Roccella conferma lo stop al Family Act: non sono le tavole della legge. Scontro con le opposizioni
di Giovanna CasadioROMA – Nella campagna elettorale per le europee piomba lo scontro tra maggioranza e opposizioni sulla famiglia e le politiche di sostegno alla denatalità. La ministra della Famiglia Eugenia Roccella conferma che non prorogherà i provvedimenti-delega del Family Act che stanno per scadere, ma non vuole passare come l’affossatrice delle misure di tutela. Perciò dal ministero di Roccella la reazione è: “Il Family act non sono le tavole della legge, il governo ha un suo progetto”. E quindi ecco il pacchetto che dovrebbe dimostrare - anche dopo il monito di Papa Francesco agli Stati generali della natalità per “politiche efficaci, scelte coraggiose, concrete e di lungo termine” - che l’esecutivo si muove.
Sono le nozze co…
ROMA – Nella campagna elettorale per le europee piomba lo scontro tra maggioranza e opposizioni sulla famiglia e le politiche di sostegno alla denatalità. La ministra della Famiglia Eugenia Roccella conferma che non prorogherà i provvedimenti-delega del Family Act che stanno per scadere, ma non vuole passare come l’affossatrice delle misure di tutela. Perciò dal ministero di Roccella la reazione è: “Il Family act non sono le tavole della legge, il governo ha un suo progetto”. E quindi ecco il pacchetto che dovrebbe dimostrare - anche dopo il monito di Papa Francesco agli Stati generali della natalità per “politiche efficaci, scelte coraggiose, concrete e di lungo termine” - che l’esecutivo si muove.
Sono le nozze coi fichi secchi, causa mancanza di risorse? Roccella, ancora scossa per le contestazioni di ieri, elenca i 2,5 miliardi di investimenti diretti più l’indotto degli interventi strutturali, che dovrebbero movimentare un totale di 16 miliardi di euro di benefici alle famiglie. In più c’è l’aumento dell’assegno unico del 50% per il primo anno e con limite Isee e dal terzo figlio in poi (fino a 3 anni di età e con limite Isee). Inoltre l’aumento del 50% della quota forfettaria per le famiglie numerose, senza quote Isee e di età. Ancora l’assegno di inclusione per le famiglie fragili; incremento dei congedi parentali che passano all’80 % sia per il primo che per il secondo mese (ma il prossimo anno il secondo mese sarà al 60%); bonus asilo nido per il secondo figlio di 3.600 euro all’anno per le famiglie entro i 40 mila euro di Isee. Ci sono anche le decontribuzioni fino a 3000 euro annui per le madri dipendenti a tempo indeterminato con tre figli fino al decimo anni di età del più piccolo se hai due figli e fino al diciottesimo anno se ne hai tre.
Ma è rivolta. “E tutte le altre, precarie, lavoratrici autonome?”. Le opposizioni sono sul piede di guerra . Nella direzione del Pd, che è sul programma per le europee, alle fine rientrerà anche il “dossier famiglia”. A parte la cattiva coincidenza di avere archiviato il Family Act alla vigilia della Festa della mamma, come ha scritto Repubblica, quel che resta sul tavolo sono “misure spot”, del tutto inadeguate”. Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, compulsa tabelle e cifre: “Fare cadere la delega al Family Act è una grande occasione persa. Nel 2023 la denatalità ha segnato l’ennesimo minimo storico e il progressivo calo della popolazione in età da lavoro mette a rischio la sostenibilità del welfare. L’ambizione del Family Act era quella di mettere in campo un progetto organico di sostegno delle famiglie per contribuire a invertire questa tendenza. Meloni le politiche familiari le vuole fare a chiacchiere”.
Nelle schede dem di programma c’è l’intreccio tra le giuste retribuzioni, contro il lavoro povero, basta gap salariale uomo/donna, oltre a una direttiva Ue sul reddito minimo e la settimana di lavoro corta. Più precisamente sulla famiglia è “Il riconoscimento e il sostegno a tutte le famiglie, anche a quelle omogenitoriali”, la scommessa del Pd.
Ma i conti in tasca all’esecutivo li fa anche Elena Bonetti, ex ministra della Famiglia e ora esponente di Azione, candidata alle europee. Bonetti è stata colei che ha portato a compimento il Family Act e non vuole sentirsi dire che è stato un piano senza risorse adeguate. “E’ una legge che ha previsto azioni integrate strutturali e concrete. Le risorse c’erano, bastava destinarle per renderla esecutiva”. Il Family Act era ambizioso con sostegno alle spese educative, per gli asili nido, per la baby sitter, per i centri estivi. Tra l’altro si puntava a sconti fiscali per le imprese che avessero messo in campo un welfare a favore delle donne. Bonetti denuncia le contraddizioni nei provvedimenti in legge di bilancio: ad esempio, dall’Isee vengono scontati i Btp, e non la prima. Bonus di 100 euro solo se la donna non lavora.
Cosa salta con questo stop del Family Act lo annota Luana Zanella, capogruppo di Avs a Montecitorio: “Salteranno il sostegno alle spese educative dei figli, l’aumento del periodo di congedi di paternità che sarebbe passato da 10 giorni a 5 mesi, il sostegno all’imprenditoria femminile, il sostegno ai liberi professionisti e l’aiuto finanziario ai giovani”.