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L’interrogatorio sarà decisivo per l’addio del governatore. E ora Tajani non lo esclude

(ansa)
Il segretario di FI: “Sono garantista. Bisogna aspettare che venga ascoltato, poi sceglie lui”. La prudenza di Meloni. Salvini difende l’amico
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«Ma vogliamo almeno sentirlo? Toti ha detto che ha molte cose da chiarire. E credo abbiamo tutti il dovere di aspettarlo, visto che ha governato senza mai uno schizzo di fango addosso». In serata, il dirigente di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, uno dei collaboratori più stretti di Giorgia Meloni, indica qual è il turning point per la maggioranza alle prese con il caso del governatore finito agli arresti per corruzione: l’interrogatorio in programma per la settimana. Dopo, i leader cominceranno a fare una valutazione. A lasciarlo intendere, davanti alle telecamere di «In mezz’ora», era stato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia: «Dimissioni? È una scelta di Toti. Ma credo che sia prematuro. Finché non c’è un interrogatorio e il tribunale del riesame, credo che bisogna aspettare...Io sono garantista, per me fino al terzo grado è innocente e i magistrati devono dimostrare la sua colpevolezza».

In realtà, la strategia del centrodestra è sempre pi…

«Ma vogliamo almeno sentirlo? Toti ha detto che ha molte cose da chiarire. E credo abbiamo tutti il dovere di aspettarlo, visto che ha governato senza mai uno schizzo di fango addosso». In serata, il dirigente di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, uno dei collaboratori più stretti di Giorgia Meloni, indica qual è il turning point per la maggioranza alle prese con il caso del governatore finito agli arresti per corruzione: l’interrogatorio in programma per la settimana. Dopo, i leader cominceranno a fare una valutazione. A lasciarlo intendere, davanti alle telecamere di «In mezz’ora», era stato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia: «Dimissioni? È una scelta di Toti. Ma credo che sia prematuro. Finché non c’è un interrogatorio e il tribunale del riesame, credo che bisogna aspettare...Io sono garantista, per me fino al terzo grado è innocente e i magistrati devono dimostrare la sua colpevolezza».

In realtà, la strategia del centrodestra è sempre più quella di prendere tempo, di spingere in avanti le lancette di dimissioni che difficilmente potranno essere scongiurate. Il garantismo serve anche a fare melina, ad andare oltre le Europee: «Io penso che qualsiasi decisione non sarà presa prima di un mese, un mese e mezzo», diceva alla Camera un’altra fonte di FdI. I tempi, allora, sono quelli dettati dagli appuntamenti giudiziari: Toti, attraverso i suoi legali, ha fatto richiesta di essere ascoltato al pm Luca Montecorvo e al procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati. L’intento è quello di fornire elementi utili in vista della decisione del gip sulla conferma della misura degli arresti domiciliari. In caso negativo, ci sarà il ricorso al tribunale del riesame. Un’idea più chiara, come dice il viceministro Edoardo Rixi, «non si avrà prima di due settimane». Ma a quel punto saremo già alla vigilia delle elezioni per l’Europarlamento. Insomma, se la situazione nel frattempo non dovesse migliorare per Toti, con la conferma dei domiciliari o con altri provvedimenti, potrebbe essere lo stesso governatore a dimettersi, magari sulla spinta esterna dei maggiorenti della coalizione. Altrimenti, come dice l’avvocato Stefano Savi, l’ipotesi del passo indietro sarà affrontata quando potrà confrontarsi con i suoi collaboratori e le altre forze politiche. Il resto - dice Savi - sono illazioni strumentali».

Dinamiche che vedono sullo sfondo un approccio diverso alla questione. La premier Giorgia Meloni sinora è rimasta in silenzio, mentre il suo partito ha confermato sostanziale freddezza. Con l’eccezione di Guido Crosetto, che si è schierato con forza al fianco del governatore indagato. E che ha messo sotto accusa quanti, anche nella maggioranza, «speculano su vicende di questo tipo, ma so di essere in netta minoranza, anche all’interno del centrodestra. Ho visto le dichiarazioni di un ministro di Forza Italia che, di fatto, scarica Toti, dimenticando la storia del fondatore del suo partito e la persecuzione che subì». Il riferimento, si apprende, è al ministro genovese di FI Paolo Zangrillo che aveva detto che «non si possono avere dubbi sulla magistratura». Un attacco che conferma come il caso Toti continui a creare imbarazzo e nervosismo dentro il centrodestra che entra nel vivo della propria campagna elettorale.

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