Serracchiani: “Toti deve lasciare. Per la destra il garantismo vale solo per gli amici”
di Liana MilellaDa responsabile Giustizia del Pd lei, Debora Serracchiani, vuole subito le dimissioni di Toti da presidente della Liguria?
«Sì, assolutamente. Dai provvedimenti giudiziari emergono ipotesi di reato, di cui si occuperà la magistratura, ma è evidente che la vicenda è tutta politica e che il passo indietro è necessario per evitare un grave discredito delle istituzioni».
Non sarebbe un’ammissione di colpa?
«Sul piano giudiziario la presunzione d’innocenza è un principio fondamentale. Ma dobbiamo domandarci subito se la Liguria e Genova, destinatarie di enormi investimenti anche del Pnrr, si possano permettere di attendere un processo o di ritardare le opere».
È un escamotage politico?
«Qui c’è un gigantesco problema p…
Da responsabile Giustizia del Pd lei, Debora Serracchiani, vuole subito le dimissioni di Toti da presidente della Liguria?
«Sì, assolutamente. Dai provvedimenti giudiziari emergono ipotesi di reato, di cui si occuperà la magistratura, ma è evidente che la vicenda è tutta politica e che il passo indietro è necessario per evitare un grave discredito delle istituzioni».
Non sarebbe un’ammissione di colpa?
«Sul piano giudiziario la presunzione d’innocenza è un principio fondamentale. Ma dobbiamo domandarci subito se la Liguria e Genova, destinatarie di enormi investimenti anche del Pnrr, si possano permettere di attendere un processo o di ritardare le opere».
È un escamotage politico?
«Qui c’è un gigantesco problema politico, perché dalle indagini emerge un vero sistema di potere, con rappresentanti delle istituzioni che non perseguono l’interesse pubblico in un settore centrale come quello della portualità, ma solo interessi privati».
Di cui le imprese approfittavano.
«Dall’inchiesta emerge che ne potevano fruire solo alcune, ai danni di quelle rispettose delle regole».
La maggioranza dice no alle dimissioni. Tajani e Lollobrigida non vogliono che Toti lasci.
«Il buon esempio, il rispetto delle regole e l’etica dovrebbero essere un patrimonio comune della politica, come il garantismo. Per questa destra invece il garantismo vale solo per gli amici. In vicende molto meno gravi di questa, hanno chiesto le dimissioni di amministratori che non erano neppure stati raggiunti da un avviso di garanzia».
Una Meloni che non fa dimettere Santanchè come fa a chiedere nuove elezioni in Liguria?
«Infatti. E sono sconcertata dal suo cambio di linea, proprio in termini di valori. Infinite volte, in passato, proprio lei ha chiesto, anche aspramente, le dimissioni di ministri e amministratori».
Certo, lo documentano i resoconti parlamentari pieni dei suoi interventi molto accalorati.
«E noi registriamo all’opposto che oggi non faccia altrettanto, mentre respinge il passo indietro di ministri e sottosegretari del suo governo, premiandoli addirittura con nuove candidature».
È un caso che a far da apripista alla linea morbida sull’inchiesta di Genova sia l’ex pm Nordio, oggi ministro, che ha messo in dubbio la necessità degli arresti?
«Sono sorprendenti le parole del Guardasigilli che parla come se avesse assunto la difesa di Toti, dimenticando il suo dovere di leale collaborazione istituzionale».
Accusano voi del Pd di applicare due pesi e due misure. A Bari difendete Emiliano e la giunta Decaro, mentre chiedete subito la testa di Toti.
«La nostra storia parla per noi. Ricordo che il presidente Emiliano e il sindaco Decaro non hanno ricevuto neppure un avviso di garanzia, e ciononostante la destra ne ha chieste le dimissioni arrivando a pretendere perfino da Piantedosi lo scioglimento del Comune».
Se non fossimo a ridosso del voto la vostra posizione sarebbe uguale?
«Sulla legalità non si transige e non ci sono elezioni che tengano».