Meloni e la carta migranti per le Europee: nuovo blitz a Tripoli e Bengasi per bloccare gli sbarchi
di Tommaso Ciriaco , Emanuele LauriaUna missione in due tappe, tenuta riservata fino alla tarda serata di ieri. Un tassello del piano Mattei, ma anche una mossa utile sul piano dell’immagine, alla vigilia di una campagna elettorale che potrebbe accendersi attorno al tema dei migranti. Il fronte più delicato per la premier, l’unico sul quale ha sinora ammesso che il governo avrebbe potuto fare di più. Giorgia Meloni sarà oggi in Libia: il programma prevede un incontro a Tripoli con il primo ministro del governo di unità nazionale libico, Abdulhamid Dabaiba. Ma non solo: la presidente del Consiglio ha in agenda anche un confronto, a Bengasi, con il generale Khalifa Belqasim Haftar, il ras della Cirenaica. L’appuntamento più delicato, quest’ultimo, che spiega anche la riservatezza attorno alla notizia del viaggio. E che comunque, riferiscono fonti diplomatiche, rimane in bilico, appeso al via libera definitivo dell’interlocutore.
Sull’aereo per la Libia, con la presidente del Consiglio, tre ministri: Andrea Abodi, Anna Mar…
Una missione in due tappe, tenuta riservata fino alla tarda serata di ieri. Un tassello del piano Mattei, ma anche una mossa utile sul piano dell’immagine, alla vigilia di una campagna elettorale che potrebbe accendersi attorno al tema dei migranti. Il fronte più delicato per la premier, l’unico sul quale ha sinora ammesso che il governo avrebbe potuto fare di più. Giorgia Meloni sarà oggi in Libia: il programma prevede un incontro a Tripoli con il primo ministro del governo di unità nazionale libico, Abdulhamid Dabaiba. Ma non solo: la presidente del Consiglio ha in agenda anche un confronto, a Bengasi, con il generale Khalifa Belqasim Haftar, il ras della Cirenaica. L’appuntamento più delicato, quest’ultimo, che spiega anche la riservatezza attorno alla notizia del viaggio. E che comunque, riferiscono fonti diplomatiche, rimane in bilico, appeso al via libera definitivo dell’interlocutore.
Sull’aereo per la Libia, con la presidente del Consiglio, tre ministri: Andrea Abodi, Anna Maria Bernini e Orazio Schillaci. L’obiettivo è quello di siglare, in ciascuno dei campi di competenza, intese e progetti di ricerca. Un sostegno allo sviluppo che, nella filosofia del piano Mattei, dovrebbe rafforzare la collaborazione e ottenere in cambio un impegno per limitare le partenze dai porti africani verso l’Italia.
Non sarà presente il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che nei giorni scorsi aveva incontrato a Roma gli omologhi di Tunisia, Algeria e Libia. In quell’occasione, il titolare del Viminale aveva sottolineato l’esigenza di fermare i migranti prima ancora che arrivino sulle coste nord-africane per imbarcarsi, indicando come priorità strategica la tenuta delle frontiere terrestri, a cominciare dall’area del Sahel. Meloni giunge in Libia per “blindare” questo patto. In un momento in cui il governo di Tripoli è sempre più in affanno, anche a causa del disimpegno occidentale — Usa e Francia in testa — nel processo di stabilizzazione del Paese, denunciato dall’emissario Onu nella regione, Abdoulaye Bathily, che si è dimesso nei giorni scorsi pronunciando un discorso molto duro verso Haftar e nei confronti dell’Egitto che lo sostiene. Proprio l’atteggiamento di Haftar preoccupa Palazzo Chigi e rischia di diventare una minaccia alla sicurezza del Mediterraneo: navi e aerei russi sono arrivati in Cirenaica, anche in questi giorni, per portare armi e istruttori militari, poi destinati ad una base del deserto che sta diventando snodo logistico verso il Sudan e il Sahel. Lavorare per la pacificazione della Libia, in questo scenario, diventa fondamentale per non aggravare l’emergenza migratoria. E per non vanificare alcuni progressi nei numeri delle partenze rispetto al boom del 2023: al 6 maggio sono stati registrati 17.399 ingressi in Italia dalla Libia, rispetto ai 44.343 dello stesso giorno dello scorso anno. Sbandierare questi dati, in piena campagna elettorale, è fra le priorità della visita di Meloni.
D’altra parte, i rapporti con la Libia sono destinati a far discutere anche il Parlamento nelle prossime ore. La Camera voterà oggi le risoluzioni sul rinnovo del finanziamento delle missioni italiane nelle aree di crisi. Pd e 5Stelle si oppongono al sostegno garantito al governo libico per le operazioni di controllo delle coste: «Sono oramai innumerevoli — si legge nell’atto presentato dai dem — le prove di torture sistematiche messe in atto dalle autorità a capo dei centri di detenzione, tra cui figurano anche alcuni settori della guardia costiera libica». Di conseguenza, «appare non più giustificabile la volontà del governo italiano di rifinanziare ancora una volta la missione bilaterale di supporto». Il Partito democratico torna inoltre a chiedere la chiusura immediata dei centri di detenzione in Libia: «Anche su questo fronte non si è registrato un reale impegno dell’esecutivo».