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Ronzulli: “Basta ipocrisia, tutti i partiti rivogliono i finanziamenti pubblici. Fu un errore nutrire l’antipolitica”

(fotogramma)
Intervista alla forzista vicepresidente del Senato: “La bestia populista non è mai sazia. Ora si apra una riflessione. E tanti sono pentiti anche del taglio dei parlamentari”
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ROMA — Licia Ronzulli, di Forza Italia, vicepresidente del Senato, ci vuole una legge che consenta di tornare al finanziamento pubblico ai partiti?

«Occorre aprire una riflessione. Mi pare ci sia una grande ipocrisia. A parole sono tutti contrari al finanziamento pubblico, ma in Parlamento parlo con molti esponenti di ogni partito, e non ce n’è uno che, in camera caritatis, non sia favorevole a una qualche forma di finanziamento pubblico ai partiti. Anche i grillini».

Quindi una legge va fatta, come?

«Prendere atto di un clima non significa avere “le chiavi in macchina”, la legge pronta. Si tratta di non avere paura di parlarne. Poi tra il dire e il fare… perché dobbiamo essere realisti e pragmatici. Con i conti pubblici in questo stato, di certo non si può pensare subito di finanziare la politica».

ROMA — Licia Ronzulli, di Forza Italia, vicepresidente del Senato, ci vuole una legge che consenta di tornare al finanziamento pubblico ai partiti?

«Occorre aprire una riflessione. Mi pare ci sia una grande ipocrisia. A parole sono tutti contrari al finanziamento pubblico, ma in Parlamento parlo con molti esponenti di ogni partito, e non ce n’è uno che, in camera caritatis, non sia favorevole a una qualche forma di finanziamento pubblico ai partiti. Anche i grillini».

Quindi una legge va fatta, come?

«Prendere atto di un clima non significa avere “le chiavi in macchina”, la legge pronta. Si tratta di non avere paura di parlarne. Poi tra il dire e il fare… perché dobbiamo essere realisti e pragmatici. Con i conti pubblici in questo stato, di certo non si può pensare subito di finanziare la politica».

Però dopo le Europee se ne può cominciare a discutere? Anche se si rischia l’impopolarità?

«Per anni abbiamo inseguito il populismo di Grillo perché la classe politica per paura ha nutrito la bestia dell’anti-politica, per poi scoprire che questa bestia ha sempre più fame, non è mai sazia».

Lo stop al finanziamento pubblico fu una legge anticasta, ma nessun partito politico si smarcò.

«Come ho detto, quando fu deciso, il governo Letta ha voluto cavalcare un’onda emotiva, che poi ci ha travolto. Parliamo di un’altra epoca e quella misura era figlia dei tempi. Se è per questo anche sul taglio dei parlamentari, almeno all’inizio erano tutti d’accordo. Il risultato è che abbiamo Camera e Senato, soprattutto nelle commissioni, impossibilitati a lavorare a pieno regime, con evidenti conseguenze dal punto di vista legislativo. Ci sono senatori, soprattutto nei gruppi meno numerosi, costretti a fare la spola tra più commissioni, che a volte sono convocate in contemporanea. Oggi si sono pentiti di quel taglio ma per un voto in più non lo dicono. La verità è che la qualità del lavoro è peggiorata” .

Questione morale e credibilità della politica pesano in questa campagna elettorale per le Europee, teme ci sia più astensione?

«Purtroppo il calo dei votanti si è avuto già alle politiche del 2022, quando l’affluenza è stata quasi del 64%. Io credo che questo sia dipeso dal fatto che per 11 anni a governare sia stato chi ha perso le elezioni. Voltare le spalle alla volontà popolare non è un bel modo di attrarre la fiducia degli italiani . Poi certo la credibilità della classe politica influisce sulla scelta di andare o meno a votare».

L’inchiesta ligure e le accuse a Toti non aiutano. FI resta garantista? Pensa che il pericolo di corruzione sia più insidioso se si ha bisogno di fondi privati per finanziare la politica?

«FI è nel suo dna garantista e lo sarà sempre. Qualcuno si era illuso che senza il finanziamento pubblico avremmo potuto fare come gli Stati Uniti. Ma abbiamo sbagliato i conti. Negli Usa i finanziamenti privati sono la regola e pure le leggi approvate in favore di gruppi di interesse, che pagano cifre spropositate».

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FI che risultato si attende l’8 e 9 giugno, la vostra gara è sulla Lega?

«Non facciamo mai gare sugli alleati. Sono certa che faremo molto bene. Sono convinta che potremo raggiungere il 10 %. A darci fiducia è l’entusiasmo che ci accompagna a ogni iniziativa di partito».

Lei è sempre molto diretta: su Ursula von der Leyen, che ha definito un “cavallo azzoppato”, è scoppiata una tempesta di polemiche. Avete ricucito e come?

«Io ho ribadito cose già dette e non c’è nulla da ricucire. Si poteva ambire a un candidato più mediterraneo. Ma è Von der Leyen la candidata del Ppe. Vedo però una salita ripidissima davanti».

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