa in tempo a lanciare un «buon compleanno» a Elly Schlein. E la leader del Pd gli risponde come una saetta che «non ci può essere luogo migliore» per festeggiare il suo genetliaco. Schlein è appena stata accolta dai vertici dei Socialisti europei, riuniti sul palco di una kermesse pre-elettorale convocata a Berlino, con bacetti schioccanti, un vecchio manifesto della Spd contro le destre — dono dei “Genossen”, dai compagni tedeschi — e un coro, «Happy birthday» intonato spontaneamente dalla platea.

Ma il momento è grave, come dimostra la notizia terribile rimbalzata da Dresda, dove il capolista sassone della Spd Matthias Ecke è stato gonfiato di botte venerdì notte da una squadraccia di estremisti di destra. E i socialisti europei precipitano a metà pomeriggio i loro capisaldi anti-sovranisti in vista delle urne in un “Manifesto di Berlino per la Democrazia” che è anzitutto una dichiarazione di guerra alla destra, a Giorgia Meloni e alle aperture ai sovranisti della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in corsa per la rielezione come spitzenkandidat dei Popolari europei.

Tuttavia, una delle più pressanti emergenze per l’Italia, Schlein la ricorda ai cronisti che la attendono a margine dei “Bolle Festsaele”. È quella dello stato angosciante dell’informazione italiana, secondo l’ultimo rapporto di Reporter sans frontièrs. «È sicuramente grave che dopo poco più di un anno di governo Meloni, vediamo l’Italia calare di cinque posizioni nella classifica di Reporters senza frontiere (Rsf)», scandisce la leader Pd, aggiungendo che «non siamo stupiti: abbiamo visto un’occupazione militare del servizio pubblico, che tale smette di essere, per diventare megafono del governo. Continuiamo a dare solidarietà ai giornalisti che cercano di fare il loro mestiere. Abbiamo visto poi la censura di intellettuali, scrittori o monologhi che non erano graditi». Alla fine, arriva l’affondo sul caso Agi, la storica agenzia di stampa che rischia di finire in mano agli editori più famelici della destra italiana, gli Angelucci: «Abbiamo visto anche il tentativo, da parte di una società partecipata di uno stato, di vendere a un parlamentare di maggioranza la seconda agenzia di stampa italiana. Nemmeno Orbán si era spinto a tanto. Continueremo a difendere il principio dell’informazione plurale, perché è diritto dei cittadini essere informati correttamente».

L’uomo nero

Ma prima ancora di partecipare alla riunione dei Socialisti europei, è stato ieri mattina lo spitzenkandidat Nicolas Schmit ad anticipare al quotidiano Tagesspiegel uno dei tormentoni del pomeriggio berlinese: l’attacco frontale a Meloni. E il lussemburghese ha anche messo in guardia dalla deriva dell’informazione in Italia. «Dobbiamo togliere ogni magia a Meloni», ha argomentato il Commissario europeo: la premier italiana «sta limitando i diritti» delle minoranze, sta «irrigidendo le regole sull’aborto», «riducendo i diritti delle coppie lgbtqi» e «sta tentando, un pezzo alla volta, di prendere il controllo dei media pubblici. E da quelli berlusconiani, è già enormemente sostenuta».

Un altro messaggio che arriva da tutti i partecipanti che si alternano nel pomeriggio al microfono della “sala da ballo” nel quartiere Moabit, è l’altolà a Ursula von der Leyen, che da due anni flirta con Meloni e la scorsa settimana non ha escluso di allargare eventuali alleanze post-voto ai sovranisti. Nel “Manifesto di Berlino” il passaggio è limpido, ed è firmato da tutti i leader “rossi”, da Scholz a Sanchez, da Schlein a Loefven: «Non coopereremo mai né formeremo una coalizione con l’estrema destra: questa è l’incrollabile promessa fatta agli elettori dai leader progressisti oggi a Berlino». Ciò significa «nessuna cooperazione o alleanza con l’Ecr o l’Id al Parlamento europeo». O per dirla con il segretario del Pse, Stefan Loefven, «alcuni partiti stanno normalizzando la destra»: la linea rossa va tirata subito, e netta. O finisce come in Italia, dove la destra governa «e infila gli antiabortisti nei consultori».

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