Nordio cambia idea: andrà a Palermo al congresso dell’Anm
di Liana MilellaIl ministro della Giustizia, Carlo Nordio
Carlo Nordio andrà al congresso dell’Anm a Palermo. Sfiderà le toghe sabato prossimo. Ha cambiato idea giusto pochi minuti fa. E con una telefonata è stata la sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi a comunicarlo al presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia
Non solo. Nordio vedrà anche lo stesso Santalucia, con i componimenti della giunta del sindacato dei giudici, domani alle 16 al ministero della Giustizia. Ovviamente parleranno del progetto di riforma costituzionale alle viste, che comprende separazione delle carriere, due Csm, l’Alta corte disciplinare per tutte le toghe.
Finora non era ancora previsto l’arrivo di Nordio a Palermo, impegnato venerdì nel G7 sulla giustizia a Venezia. Venerdì, all’apertura del congresso, assisterà il presidente Sergio Mattarella. L’assenza di Nordio sarebbe stata un ovvio sgarbo istituzionale. Inevitabile, di fronte a una riforma epocale per la magistratura italiana, metterci la faccia. Il ministro, che ha sempre vantato di sentirsi ancora la toga add…
Carlo Nordio andrà al congresso dell’Anm a Palermo. Sfiderà le toghe sabato prossimo. Ha cambiato idea giusto pochi minuti fa. E con una telefonata è stata la sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi a comunicarlo al presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia
Non solo. Nordio vedrà anche lo stesso Santalucia, con i componimenti della giunta del sindacato dei giudici, domani alle 16 al ministero della Giustizia. Ovviamente parleranno del progetto di riforma costituzionale alle viste, che comprende separazione delle carriere, due Csm, l’Alta corte disciplinare per tutte le toghe.
Finora non era ancora previsto l’arrivo di Nordio a Palermo, impegnato venerdì nel G7 sulla giustizia a Venezia. Venerdì, all’apertura del congresso, assisterà il presidente Sergio Mattarella. L’assenza di Nordio sarebbe stata un ovvio sgarbo istituzionale. Inevitabile, di fronte a una riforma epocale per la magistratura italiana, metterci la faccia. Il ministro, che ha sempre vantato di sentirsi ancora la toga addosso portata per 40 anni, non poteva sottrarsi a un appuntamento che potrebbe riservargli anche manifestazioni di ampio dissenso.
Gasparri attacca Santalucia
Molto pesante invece l’attacco del capogruppo di Forza Italia al Senato Maurizio Gasparri, da poco componente anche delle commissioni Giustizia del Senato e dell’Antimafia. “Dobbiamo fare qualcosa per tale Santalucia, esponente di un'organizzazione che si autodefinisce Anm. Ogni giorno sforna formule fantasiose. Parla di pericoli per la libertà, di assalti all'informazione e alla giustizia”. E aggiunge: “Santalucia deve essere provato da qualche delusione che ha registrato nella vita, perché le sue esternazioni si verificano a ritmo incessante. Immagina pericoli che non ci sono, descrive un mondo irreale, dicono addirittura che sia un magistrato e che potrebbe avere avuto nelle sue mani il destino di tutti i cittadini italiani”. Per chiudere così: “Io non credo che sia vero. Pertanto lui si chiama Santalucia, io invece invoco tutti i santi affinché possa recuperare serenità, equilibrio e la smetta di insolentirci ogni giorno con descrizioni irreali di un mondo che è molto migliore di quello che lui descrive". Come dimostra l’intervista del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia a Repubblica, è evidente che Gasparri forse ha sbagliato “Santalucia”.
Ma quando è sera ecco la reazione del segretario generale del’Anm Salvatore Casciaro, toga di Mi. Che critica Gasparri per le sue parole: "A fronte di un’intervista argomentata sulla riforma costituzionale della giustizia, il senatore Gasparri risponde con il dileggio, la provocazione, l’offesa gratuita del presidente dell’Anm, cui va la mia solidarietà”. E ancora: “Sconcerta e sconforta non poco un simile approccio nei confronti del presidente di un’associazione cui risulta iscritta la quasi totalità dei magistrati italiani. Certo, è più facile dribblare i temi di un’intervista, delicati e spinosi, che replicare nel merito".
Tutti i magistrati in allarme
Ed eccoci all’allarme diffuso tra tutte le toghe, che traspare via via dalle prese di posizione dei gruppi associativi. Il primo, di buon mattino, è quello di Magistratura indipendente, proprio il gruppo che, nei giorni scorsi, veniva dato addirittura come possibile assente dal congresso, o comunque scosso da qualche dissenso interno. Invece sarà proprio il segretario generale Casciaro, di Mi, a chiudere il dibattito domenica. Ma non solo. La nota di Mi, che vede al vertice la presidente Loredana Miccichè, ex Csm e toga della Cassazione, e nel ruolo di segretario Claudio Galoppi, anche lui un ex Csm, cui Nordio ha anche affidato la presidenza della commissione ministeriale che ha chiuso l’iter della legge Cartabia sull’ordinamento giudiziario esprime “forte preoccupazione e radicale contrarietà”. E prosegue così: “Separare le carriere significa allontanare definitivamente il pm dalla cultura della giurisdizione. Significa creare un corpo autonomo di super poliziotti destinati alla sottoposizione inevitabile all’Esecutivo. Tutto questo si risolverà in un grave danno per i cittadini, per i loro diritti e per le loro libertà. Si va in una direzione opposta a quella auspicata a livello europeo, come affermato nella dichiarazione di Bordeaux del Consiglio Consultivo Europeo dei giudici e dei procuratori”.
Giusto per la cronaca, stiamo parlando della corrente di Alfredo Mantovano, l’attuale sottosegretario alla Presidenza ed ex deputato di An, oggi di FdI, presente anche alla riunione di venerdì scorso che a palazzo Chigi ha dato il via libera al progetto costituzionale sulla giustizia, alla presenza della premier Meloni. Nel dettaglio Mi critica il sorteggio “secco” per eleggere i togati del Csm - “una scelta espressione della logica qualunquista dell’uno vale uno che tanti danni ha già fatto all’Italia” - e ancora quella dell’Alta Corte per giudicare e punire le toghe che “svilisce le funzioni del governo autonomo”. Per concludere che siamo di fronte “alla volontà di mortificare la giurisdizione e con essa la magistratura”.
Critiche uguali arrivano da Area, il gruppo di sinistra delle toghe. Che parla di una riforma che viene presentata, ma non è “né garantista, né nell’interesse dei cittadini”. I quali chiedono soltanto “processi più veloci per i quali è necessario assumere e formare personale amministrativo, stabilizzare gli addetti all’ufficio per il processo e investire nella digitalizzazione, ma il governo ancora non ha risolto le criticità del processo penale telematico”. Bisognerebbe invece “ridurre il numero di reati, affrontare il tema della legalizzazione delle droghe leggere, investire sulle pene alternative”, mentre palazzo Chigi fa tutt’altro: “Introduce sempre nuove fattispecie di reato e non interviene sul sovraffollamento carcerario”. In poche parole fa della giustizia solo “l’oggetto di propaganda e di battaglie ideologiche”.
E ancora ecco le toghe centriste di Unità per la Costituzione, detta Unicost. Anche qui critiche a Nordio e al governo per l’annunciato pacchetto giustizia. Con un allarme forte come questo: "Ci auguriamo una mobilitazione di tutta la base della magistratura per scongiurare riforme che potrebbero farci scivolare verso regimi non democratici". Quanto alla riforma “molte perplessità nel metodo e nel merito”. I punti critici e criticati sono sempre gli stessi. Quelli messi in risalto anche dai colleghi europei. Che parlano di “un grave attacco all'indipendenza della magistratura, con concreto pericolo per l'attuale equilibrio dei poteri". Critiche al progetto di due Csm con i togati “estratti a sorte” perché “l'obiettivo precipuo degli organi di autogoverno è quello di proteggere l'indipendenza della magistratura e del singolo giudice, e affinché questo obiettivo si realizzi il Consiglio deve essere libero da influenze politiche dell'esecutivo. E i suoi componenti devono essere eletti tra pari secondo un metodo democratico".