Cofferati: “Toti lasci: se resta ancora lì perde credibilità tutta la Liguria”
di Lorenzo De CiccoI fatti liguri? «Incredibili, riaffermano l’esistenza di una questione morale», stavolta a destra, dopo le inchieste pugliesi che hanno tribolato il Pd. «Toti? Si deve dimettere, le accuse sono drammatiche, non stiamo parlando di un abuso d’ufficio». L’ex segretario della Cgil, genovese d’adozione, dieci anni fa provò a candidarsi alla guida della Liguria. Ma non arrivò mai al duello con Toti: perse, di un soffio, le primarie contro la renziana Paita. Seguirono accuse di brogli, d’infiltrazioni da destra ai gazebo. E il “Cinese” uscì dal Pd, salvo rientrarci nel settembre scorso, per benedire il corso di Schlein.
Cofferati, l’inchiesta colpisce solo Toti o il centrodestra nel suo complesso?
«Colpisce un sistema di potere: persone e organizzazioni del mondo istituzionale, economico e sociale. Oltre a quelli che sono direttamente coinvolti, perché hanno praticato illeciti, ci sono quelli che avendoli visti non li hanno denunciati. Non credo che i capi d’imputazione fossero ignorati…
I fatti liguri? «Incredibili, riaffermano l’esistenza di una questione morale», stavolta a destra, dopo le inchieste pugliesi che hanno tribolato il Pd. «Toti? Si deve dimettere, le accuse sono drammatiche, non stiamo parlando di un abuso d’ufficio». L’ex segretario della Cgil, genovese d’adozione, dieci anni fa provò a candidarsi alla guida della Liguria. Ma non arrivò mai al duello con Toti: perse, di un soffio, le primarie contro la renziana Paita. Seguirono accuse di brogli, d’infiltrazioni da destra ai gazebo. E il “Cinese” uscì dal Pd, salvo rientrarci nel settembre scorso, per benedire il corso di Schlein.
Cofferati, l’inchiesta colpisce solo Toti o il centrodestra nel suo complesso?
«Colpisce un sistema di potere: persone e organizzazioni del mondo istituzionale, economico e sociale. Oltre a quelli che sono direttamente coinvolti, perché hanno praticato illeciti, ci sono quelli che avendoli visti non li hanno denunciati. Non credo che i capi d’imputazione fossero ignorati da tanti che operano in quei settori».
Perché Toti dovrebbe dimettersi?
«È indispensabile un azzeramento delle figure istituzionali coinvolte, sia politiche che amministrative. Non farlo sarebbe non solo un errore grave, ma penalizzerebbe la regione. Come si fa a svolgere l’attività politica mentre ci si deve difendere dall’accusa di corruzione? Accuse che vanno accertate, ovviamente, e lo farà il Tribunale. Ma intanto tolgono credibilità. Questa vicenda drammatica ha dimensioni incredibili. E potrebbero non interessare solo la Liguria».
Emiliano, che non è indagato, ma ha avuto parecchi dirigenti di fiducia agli arresti, avrebbe dovuto dimettersi?
«Sono due situazioni diverse. In Liguria l’indagine riguarda direttamente il presidente della Regione. In Puglia gli indagati devono essere allontanati da responsabilità istituzionali immediate, fermo restando che il giudizio arriverà dal tribunale. Certo, Emiliano ha una situazione niente affatto positiva intorno, ma deve gestirla, dando il segno di un cambiamento. Non continuare a lavorare con figure compromesse».
E ora? Si ricandiderebbe in Liguria?
«Non ho più l’età. Il ricambio è importante, va praticato».
Nel Pd non va molto di moda questa teoria, specie nella vecchia guardia..
«Per questo lo dico. Quando mi sono reiscritto al partito, qualche mese fa, ho detto che avrei fatto il militante. Certo, un militante con qualche esperienza, che può mettere a disposizione. Ma raccontandola, non replicandola».
Schlein nel 2015 era nella piazza della Cgil contro il Jobs Act. Ha fatto bene a firmare il referendum di Landini?
«Certamente sì. Il partito all’epoca fece un errore. Il Jobs Act è una legge sbagliata, controproducente. Anzi, sarebbe stato utile cancellarla prima. Visto che non è stato fatto, ora è giusto, ragionevole, percorrere un’altra strada».
«Trovo singolare leggere alcuni compagni di partito che dicono: è un tema del passato, oggi non si usa più. E allora, a maggior ragione, cancelliamolo».
Schlein sta riallacciando la famosa cinghia di trasmissione tra il Pd e il sindacato rosso?
«Io credo che sia positivo che le forze politiche abbiano un rapporto sistematico con le forze della rappresentanza sociale. Poi c’è l’autonomia: i partiti hanno una funzione, i sindacati un’altra. Nessuno deve sostituirsi all’altro. Però il confronto ha un valore straordinario. Così come dev’esserci il confronto tra sindacato e governo, che oggi non c’è».
Lei, quando non condivise più la linea del Pd, uscì dal partito. I riformisti a disagio oggi dovrebbero fare lo stesso?
«Ma no, è naturale che in un grande partito ci siano opinioni diverse. Il mio abbandono era anche la conseguenza di una vicenda aspra, molto genovese, di quegli anni. Ma far convivere posizioni articolate è sempre un valore»