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Marco Tarquinio: “Ho fatto il militare ma adesso sono pacifista. E l’aborto non è un diritto”

Marco Tarquinio nella sua casa romana (foto di Concetto Vecchio) 
L’ex direttore di Avvenire, candidato dal Pd alle Europee: “A Kiev un conflitto per procura. Non dovevo nascere, mamma scelse la vita. Due uomini possono essere ottimi genitori ma serve una figura femminile-materna”
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Marco Tarquinio, è vero che da ragazzo non scelse di essere obiettore?

«Non ho fatto il servizio civile, e finii invece alla scuola truppe corazzate di Caserta. Allora pensavo che si potesse usare la forza armata come risposta a un’aggressione».

Ha cambiato idea.

«Sì, perché le guerre una volta iniziate non finiscono più».

In che famiglia è cresciuto?

«Mamma maestra, papà professore di filosofia, poi preside a Sansepolcro e Foligno. Sono il primo di quattro figli. E ogni giorno di vita per me è guadagnato…».

Perché?

«Non dovevo nascere, secondo i medici. Quando mamma rimase incinta di me, dopo due aborti spontanei, le proposero l’aborto terapeutico. Rischiava la vita”.

Cosa decise sua madre?

“Mio padre Giorgio le disse: “Graziella, io ho sposato te e non i figli che mi puoi dare. Scegli tu, io scelgo la tua scelta”. Mamma mi scelse, restò in ospedale per sette mesi e mi mise al mondo».

Cosa intende dirci sull’aborto?

«Difendo la vita e ho rispetto della scelta delle donne. L’aborto no…

Marco Tarquinio, è vero che da ragazzo non scelse di essere obiettore?

«Non ho fatto il servizio civile, e finii invece alla scuola truppe corazzate di Caserta. Allora pensavo che si potesse usare la forza armata come risposta a un’aggressione».

Ha cambiato idea.

«Sì, perché le guerre una volta iniziate non finiscono più».

In che famiglia è cresciuto?

«Mamma maestra, papà professore di filosofia, poi preside a Sansepolcro e Foligno. Sono il primo di quattro figli. E ogni giorno di vita per me è guadagnato…».

Perché?

«Non dovevo nascere, secondo i medici. Quando mamma rimase incinta di me, dopo due aborti spontanei, le proposero l’aborto terapeutico. Rischiava la vita”.

Cosa decise sua madre?

“Mio padre Giorgio le disse: “Graziella, io ho sposato te e non i figli che mi puoi dare. Scegli tu, io scelgo la tua scelta”. Mamma mi scelse, restò in ospedale per sette mesi e mi mise al mondo».

Cosa intende dirci sull’aborto?

«Difendo la vita e ho rispetto della scelta delle donne. L’aborto non è un diritto».

E cos’è?

«Una realtà tragica. La stessa Costituzione francese lo definisce una libertà condizionata. Non ci possono essere diritti sulle vite degli altri».

Lei quindi cambierebbe la 194?

«No, perché si rischierebbe di fare peggio».

Se fosse stato in Parlamento l’avrebbe votata?

«Non così com’è. Certo avrei stabilito risorse sicure per contribuire e far superare le cause che inducono le donne ad abortire».

Sulla guerra cos’è, un utopista?

«Ma l’utopia è solo la terra che non c’è ancora. Era immaginabile, un tempo, una società senza lo schiavismo?».

Adesso la Nato non esclude un intervento diretto in Ucraina.

«Se fosse così, finirebbe la guerra per procura sulla pelle degli ucraini e comincerebbe un’apocalisse anche per il resto dell’Europa. L’ennesima dimostrazione che la guerra riproduce sempre e solo se stessa, come tra Israele e Palestina».

Gli ucraini non avevano diritto a difendersi?

«Non l’ho mai pensato questo. Ma avrei voluto un’immensa Tienammen».

Non è un’idea romantica della storia?

«Niente affatto romantiche e terribili sono le centinaia di migliaia di morti ucraini e russi sul campo di battaglia».

Ma che alternativa c’era di fronte all’aggressione di Putin?

«L’autodifesa nonviolenta è dura ma possibile”.

Mi fa un esempio?

“In Colombia, paese straziato da decenni, le comunità reagiscono alle milizie armate con le scorte disarmate. Serve soprattutto un’opinione pubblica mondiale vigile e mobilitata».

Ma Putin non vuole sedersi al tavolo della trattativa.

«Non è così. La Russia si è impantanata. Lamenta probabilmente 400mila morti, anche lo zar sa di dover fare i conti con la sua pubblica opinione».

Quale pubblica opinione?

«Quella che va in galera pur di non acconsentire alla guerra. Le madri, in un paese di figli unici mandati a uccidere e a morire. La marea di giovani che fuggono in Kazakistan, a Cipro, nel Caucaso, pur di non fare la guerra, anche in Ucraina fanno le retate nei locali pubblici per scovare i renitenti alla leva».

Cosa dovrebbe fare l’Europa?

«Non essere più l’intendenza al seguito dei carri armati altrui, spero sempre che prenda un’iniziativa forte con Washington e Pechino, perché è lì che si decide il destino di questa guerra».

Suo padre faceva politica?

«Era stato staffetta partigiana, poi fece l’assessore dc ad Assisi, nella corrente di sinistra, Marcora-Zaccagnini, avendo sempre la macchina del partito contro».

Lei per chi votò la prima volta, nel 1976?

«Per la Dc».

È vero che si dimise da capo del politico del Tempo quando il giornale si schierò per Fini sindaco di Roma nel 1993?

«Sì, e non firmai più una riga per mesi. Poi feci un ultimo articolo sugli egizi e lasciai il giornale».

Progressista su guerra e migranti, conservatore su diritti civili e bioetica. Si riconosce in questa definizione?

«Mi sento uno che cerca di vivere e dialogare nel segno di un umanesimo integrale: forte e nonviolento».

È vero che è stato un estimatore di Ruini?

«Ho stimato la sua intelligenza e il suo senso della democrazia, avevo anche idee piuttosto diverse soprattutto sulla Chiesa e l’Occidente…”

Da direttore del giornale dei vescovi com’è andata con gli altri capi della Cei?

“Ho gratitudine e affetto per Bagnasco, Bassetti e Zuppi per la sintonia e la libertà con cui ho potuto lavorare da direttore di Avvenire».

Dicono che prenderà molti voti, anche grazie al suo sponsor, Sant’Egidio.

«Non lo so, davvero. Mio sponsor è una parte del popolo della pace, che è laico e credente, cattolico e no”.

E stato contrario alle unioni civili della Cirinnà.

«Ho contestato l’articolato di legge, non il principio».

È favorevole all’adozione?

«Sono fermamente contrario alla surrogata, ma l’adozione è possibile, secondo il principio cardine dell'interesse primario del bambino, di ciò che è buono per lei o per lui. Il mondo è pieno da sempre di piccoli cresciuti solo con donne, con il padre lontano, assente, sparito».

Con due uomini è diverso?

«Anche due uomini possono essere ottimi genitori, ma…».

Ma?

«Da uomo, e padre, so che una figura femminile-materna è essenziale. Conosco coppie di uomini che con intelligenza hanno saputo creare questo contesto».

Col Papa vi siete sentiti dopo la sua candidatura?

«No. Non lo cerco mai per me stesso. Del Papa non ci si serve».

Il suo Papa del cuore qual è?

«Papa Montini. In Francesco vedo un Paolo VI con cuore sudamericano. E per me è un gran complimento».

Con Elly Schlein che incontro è stato?

«Mi stava già simpatica per le posizioni su pace e ambiente prese in Europa».

Il giudizio sulla sua segreteria è altrettanto buono?

«È coraggiosa. Si è assunta un compito molto difficile, sta provando a rompere vecchi schemi”.

In che senso?

“Può aiutare a far emergere un’originale anima solidarista legata alle radici socialiste e cristiane del Pd».

Si iscriverà al Pd?

«Vedrò, anzi vedremo”.

Come vedremo?

“Stare in un partito è costruire una relazione e decidere un cammino. Con Demos è così. Di certo, se eletto, aderirò al gruppo dei Socialisti e Democratici».

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