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Caso Toti, Salvini guida la carica anti pm: “Ci vorrebbero cimici per loro”

Caso Toti, Salvini guida la carica anti pm: “Ci vorrebbero cimici per loro”
(ansa)

Mezzo governo attacca la magistratura e si schiera con il governatore ai domiciliari. Il vicepremier leghista il più duro. Il Guardasigilli Nordio: “Bestemmia che spetti all’indagato dimostrare la sua innocenza”. Conte andrà in piazza a Genova

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MILANO — Mezzo governo, se non di più, ha già scelto: sta con Giovanni Toti e senza titubanze. Tra le solite accuse di «inchiesta a orologeria» — un classico della politica italiana da qualche decennio — e l’invito ai magistrati di guardare in casa propria. «Se ogni indagato si dimette l’Italia si ferma domani — è la posizione del vicepremier Matteo Salvini — Vorrei sapere se ci fossero microspie negli uffici di qualche magistrato, per quanto tempo continuerebbe a fare il magistrato».

Forse non casualmente il leader della Lega è stato sempre uno dei principali e più presenti sponsor politici del presidente ligure. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ieri si era esposto molto, accusando la procura di Genova di «scarso interesse di ricerca della verità. Non vorrei che prevalesse la volontà di dimostrare che alcune persone possono, in ogni momento, senza alcun problema né rischio, privare chiunque della propria libertà». Oggi è tornato sull’argomento trascrivendo un dialogo con un proprio interlocutore, la cui identità non è stata resa nota, riportandone le sensazioni: «Vogliono attaccare tutti da adesso al prossimo anno, per distruggere i nemici politici ed andare a nuove elezioni di “Liberazione”. È così, è la loro postura ideologica».

Pensieri poi non molti diversi da quelli di un altro ministro (Politiche del mare), Nello Musumeci: «Da 30 anni la magistratura avanza in spazi non suoi, se avanza la magistratura arretra la politica, che ha perso autorevolezza delegando alla magistratura compiti propri», e quanto alle eventuali dimissioni del presidente ligure «sono valutazioni che deve fare innanzitutto lo stesso Toti assieme alle forze di coalizione».

Da esponente dell’opposizione chiedeva le dimissioni di tutti, da ministra al Turismo (con una richiesta di rinvio a giudizio che le pende sul capo) Daniela Santanchè dà lezioni di garantismo a oltranza: «Ho piena fiducia in Toti, sono certa che dimostrerà la sua innocenza e che potrà ristabilire la verità. Abbiamo visto l’accusa, vediamo la difesa. Gli italiani hanno visto tantissime indagini, tantissime persone messe come mostri in prima pagina sui giornali e poi assolte con formula piena per non avere commesso il fatto. Credo che in questo paese ci sia bisogno di riformare la giustizia». Adolfo Urso (Sviluppo economico) si augura che Toti «possa dimostrare la sua estraneità ai fatti. Ci auguriamo che in poco tempo si possano dipanare nodi e misteri», mentre Carlo Nordio (Giustizia, ex magistrato), riflette come occorra «avere sempre cautela e rispetto, attenderemo i risultati di un’eventuale impugnazione. Mi ha colpito che qualcuno si attende che sia l’indagato a dimostrare la sua innocenza, questa è una bestemmia in una civiltà democratica. È l’accusatore che deve dimostrare la colpevolezza dell’indagato. Aspettiamo gli esiti di questa fisiologica dinamica del processo».

Intanto domani a Genova alla manifestazione dei comitati contro i “progetti calati dell’alto” ci sarà anche Giuseppe Conte. Il presidente del M5S ha aperto ufficialmente la campagna elettorale del Movimento al teatro Dal Verme di Milano; dopo le faccende pugliesi e l’uscita dalla giunta di Michele Emiliano il caso Liguria è un’altra occasione per portare avanti le storiche parole d’ordine dei 5 Stelle sulla “questione morale”. Conte, come la segretaria del Pd Elly Schlein, chiede invece le dimissioni di Toti.

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