Caso Toti e riforma Nordio, le toghe in trincea e la standing ovation per il capo dello Stato: “Basta delegittimarci”
di Liana MilellaPALERMO – Ecco esplodere, appena fa ingresso in sala, il lunghissimo e caloroso applauso con cui le toghe accolgono Sergio Mattarella. Sono le quattro al teatro Massimo di Palermo. E si apre il 36° congresso nella storia dell’Anm. Sotto l’incubo delle sferzate del centrodestra. Il presidente avanza piano sul tappeto rosso e guarda in alto i giudici che affollano i palchi, tutti in piedi, li saluta più volte con la mano. I battimani aumentano, perché lui è sempre stato il baluardo contro le aggressioni.
Sono tantissimi i giudici. Riempiono il teatro da 1.400 posti. Tanti come negli ultimi anni non erano mai stati. Sono i giudici che la maggioranza, un giorno sì e l’altro pure, attacca. Fino a perseguitare la singola toga. Ne sa qualcosa la giudice di Catania Iolanda Apostolico che il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia cita in quanto vittima della campagna a colpi di video solo per aver disapplicato il decreto Cutro. Ieri come oggi. Stavolta nel mirino ci sono le procure di Genova …
PALERMO – Ecco esplodere, appena fa ingresso in sala, il lunghissimo e caloroso applauso con cui le toghe accolgono Sergio Mattarella. Sono le quattro al teatro Massimo di Palermo. E si apre il 36° congresso nella storia dell’Anm. Sotto l’incubo delle sferzate del centrodestra. Il presidente avanza piano sul tappeto rosso e guarda in alto i giudici che affollano i palchi, tutti in piedi, li saluta più volte con la mano. I battimani aumentano, perché lui è sempre stato il baluardo contro le aggressioni.
Sono tantissimi i giudici. Riempiono il teatro da 1.400 posti. Tanti come negli ultimi anni non erano mai stati. Sono i giudici che la maggioranza, un giorno sì e l’altro pure, attacca. Fino a perseguitare la singola toga. Ne sa qualcosa la giudice di Catania Iolanda Apostolico che il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia cita in quanto vittima della campagna a colpi di video solo per aver disapplicato il decreto Cutro. Ieri come oggi. Stavolta nel mirino ci sono le procure di Genova e La Spezia. Ma domani ci potranno essere tutte quelle che scoprono le magagne del centrodestra. Pronto ad agitare la separazione delle carriere in chiave vendicativa. Anche se oggi il Guardasigilli Carlo Nordio, “costretto” a essere presente, ne vanterà la necessità per garantire, dice lui, i diritti dell’imputato.
Santalucia ne prende le distanze perché porterà «il pm a essere attratto nel raggio di influenza del potere esecutivo che mal tollera di non poter includere l’azione penale nei programmi di governo». E chi oggi è “alfiere” della separazione non può fornire alcuna rassicurazione «sulla piena indipendenza del pm di domani». Il laico di Iv al Csm Ernesto Carbone dice «Santalucia mi è piaciuto moltissimo». E un “bello” arriva da Piergiorgio Morosini, presidente del tribunale di Palermo e toga di Magistratura democratica: «Il suo è stato un dissenso argomentato con pacatezza che affianca l’Italia alle tensioni sulla giustizia esplose in Israele».
Questo è il punto. Tant’è che una toga importante per il ruolo che occupa - procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo - trascorre tutta la giornata passando da un collega all’altro. È Gianni Melillo. Niente commenti, solo un «dica solo che io sono qui». E tutti gli si fanno intorno. Come il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia. Che sulle indagini di Genova e sugli attacchi di Crosetto si limita a un sorriso. E come Lia Sava, la procuratrice generale di Palermo: «Che emozione la presenza di Mattarella qui tra di noi… Ho visto il collega Matteo Frasca guardarlo con gli occhi lucidi…». Frasca è il presidente della Corte d’Appello di questa città.
Immagini. Ed emozioni. Di una magistratura che ogni mattina apre i giornali con l’angoscia. E su cui ieri è piovuta l’intemerata di Crosetto. Un giudice che vuole restare anonimo scherza: «Ma ‘sto ministro ce l’ha con Palermo?». Perché lui s’era scatenato contro il congresso di Area di ottobre per via di Schlein e Conte (che sono in arrivo pure qui tra oggi e domani). Se lo ricorda bene l’attuale segretario Ciccio Zaccaro: «Un ministro non può delegittimare così un altro potere dello Stato, perché entrambi giuriamo sulla Costituzione e dovremmo tutelarla e attuarla insieme». E lo sa l’ex segretario Eugenio Albamonte che ironizza sul fatto che «il ministro purtroppo ha parlato quando le iscrizioni al congresso erano già chiuse, perché altrimenti ci sarebbe stato un eccesso di partecipanti…». Roberto Fontana, togato “indipendente” del Csm, ai colleghi ha scritto che Crosetto ha «una strategia pianificata per creare un muro mediatico e delegittimarci davanti al Paese per giunta col trucco perché prima dice e poi rettifica». Notazioni della sinistra delle toghe. Ma Loredana Miccichè di Magistratura indipendente dà un “bravo” a Santalucia e nota come le intercettazioni di Genova rivelino «conversazioni inammissibili», per le quali però «non si dimette nessuno».
Toghe pronte a gridare le loro ragioni, con lo scudo della Costituzione. Toghe in carica e in pensione. Come Edmondo Bruti Liberati, storico presidente dell’Anm e procuratore di Milano che ha preso le distanze mille volte dalla politica che mette i giudici sotto i piedi. E lo testimonia l’allarme di un giudice che ha fatto la storia dei processi a Palermo come Francesco Ingargiola, oggi in pensione e quindi libero di dire quello che pensa: «Questi sono molto peggio di Berlusconi. E la separazione delle carriere è un’ignominia. Perché il Cavaliere, che aveva i suoi processi, la minacciò. Mentre i “regnanti” di oggi la faranno».
Una cosa è certa. I giudici non mostrano paura. Silvia Albano, la presidente di Magistratura democratica: «Noto che di recente, per altre indagini sui politici pugliesi, nessuno ha parlato di giustizia ad orologeria». Già, perché quelli erano amministratori di sinistra. Le indagini che a Genova disturbano, a Bari facevano comodo.