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Premierato, Meloni cala l’asso in campagna elettorale: il convegno alla Camera anche con Angelucci jr. Il nodo del ballottaggio

(reuters)
Nel giorno in cui comincia il suo iter in aula al Senato, la premier in un convegno rilancia la riforma a lei più cara. Un gruppo di costituzionalisti invita a introdurre il secondo turno, freddezza di FdI
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L’appuntamento è fissato per oggi pomeriggio, nella sala della Regina di Montecitorio. Giorgia Meloni sfrutterà l’invito rivolto dalle Fondazioni intitolate a De Gasperi e Craxi per piazzare il totem del premierato al centro della campagna elettorale per le Europee. Eccolo, il debutto della leader nella duplice veste di capo del governo e di capolista di Fratelli d’Italia. Un convegno sulla “Costituzione di tutti” che offrirà a Meloni la possibilità di lanciare la riforma a lei più cara, che nello stesso giorno comincerà il suo iter in Aula al Senato.

Un testo che, nel corso del viaggio in commissione, ha assunto un aspetto ancora più gradito alla presidente del Consiglio, con un rafforzamento del legame fra i destini del premier e del Parlamento: adesso sono pochissimi i casi in cui, nel corso della legislatura, al primo ministro eletto direttamente dal popolo può succederne un altro votato da Camera e Senato.

L’appuntamento è fissato per oggi pomeriggio, nella sala della Regina di Montecitorio. Giorgia Meloni sfrutterà l’invito rivolto dalle Fondazioni intitolate a De Gasperi e Craxi per piazzare il totem del premierato al centro della campagna elettorale per le Europee. Eccolo, il debutto della leader nella duplice veste di capo del governo e di capolista di Fratelli d’Italia. Un convegno sulla “Costituzione di tutti” che offrirà a Meloni la possibilità di lanciare la riforma a lei più cara, che nello stesso giorno comincerà il suo iter in Aula al Senato.

Un testo che, nel corso del viaggio in commissione, ha assunto un aspetto ancora più gradito alla presidente del Consiglio, con un rafforzamento del legame fra i destini del premier e del Parlamento: adesso sono pochissimi i casi in cui, nel corso della legislatura, al primo ministro eletto direttamente dal popolo può succederne un altro votato da Camera e Senato.

E, proprio a confermare l’intento di allargare al massimo l’uditorio, fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che interpretano l’evento di oggi “non come un convegno specialistico tra addetti ai lavori bensì come un momento di confronto con i cittadini. Sono stati invitati all'evento personalità e dirigenti dei più diversi settori – si apprende da Chigi – a comporre una parte significativa della società italiana, della sua classe dirigente e di quella cittadinanza cui spetta la sovranità nei sistemi democratici degni di tale nome". Invitati, fra gli altri, rappresentanti di Cna, Confapi, Confcommercio, Unioncamere, e diversi manager fra cui Marco Hannapel (ad di Philip Morris), Claudio Graziano (presidente Fincantieri), l’ad di WeBuild Pietro Salini. Presente anche Giampaolo Angelucci, presidente della finanziaria Tosinvest e figlio del deputato della Lega Antonio Angelucci, editore di diverse testate di area di centrodestra e ora interessato anche all’acquisto dell’agenzia di stampa Agi (la trattativa in corso con Eni da mesi sta generando polemiche e preoccupazioni tra i giornalisti che hanno protestato e scioperato più volte). Poi ci saranno anche parroci, sportivi, attori: da Filippo Magnini a Iva Zanicchi e Claudia Gerini. La manta di Meloni sulla società civile.

Sulla carta, l’obiettivo è tentare di far approvare la riforma costituzionale da Palazzo Madama – è solo la prima lettura – entro le Europee. Il Pd promette battaglia, con una pioggia di emendamenti, ma lo scenario più probabile è che entro maggio ci si fermi alla discussione generale della legge, così come con ogni probabilità alla Camera non arriverà il voto finale sull’Autonomia differenziata cara alla Lega. “L'importante è portare a casa il premierato, che poi l'ok del Senato arrivi il 31 maggio o il 15 giugno cambia poco”, dice Alberto Balboni (FdI), presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Si partirà con le pregiudiziali e la discussione generale, con 90 senatori già iscritti. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per le 10 di stamattina. La discussione proseguirà poi la prossima settimana, quando comunque ancora “non è prevista la votazione finale", ha spiegato il presidente Ignazio La Russa. "Non c'è un termine di chiusura, c'è un termine di inizio", ha sottolineato La Russa.

Il dato di fatto è che in due rami diversi del Parlamento, le due leggi viaggiano su binari paralleli, con leghisti e meloniani a marcarsi a vicenda, per quello che il capogruppo dei dem in Senato Francesco Boccia definisce “uno scambio che è uno scempio, nel silenzio complice di Forza Italia”.

Uno dei nodi della riforma del premierato resta quello del ballottaggio. In questo momento non esiste una soglia minima per l’elezione del premier, che dunque può andare a Palazzo Chigi anche solo con la maggioranza relativa, e dunque con una minoranza dei consensi degli italiani: teoricamente pure con il 30 o il 35 per cento dei consensi, in relazione al numero e alla forza dei concorrenti. L’idea che circola, negli ambienti di FdI, è quella di porre una soglia minima del 40 per cento ma tutto è demandato a una successiva legge elettorale. L’introduzione del ballottaggio, all’interno delle nuove norme costituzionali, viene invece chiesto da un gruppo trasversale di costituzionalisti che ha formulato due emendamenti per "migliorare" e "colmare alcune lacune" della riforma. Li hanno illustrati a Palazzo Madama Peppino Calderisi, Stefano Ceccanti, Gaetano Quagliariello, Nicola Drago, Claudia Mancina ed Enrico Morando. “Uno dei principali problemi elusi dal testo attuale – dice Ceccanti - è l’alta legittimazione da assicurare alla maggioranza parlamentare e al suo premier, introducendo un decisivo turno di ballottaggio in mancanza di una maggioranza assoluta di seggi realizzata in entrambe le Camere”. Di qui l’esigenza di “costruire un ballottaggio con unico voto tale da condurre a maggioranze omogenee in entrambe le Camere, obiettivo altrimenti a rischio”.

Ma l’ipotesi del ballottaggio non convince tutti nella maggioranza. FdI non è pregiudizialmente contraria, ma rimane fredda: “È una soluzione tecnica da approfondire – dice Balboni – Non sono convinto che i problemi sollevati non si possano risolvere con una legge elettorale”. La Lega ha le perplessità più forti. Nella convinzione che le ali estreme – collocazione politica oggi più consona al Carroccio che ai meloniani – possano essere determinanti al primo turno. In un ballottaggio, di solito, la differenza la fa il voto moderato. Con queste incognite (ri)parte il cammino del premierato. Un atout che Meloni è pronta a spendere in vista delle Europee.

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