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Giovanni Toti, l’uomo Mediaset che studiava da delfino ma tradì Berlusconi per sfondare al centro

Silvio Berlusconi e Giovanni Toti nel 2014 

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A Studio aperto fu stagista raccomandato poi divenne direttore. Nel 2014 la scalata in FI inizia da una foto con il Cavaliere sul balcone di una spa dov’era per dimagrire
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Sul balcone di una stanza dell’albergo Villa Paradiso, maison de relax sul lago di Garda, Giovanni Toti in tuta bianca sorride ai fotografi mentre al suo fianco Silvio Berlusconi, vestito di scuro, si sbraccia per salutare qualcuno. Nella vita di un politico c’è sempre una foto che svetta sulle altre. Toti è l’unico al quale quel tipo di foto è stata scattata prima ancora che diventasse un politico. In quel giorno dell’inverno 2014, infatti, quando Berlusconi decide di portarlo in una spa affinché smaltisca qualche chilo di troppo, Toti è almeno formalmente un direttore di due tg Mediaset. Ancora per poco. Il Cavaliere ha deciso di mostrarlo al pubblico, come una sacra ostensione, perché sia chiaro a tutti chi è il nuovo prescelto. Toti entra nel cerchio magico berlusconiano formato, all’epoca, da Francesca Pascale, Maria Rosaria Rossi e, non ultimo, il cane Dudù. Pochi mesi dopo Toti sarà candidato per Forza Italia alle Europee, circoscrizione Nord Ovest, ed eletto a Strasburgo con q…

Sul balcone di una stanza dell’albergo Villa Paradiso, maison de relax sul lago di Garda, Giovanni Toti in tuta bianca sorride ai fotografi mentre al suo fianco Silvio Berlusconi, vestito di scuro, si sbraccia per salutare qualcuno. Nella vita di un politico c’è sempre una foto che svetta sulle altre. Toti è l’unico al quale quel tipo di foto è stata scattata prima ancora che diventasse un politico. In quel giorno dell’inverno 2014, infatti, quando Berlusconi decide di portarlo in una spa affinché smaltisca qualche chilo di troppo, Toti è almeno formalmente un direttore di due tg Mediaset. Ancora per poco. Il Cavaliere ha deciso di mostrarlo al pubblico, come una sacra ostensione, perché sia chiaro a tutti chi è il nuovo prescelto. Toti entra nel cerchio magico berlusconiano formato, all’epoca, da Francesca Pascale, Maria Rosaria Rossi e, non ultimo, il cane Dudù. Pochi mesi dopo Toti sarà candidato per Forza Italia alle Europee, circoscrizione Nord Ovest, ed eletto a Strasburgo con quasi 150 mila preferenze. L’esordio di una carriera che lo porterà a diventare governatore della Liguria, due volte, e infine a litigare con Berlusconi, una volta, ma decisiva.

Figlio di due albergatori versiliesi, classe 1968, sposato con Siria Magri, valente giornalista Mediaset, Toti entra nella storia politica del berlusconismo come sostituto di fatto del senza quid Alfano e come nemico giurato di Denis Verdini, che ricambierà la simpatia dandogli del “babbeo”. Toti, uomo affabile e ironico, risponderà dicendo che, da uno con il repertorio toscano come Verdini, si sarebbe aspettato epiteti peggiori.

Bisogna tornare con la memoria a un’altra Forza Italia per figurarsi quali invidie e rancori potesse aver suscitato nel partito la cooptazione di Toti nelle grazie di Berlusconi. Almeno in privato, perché in pubblico nessuno avrebbe osato sindacare la nuova preferenza del Cavaliere. Ma Toti, che un’idea delle reazioni alla sua promozione ce l’aveva eccome, si divertiva a rimarcare il suo status di eletto: «Io e Dudù andiamo molto d’accordo, mentre aspetto il presidente giochiamo insieme con la palla rivestita del copri-pallone che Razzi ha regalato a Berlusconi, quello con la scritta ‘te lo dico da amico: fatti li cazzi tuoi’». A buon intenditore. L’annosa frequentazione di Arcore - già alle Politiche del 2008 Toti era l’ufficiale di collegamento tra la tv e il partito - non aveva abbattuto la barriera di reverenza con il capo: «Io gli do del lei, lui mi dà del tu», spiegò il futuro governatore ligure. Lo ha raccomandato Pascale, dicevano a mezza bocca i detrattori. «Francesca è un’amica, ma Silvio non si fa dire cosa fare dalla fidanzata», fu la replica.

Toti non ha invece mai negato la raccomandazione ricevuta dal padre di una fidanzata che a metà Novanta gli procurò un colloquio e uno stage a Studio aperto, testata della quale sarebbe poi diventato direttore. Suo mentore professionale Paolo Liguori, che una volta lo mise in castigo perché Toti, sempre attento al look, fece una diretta con gli occhiali da sole. Forse un vezzo figlio della formazione negli anni Ottanta, attraversati – la definizione è sua – da “paninaro moderato”. «Il riflusso e il disimpegno sono state cose positive», è il Toti pensiero sul decennio berlusconiano per eccellenza. Lui, non per niente, diciottenne si era iscritto ai giovani socialisti, «ero un martelliano», il che, spiegato a un ventenne di oggi, significa che simpatizzava per Claudio Martelli, delfino di Bettino Craxi.

Sui suoi gusti personali meglio non indagare troppo, potrebbe averli cambiati. Una volta disse che il suo film preferito era Guerre stellari, poi deve averci ripensato e ha indicato Pulp fiction. Di sicuro è uno dei pochi uomini sul pianeta a preferire Il padrino romanzo a Il padrino film. Non gli sono mai mancate ambizione e fantasia, e di quest’ultima occorreva una buona dose, il giorno della prima vittoria in Liguria, per esultare con un «Abbiamo vinto in Corea del Nord! Abbiamo espugnato Pyongyang!», il tutto dopo aver battuto la candidata renziana del Pd, Lella Paita. Nel 2019 lo strappo col Cavaliere, consumato con un’altra frase a effetto: «Non sono io che esco da Forza Italia, è Forza Italia che è uscita da sé stessa». Berlusconi non gli perdonò il fatto che l’ex prescelto non rispondesse più al telefono. Negli ultimi anni Toti ha flirtato con Matteo Renzi e fondato un paio di partiti, prima Cambiamo!, poi Coraggio Italia insieme al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Alle ultime elezioni stavano tutti nel cartello Noi moderati con Maurizio Lupi.

Con Giorgia Meloni i rapporti sono cordiali ma non eccelsi (con Raffaele Fitto, in compenso, peggio che con Verdini). Con Matteo Salvini il rapporto è stato invece a lungo strettissimo, tra le foto memorabili ci sono anche quelle di Toti al Papeete vicino al Capitano e a scatenate cubiste, non nel senso della corrente pittorica. «Io e Salvini potremmo per essere per il centrodestra quel che Bossi e Berlusconi furono all’inizio», aveva detto Toti all’apice del sodalizio. La storia della destra italiana è andata da un’altra parte.

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