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Sondaggi politici: i giovani italiani credono nell’Ue ma non hanno fiducia in leader e partiti

L’indagine su 15mila under 35 di Scomodo in collaborazione con la Fondazione Friedrich-Ebert e IziLab
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Tra le nuove generazioni il senso di appartenenza all’Unione europea appare più solido che mai. Una constatazione che parte da un dato: il 65 per cento degli elettori under 35 si dichiara “europeista”. Si tratta della maggioranza dei nati dopo la caduta del Muro e cresciuti negli anni più intensi dell’integrazione europea. La stessa generazione che oggi porta il peso di un futuro minacciato dai cambiamenti climatici e dal ritorno della guerra alle porte dell’Europa. Nonostante tutto, il 40 per cento dei giovani si sente tanto italiano quanto europeo. E ancora: più di uno su due è convinto che un’Italexit sul modello britannico sarebbe un evento “molto grave” se non “terribile”.

Rimangono tuttavia alcuni aspetti problematici, legati più strettamente all’Italia. O meglio: al modo attraverso cui gli eletti italiani si fanno portavoce delle istanze giovanili. Per dire: l’83 per cento ritiene che i leader nostrani non siano in grado di rappresentare i giovani nelle istituzioni Ue. Un bel p…

Tra le nuove generazioni il senso di appartenenza all’Unione europea appare più solido che mai. Una constatazione che parte da un dato: il 65 per cento degli elettori under 35 si dichiara “europeista”. Si tratta della maggioranza dei nati dopo la caduta del Muro e cresciuti negli anni più intensi dell’integrazione europea. La stessa generazione che oggi porta il peso di un futuro minacciato dai cambiamenti climatici e dal ritorno della guerra alle porte dell’Europa. Nonostante tutto, il 40 per cento dei giovani si sente tanto italiano quanto europeo. E ancora: più di uno su due è convinto che un’Italexit sul modello britannico sarebbe un evento “molto grave” se non “terribile”.

Rimangono tuttavia alcuni aspetti problematici, legati più strettamente all’Italia. O meglio: al modo attraverso cui gli eletti italiani si fanno portavoce delle istanze giovanili. Per dire: l’83 per cento ritiene che i leader nostrani non siano in grado di rappresentare i giovani nelle istituzioni Ue. Un bel problema per la politica, soprattutto in vista di un appuntamento cruciale come le elezioni europee dell’8 e del 9 giugno. A tal proposito, la redazione di Scomodo - tra le realtà giovanili più innovative del panorama mediatico italiano - ha deciso di realizzare una indagine con l’obiettivo si sondare il rapporto tra l’Europa e i giovani, il loro senso di appartenenza alle istituzioni comunitarie e gli elementi che ancora li distanziano dalla politica.

La ricerca ha coinvolto 15 mila under 35 italiani. I dati citati sopra sono il frutto di questa indagine, condotta in collaborazione con la Fondazione Friedrich-Ebert e IziLab. La domanda di fondo è: come sono i giovani europei? Europeisti, verrebbe da dire. O almeno così si definisce il 65 per cento del campione. La maggior parte di loro associa come valori cardine dell’Ue la libertà di movimento, la democrazia e il pluralismo. Non è un caso che il 73 per cento chieda di condizionare gli accordi economici al rispetto dei diritti umani e che il 74 per cento respinga con decisione l’idea secondo cui l’immigrazione rappresenta una minaccia all'identità europea.

La maggioranza degli intervistati dichiara che a giugno andrà a votare. Ma - nota dolente - il 54 per cento si porterà nell’urna anche un senso di pessimismo. A preoccupare i giovani c'è soprattutto il cambiamento climatico (94 per cento delle risposte), ma anche l’aumento dei prezzi (90 per cento) e i problemi legati alla salute mentale (83 per cento). Non solo: il senso di sfiducia degli under 35 si allarga anche a chi verrà chiamato a rappresentare gli interessi dell’Italia una volta eletto a Strasburgo. Quell’83 per cento che non crede nella capacità dei leader italiani di rappresentare le istanze delle nuove generazioni, è un dato che dovrebbe far riflettere. Soprattutto se affiancato alla percentuale - il 43 per cento degli intervistati - di chi ritiene che l’Ue non tenga conto dell'opinione e delle esigenze dei giovani.

Un altro problema è rappresentato dal giudizio delle nuove generazioni sulle campagne elettorali imbastite dai partiti italiani in vista delle Europee: distanti e tutte incentrate su questioni nazionali, che nulla hanno a che vedere con le dinamiche del Continente. “C’è una tendenza al personalismo che entra in contrasto con le tematiche di forte interesse delle nuove generazioni”, spiega Edoardo Bucci, cofondatore e direttore editoriale di Scomodo, secondo cui “i giovani percepiscono elementi di crisi più sistemici e più larghi rispetto a quelli comunicati dai partiti, i quali non riescono a intercettare questa parte di elettorato”. Il 60 per cento degli under 35, infatti, pensa che si dovrebbe dare più peso ai temi europei. Questo magari aiuterebbe a mettere l’Ue al centro del dibattito pubblico, facendo diminuire il distacco nei confronti di queste elezioni e, di conseguenza, assottigliare quel 22 per cento intenzionato a disertare lo urne.

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