Ombre sul Pnrr, la Lega teme la bufera. Meloni si smarca e inaugura il comitato anticorruzione
di Tommaso Ciriaco , Giuliano FoschiniROMA — È solo questione di tempo. Per Giorgia Meloni, l’inchiesta di Genova porterà inevitabilmente alle dimissioni di Giovanni Toti, nonostante la resistenza di Matteo Salvini e la posizione di Forza Italia. La preoccupazione per lo stillicidio quotidiano è altissima, alcuni sondaggi riservati segnalerebbero già una flessione allarmante. La premier spinge dunque per chiudere prima delle Europee la partita, se possibile. Senza arrivare a ridosso del voto: subito. Ecco spiegata la mossa di ieri, quella di presiedere il neonato comitato per lottare contro le truffe sul Pnrr. È un segnale chiaro, una presa di distanze dal governatore ligure e dall’intera vicenda genovese. Ma non basta.
La leader di Fratelli d’Italia decide di lanciare personalmente il nuovo format nel comitato – nato da un’idea di Raffaele Fitto due mesi fa con il decreto Pnrr, anticipata ancora prima in Antimafia dal ministro - perché consapevole di una pesante nube all’orizzonte. A Palazzo Chigi, infatti, l’allarm…
ROMA — È solo questione di tempo. Per Giorgia Meloni, l’inchiesta di Genova porterà inevitabilmente alle dimissioni di Giovanni Toti, nonostante la resistenza di Matteo Salvini e la posizione di Forza Italia. La preoccupazione per lo stillicidio quotidiano è altissima, alcuni sondaggi riservati segnalerebbero già una flessione allarmante. La premier spinge dunque per chiudere prima delle Europee la partita, se possibile. Senza arrivare a ridosso del voto: subito. Ecco spiegata la mossa di ieri, quella di presiedere il neonato comitato per lottare contro le truffe sul Pnrr. È un segnale chiaro, una presa di distanze dal governatore ligure e dall’intera vicenda genovese. Ma non basta.
La leader di Fratelli d’Italia decide di lanciare personalmente il nuovo format nel comitato – nato da un’idea di Raffaele Fitto due mesi fa con il decreto Pnrr, anticipata ancora prima in Antimafia dal ministro - perché consapevole di una pesante nube all’orizzonte. A Palazzo Chigi, infatti, l’allarme è altissimo e può tradursi così: quanto emerso a Genova sulla gestione di opere che incrociano i fondi del Recovery potrebbe essere soltanto il primo tassello di un problema enorme, pronto a manifestarsi. Il rischio che circola ai massimi livelli dell’esecutivo è che nei prossimi mesi la gestione dei progetti del Piano mostri errori, o peggio. E che, di conseguenza, subisca rallentamenti gravi. Le ripercussioni indebolirebbero pesantemente il governo, o una parte di esso: il ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini – che deve gestire la maggior parte delle opere - ha scommesso moltissimo sulla riuscita del Piano. Mentre Meloni, con questa mossa, sembra voler dire: io sono consapevole dei rischi e garante di una lotta ad eventuali abusi.
L’urgenza di una reazione la dimostra proprio la scelta di ieri: presiedere per l’inaugurazione un comitato sconosciuto ai più – il Colaf, organismo che lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione dal 2007 – e trasformarlo in un’imponente cabina di regia per contrastare gli illeciti ai danni del Pnrr. Oltre a Fitto, che lo guiderà periodicamente, fanno parte del comitato soggetti centrali nel contrasto al malaffare: Polizia, Corte dei Conti, Direzione nazionale antimafia e Antiterrorismo, Autorità anticorruzione, Direzione centrale della polizia criminale, Direzione investigativa antimafia e agenzie fiscali. Il senso dell’operazione, d’altra parte, lo spiega proprio Meloni: «Dobbiamo non solo utilizzare al meglio le risorse del Piano, ma impedire anche che qualcuno possa sfruttare questa “occasione” per intercettare risorse che non possono di certo finire nelle mani della criminalità». Parliamo di 350 miliardi tra Pnrr, RepowerEu, Fondo di coesione 2021-2027 e di coesione nazionale. «C’è il massimo impegno del governo per il rispetto della legalità sul Pnrr», insiste Fitto.
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Che un problema esista e rischidi manifestarsi dopo le Europee lo mette agli atti uno degli uomini più vicini a Salvini, il genovese Edoardo Rixi, sottosegretario alle Infrastrutture : «Il tema è Genova, ma anche l’intero Paese. Nessuna impresa – sostiene a 24 Mattino - prenderà più un appalto pubblico, magari dopo essere stata ad una cena elettorale. Siamo all’inizio di un “cinema” che durerà anni e rischia di bloccare tutti i cantieri». Parole pesantissime, a cui fa seguire questo ragionamento: «Noi siamo passati da atti che risulterebbero secondo gli inquirenti già nulli o viziati nel 2020-2021. Siamo nel 2024 e quindi tutti gli atti successivi, leggendo le interpretazioni, vengono visti oggi sotto una luce diversa. Potrebbe esserci un effetto catena non solo sul porto, ma su moltissimi appalti, ad esempio sul retroporto di Alessandria per il Piemonte o su altro». Cosa? «Da viceministro non ci sto capendo nulla della portata che potrebbe avere anche su altri scali, perché gli equilibri di Genova condizionano altri scali come Livorno, Trieste, Napoli».
Potenzialmente, un ciclone. Di certo, la permanenza in carica di Toti sembra ormai appesa a un filo sottilissimo. Lo ammette anche Rixi, che parlando dell’ipotesi di dimissioni del Presidente della Liguria e di elezioni anticipate dice: «O si chiariscono le questioni durante il riesame, oppure ovviamente è difficile pensare di governare per due anni in assenza del governatore». Siamo solo all’inizio.