✕

La missione europea anticensura: “Emergenza per i media italiani”

Renate Schroeder, direttrice della Federazione Europea dei Giornalisti

 
A Roma una delegazione del consorzio Mfrr: “l controllo della tv pubblica da parte del governo è un simbolo della libertà a rischio. Ci auguriamo che la premier voglia dimostrare ai partner europei che l’Italia è un Paese affidabile”
2 minuti di lettura

La missione per lavorare al report italiano era prevista in autunno: troppo tardi, troppi dossier aperti che riguardano la libertà di stampa nel nostro Paese e che rischiano di chiudersi quando ormai ci sarà poco da fare. Ed è per questo che, anche su sollecitazione del sindacato unitario italiano dei giornalisti Fnsi, la delegazione del consorzio europeo Media Freedom Rapid Response (Mfrr) sarà a Roma, come detto, in anticipo sul programma, il 16 e 17 maggio. Del Mfrr fanno parte Article 19 Europe, European Centre for Press and Media Freedom, il sindacato European Federation of Journalists, Free Press Unlimited, International Press Institute e l’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Oltre a incontrare le rappresentanze professionali, in sospeso c’è la richiesta di incontri più istituzionali: dall’Agcom alla commissione parlamentare Antimafia, tra gli altri. C’è chi nel governo ha già declinato l’invito a causa di “impegni pregressi”, come si dice spesso in questi casi.

…

La missione per lavorare al report italiano era prevista in autunno: troppo tardi, troppi dossier aperti che riguardano la libertà di stampa nel nostro Paese e che rischiano di chiudersi quando ormai ci sarà poco da fare. Ed è per questo che, anche su sollecitazione del sindacato unitario italiano dei giornalisti Fnsi, la delegazione del consorzio europeo Media Freedom Rapid Response (Mfrr) sarà a Roma, come detto, in anticipo sul programma, il 16 e 17 maggio. Del Mfrr fanno parte Article 19 Europe, European Centre for Press and Media Freedom, il sindacato European Federation of Journalists, Free Press Unlimited, International Press Institute e l’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Oltre a incontrare le rappresentanze professionali, in sospeso c’è la richiesta di incontri più istituzionali: dall’Agcom alla commissione parlamentare Antimafia, tra gli altri. C’è chi nel governo ha già declinato l’invito a causa di “impegni pregressi”, come si dice spesso in questi casi.

Tre i temi al centro dell’agenda: il servizio pubblico, cioè la Rai; l’European Media Freedom Act, che vuole garantire l’indipendenza di tv e radio pubbliche dalla politica, la trasparenza nelle proprietà e proteggere i giornalisti dagli spyware-spia, provvedimento sul quale al Parlamento Ue Fratelli d’Italia e Lega si sono astenuti; e infine le querele bavaglio, il metodo intimidatorio migliore ancora oggi per limitare il diritto di cronaca.

Renate Schroeder, direttrice della Federazione Europea dei Giornalisti e componente della delegazione, dice che in Europa ci sono «vari Paesi come Ungheria, Slovacchia e Polonia che da tempo mostrano delle criticità, ma l’Italia è purtroppo un paese emergente in questo senso. Il controllo della tv pubblica per come lo stiamo vedendo oggi è per noi è un simbolo estremamente preoccupante, è uno dei parametri che utilizziamo per misurare il grado di libertà o meno. C’è la vicenda dell’agenzia Agi, quella del Domani, le querele temerarie, l’enorme precarietà del settore che aumenta la debolezza dei giornalisti, le concentrazioni editoriali: fattori che, messi assieme, ci mettono in allarme».

A partire dal monitoraggio delle violazioni della libertà dei media (vengono registrate nella piattaforma Mapping Media Freedom, in Italia da ottobre 2022 gli alert sono stati 138, di questi ben 21 riguardano le aggressioni fisiche a giornalisti), i partner del Mfrr sviluppano una serie di strumenti per fornire un supporto pratico ai giornalisti sotto attacco (assistenza legale ed economica, residenze protette, formazioni e consulenze), oltre a portare avanti missioni di advocacy e campagne di sensibilizzazione per promuovere il dibattito pubblico transnazionale su questioni chiave per un giornalismo più libero. «Conosciamo la retorica diffusa — ragiona Schroeder — quando facciamo queste denunce, è di lunga data, sin dai tempi di Silvio Berlusconi: “sono comunisti”, “è la sinistra”, “è sempre stato così”: ma noi siamo giornalisti, difendiamo i diritti e gli standard etici del giornalismo, non siamo esponenti politici né ci muove un orientamento specifico». Per questo «spero che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni voglia dimostrare ai partner europei che l’Italia è un paese affidabile, una democrazia che rispetta appieno la libertà di stampa, cioè uno dei propri pilastri».

Il report del Mfrr sarà pronto fra tre mesi e mezzo. L’ultimo risale a metà 2022, quando una riforma complessiva delle norme sulla diffamazione era stata sollecitata anche dalla Consulta ma «una volontà politica è del tutto assente: manca la volontà di procedere a qualsiasi riforma del settore», si annotò allora nel documento. C’era già da allarmarsi, ma non si parlava ancora di carcere per i giornalisti, come da proposta di Gianni Berrino (FdI), o del famigerato ddl Costa (esponente di Azione) che vieta sempre ai giornalisti di citare le ordinanze di arresto. La destra a trazione sovranista, con la successiva occupazione militare della Rai, non era ancora andata al governo. «Non voglio drammatizzare, non parlerei ancora di una deriva orbaniana per l’Italia — commenta Schroeder — , ma dobbiamo fare di tutto per evitarlo uno scenario del genere. L’articolo 21 della vostra Costituzione va difeso a ogni costo, nonostante il cinismo diffuso contro la stampa».

Leggi i commenti