Giustizia, Conte accusa il governo: “Riforme modello P2”. E l’Anm si mobilita
di Liana MilellaPALERMO — «Ci volevo essere perché questo è un momento cruciale». Dice così Giuseppe Conte quando prende il microfono al congresso dell’Anm. Già, un momento “cruciale”, come dimostra l’ennesima contrapposizione durissima tra destra e sinistra sulla legalità. La destra compatta contro la magistratura. La sinistra schierata a difenderla. Ma perché Conte voleva essere a Palermo? Per lanciare un messaggio che diventa il leit motiv della giornata. «Siamo in presenza di una svolta autoritaria che ha assonanze con i progetti di Gelli e della P2». Giusto poche ore prima ad affermarlo era un ex pm antimafia come Roberto Scarpinato, oggi senatore di M5S, convinto, e lo dice, che «molte riforme del governo Meloni sono la calligrafica trascrizione del manifesto della P2».
Ma Conte non vede solo i progetti “gelliani” che avanzano. Vede anche «le premesse di una nuova stagione di Tangentopoli su tutto il territorio nazionale». E va pure oltre perché «il governo sta sistematicamente indebolendo gli …
PALERMO — «Ci volevo essere perché questo è un momento cruciale». Dice così Giuseppe Conte quando prende il microfono al congresso dell’Anm. Già, un momento “cruciale”, come dimostra l’ennesima contrapposizione durissima tra destra e sinistra sulla legalità. La destra compatta contro la magistratura. La sinistra schierata a difenderla. Ma perché Conte voleva essere a Palermo? Per lanciare un messaggio che diventa il leit motiv della giornata. «Siamo in presenza di una svolta autoritaria che ha assonanze con i progetti di Gelli e della P2». Giusto poche ore prima ad affermarlo era un ex pm antimafia come Roberto Scarpinato, oggi senatore di M5S, convinto, e lo dice, che «molte riforme del governo Meloni sono la calligrafica trascrizione del manifesto della P2».
Ma Conte non vede solo i progetti “gelliani” che avanzano. Vede anche «le premesse di una nuova stagione di Tangentopoli su tutto il territorio nazionale». E va pure oltre perché «il governo sta sistematicamente indebolendo gli strumenti di contrasto alla corruzione e ai reati dei colletti bianchi». È proprio quello di cui sono convinti qui a Palermo tutti i magistrati. Senza distinzione di colore. Elencando l’uno dopo l’altro gli interventi legislativi che stanno indebolendo i loro poteri.
Guido Crosetto invece li attacca, come aveva fatto alla fine dell’anno scorso. Anche allora un congresso a Palermo, quello di Area, e l’accusa che a parlare ci fossero Schlein e Conte. Stavolta, quasi a orologeria, ecco tweet su tweet. E interviste. Per parlare a favore di Toti: «Provo ribrezzo per chi lo scarica, anche nel centrodestra». Tant’è che la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani, anche lei a Palermo, attacca la sua «incontinenza verbale che non ha più limiti e appare sempre più incompatibile con il delicato ruolo che ricopre». Dice di più: «Le sue dichiarazioni hanno il suono dell’attacco a un potere dello Stato. Imbarazzante e inquietante un ministro che entra nel merito di un’indagine in corso decidendo cosa sia lecito e cosa no». Lo ha fatto pure Carlo Nordio, il Guardasigilli, dubitando della liceità degli arresti di Genova a distanza dai fatti.
Crosetto non si ferma. «La magistratura è politicizzata, un potere che non ha più controlli». Scrive che ai suoi tweet il popolo della destra reagisce entusiasta e lo mette in guardia da possibili ritorsioni. Di certo la Lega sta dalla sua parte. Riccardo Molinari, il capogruppo alla Camera, lancia slogan del tipo «ripensare il ruolo del pm, che in altri paesi risponde al ministro della giustizia». Finisce così l’obbligatorietà dell’azione penale, si apre la via della discrezionalità, con il pm, come mettono in guardia i giuristi, destinato a finire sotto il governo che deciderà su quali reati investigare. Chi arrestare.
Finisce com’era cominciato il congresso delle toghe. Lo scontro non si placa, anzi aumenta. Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, che conferma la dura opposizione alla separazione delle carriere, può ben dire che lui e i colleghi non sono soli. «Parleremo alla gente. La Costituzione non si tocca. Noi non siamo una casta». Con lui, della sinistra di Area, ecco il segretario del sindacato delle toghe Salvatore Casciaro: «La magistratura ha pagato un alto prezzo di sangue e ha conquistato un patrimonio di credibilità e di fiducia presso i cittadini». Casciaro è di Magistratura indipendente. La corrente cui era iscritto da magistrato, il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano. Bisogna ricordarlo nei momenti di massimo scontro. Crosetto con la Lega, più cauta Forza italia con Tajani che non rinuncia alla separazione delle carriere. Loro sono convinti che si farà comunque.