Meloni sul premierato già vede il referendum: “Sì o no come nel ‘46”. Schlein: noi in piazza
di Emanuele LauriaROMA — «La mia disponibilità al dialogo non è stata colta. Allora si esprima il Parlamento e, se non ci sarà condivisione, diamo la parola agli italiani». Il tempo, per Giorgia Meloni, è scaduto. E nel giorno in cui arriva all’apice lo scontro con la leader del Pd Elly Schlein, la prima ministra lascia intendere senza equivoci che sul premierato intende andare avanti a colpi di maggioranza. Preparandosi, nel probabile mancato quorum dei due terzi degli inquilini delle Camere, a un referendum il cui valore è già enfatizzato oltre misura: «Sarà divisivo, come quello che nel 1946 vide vincere la Repubblica sulla monarchia».
Montecitorio, interno sera. L’occasione è il convegno dal titolo “La Costituzione di …
ROMA — «La mia disponibilità al dialogo non è stata colta. Allora si esprima il Parlamento e, se non ci sarà condivisione, diamo la parola agli italiani». Il tempo, per Giorgia Meloni, è scaduto. E nel giorno in cui arriva all’apice lo scontro con la leader del Pd Elly Schlein, la prima ministra lascia intendere senza equivoci che sul premierato intende andare avanti a colpi di maggioranza. Preparandosi, nel probabile mancato quorum dei due terzi degli inquilini delle Camere, a un referendum il cui valore è già enfatizzato oltre misura: «Sarà divisivo, come quello che nel 1946 vide vincere la Repubblica sulla monarchia».
Montecitorio, interno sera. L’occasione è il convegno dal titolo “La Costituzione di tutti”, organizzato dalle fondazioni De Gasperi e Craxi, che la premier sfrutta come un assist - neppure troppo involontario - per mettere la riforma al centro della sua campagna elettorale. Cinquanta minuti di discorso che dai toni accademici sconfina nell’atmosfera da comizio. Le agenzie hanno da poco rilanciato le parole di Schlein durante l’assemblea dei senatori del Pd sulle modifiche costituzionali approdate nell’aula di Palazzo Madama: «C’è un’accelerazione sulla riforma che stiamo vedendo e che vi chiedo di fermare. Una accelerazione – dice Schlein - dettata da ragioni elettoralistiche. Usiamo i nostri corpi e le nostre voci per fare muro rispetto a questo tentativo». Frasi accompagnate dall’annuncio di una manifestazione di piazza contro la riforma indetta per il 2 giugno, data della festa della Repubblica.
Meloni non ha affatto gradito. E nel suo intervento alla Camera risponde in via indiretta ai dem, guardando il costituzionalista Francesco Clementi che dal tavolo degli oratori invoca il dialogo: «Non possiamo immaginare – l’opinione di Clementi - una riforma di parte e non di tutti. Puntiamo a un dibattito che punti ai due terzi. Abbiamo bisogno di partecipazione e non di polarizzazione». «Se il Pd non ha argomentazioni – replica Meloni – e se Schlein parla di corpi da frapporre, il confronto lo vedo duro…». Insomma, il dado è tratto, e il fatto che la premier rimanga aperta a miglioramenti del testo sembra un dettaglio. Quello sul premierato, dice, è diventato «un dibattito ideologico», ricorda che pure l’ex ministro del Pds Cesare Salvi, durante i lavori della Bicamerale di D’Alema, propose l’elezione diretta del capo del governo. «La Costituzione è di tutti – afferma - la sua interpretazione non può privilegiare una sola cultura politica o un solo punto di vista». E guai a chi parla di una Costituzione stravolta: «Abbiamo fatto una riforma in punta di piedi - dice Meloni – che darà stabilità e che eviterà al presidente della Repubblica il ruolo di supplente della politica, mettendo fine alle sovrapposizioni». E cerca di far passare la tesi per cui lei, in fondo, non ha nulla da perdere: «Per me anzi portare avanti il premierato rappresenta un rischio, perché ho un governo solido. E sia chiaro, visti i tempi necessari all’approvazione, non ne beneficeremo né io né Mattarella».
Meloni non si sofferma sull’ipotesi di ballottaggio, vexata quaestio della riforma, e per quanto riguarda la legge elettorale si dice aperta alle preferenze. La sfida è lanciata, in diretta su Rainews e fra gli strali del Pd: «Che pena le mistificazioni di Meloni – dice Schlein – Inutile che attacchi, non mi spaventa».