Tescaroli: “La corruzione è diffusa. I limiti a intercettazioni e Trojan renderanno più difficile indagare”
di Liana MilellaLei, Luca Tescaroli, sarà procuratore di Prato e sta chiudendo indagini importanti da procuratore aggiunto a Firenze. Come si sente? La vita di voi magistrati diventa sempre più difficile.
«Sono sereno nel mio agire, come dev’esserlo chi opera solo per cercare la verità. Consapevole di non dover lasciare mai nulla di intentato e di valutare con equilibrio le risultanze investigative e processuali».
Da destra arrivano continui inviti a indagare il meno possibile.
«Ho il massimo rispetto per le scelte del legislatore. In verità preferirei essere spettatore di iniziative proiettate a farsi carico dell’esigenza di celerità della risposta giudiziaria con la certezza di sapere, in campo penale, se un imputato sia innocente o colpevole. Dovrebbe essere in vetta alle prior…
Lei, Luca Tescaroli, sarà procuratore di Prato e sta chiudendo indagini importanti da procuratore aggiunto a Firenze. Come si sente? La vita di voi magistrati diventa sempre più difficile.
«Sono sereno nel mio agire, come dev’esserlo chi opera solo per cercare la verità. Consapevole di non dover lasciare mai nulla di intentato e di valutare con equilibrio le risultanze investigative e processuali».
Da destra arrivano continui inviti a indagare il meno possibile.
«Ho il massimo rispetto per le scelte del legislatore. In verità preferirei essere spettatore di iniziative proiettate a farsi carico dell’esigenza di celerità della risposta giudiziaria con la certezza di sapere, in campo penale, se un imputato sia innocente o colpevole. Dovrebbe essere in vetta alle priorità».
E non è così?
«Il dibattito è orientato verso propositi di ridimensionamento dell’uso di strumenti fondamentali nella ricerca della verità, come le intercettazioni, oggetto di continui interventi normativi che rendono più difficoltoso il cammino per individuare le responsabilità penali, ove esistenti».
Indagini più difficili, bocca chiusa.
«Il magistrato deve esprimersi con i propri atti e nel dibattito pubblico fornire il suo contributo sul piano tecnico, mettendo a disposizione la sua esperienza».
Nordio sull’indagine di Genova ha dato giudizi sulla necessità o meno dell’arresto…
«Non ritengo di poter interloquire sulle inchieste in corso o sulle dichiarazioni che vengono attribuite al ministro della Giustizia. Il codice di procedura penale prevede presupposti molto rigorosi per emettere misure cautelari. Il duplice vaglio di pm e giudice sui gravi indizi di colpevolezza collegati a una o più prognosi di condanna e su specifiche necessità cautelari. Rappresentano un punto d’equilibrio tra le esigenze di garanzia per il cittadino e l’accertamento della verità, nonché del rischio di reiterazione dei reati, del pericolo di fuga e dell’inquinamento delle prove».
La politica vi invita a non parlare, dovrebbe farlo a sua volta?
«In democrazia la libertà di critica è un fattore fondamentale. Ma serve estremo rigore perché gli interventi di esponenti delle istituzioni possono tradursi in delegittimazione per un’intera categoria».
Si sente tranquillo e ancora libero di parlare?
«Sì, lo sono. Perché è mio dovere indagare in ogni direzione finché esisterà il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale. Una garanzia per tutti i cittadini e un’estrinsecazione del principio di uguaglianza, asse portante della nostra Carta».
Affrontare il nodo politica-corruzione la frena?
«La corruzione è una piaga diffusa in Italia che alcune inchieste sono riuscite solo ad arginare, come con Tangentopoli e più di recente con Mondo di mezzo».
Per Conte sono tornati P2 e Tangentopoli.
«Non ritengo di dover interloquire sulle opinioni di esponenti politici».
Vede una nuova Tangentopoli?
«Contro la corruzione è necessario, senza fermarsi, un impegno continuo per contrastarla in modo efficace».
L’abuso d’ufficio sarà cancellato. È davvero inutile?
«Al Parlamento la libertà massima di legiferare, ma segnalo che questo reato è l’anticamera di altri ben più gravi, come la corruzione, e continua a essere impiegato fruttuosamente per arginare il fenomeno dei concorsi pilotati nelle università. Oggi le mafie preferiscono agire come attrici sul terreno economico, prediligendo forme di corruzione che sono abusi d’ufficio qualificati».
Reato spia anche per la mafia?
«Sicuramente lo è e l’ho usato più volte nelle indagini sulla Pa».
Al Senato sta per passare la norma sullo stop delle intercettazioni dopo 45 giorni.
«Delimitare questo strumento in ogni forma significa rendere più difficile l’accertamento della verità. Sarà più complicato individuare i violentatori, i corrotti e i corruttori, gli autori di reati predatori. Le indagini ci hanno rivelato che solo prolungandole nel tempo si raccolgono prove sugli autori dei delitti».
Via il Trojan per la corruzione, chiede Costa.
«Il delitto si perfeziona col patto omertoso tra corrotti e corruttori. Per scoprirlo è indispensabile fruire di strumenti penetranti come i Trojan».
Nordio vuole tre gip per l’arresto. A Prato lei sarà in difficoltà.
«In un ufficio come sarà il mio, tre gip rischiano di portare alla paralisi tutta la macchina giudiziaria per via delle incompatibilità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA