Le lune di miele sono quasi sempre un momento magico, hanno solo un problema: finiscono. Difficile dire se sia il caso di Alessandra Todde con la sua Sardegna - lei, lo scorso marzo eletta prima presidente donna nella storia della Regione, prima presidente di una regione nella storia del M5S, sostenuta anche da Pd e sinistra - ma di sicuro c'è una "piccola" storia che rischia di incrinarne l'immagine in partenza. Cioè, i decreti di nomina del suo Ufficio di gabinetto, un nutrito elenco di esperti e consulenti per il proprio staff che porta le spese a un cifra impressionante: oltre un milione di euro l'anno. Le opposizioni ora hanno gioco facile a domandarsi se la sobrietà dei 5 Stelle non sia rimasta solo una promessa del passato, anche se - è la versione della presidente - rispetto alla giunta scorsa invece c'è un bel risparmio.
Partiamo dalla storia dei super staff della regione autonoma, resi possibili grazie a un provvedimento varato dallo scorso presidente leghista Christian Solinas nel maggio del 2021: costo da 3,5 milioni l'anno, una settantina di posti in più per i propri collaboratori e quelli della giunta. Un poltronificio, si disse, e in effetti era difficile chiamarlo diversamente. In quella norma assai contestata all'epoca "c’è qualcosa di buono, ad esempio la nomina del segretario regionale e dell’Ufficio legislativo, ma anche tanto di ridondante, inutile, da tagliare", spiegò Todde da poco eletta. E così ecco subito la nomina del neo-segretario generale della Regione, Saverio Lo Russo, già dirigente della Presidenza del Consiglio, stipendio da 243.442,58 euro l'anno: più di Sergio Mattarella, anche se 50 mila euro sono legati agli eventuali risultati ottenuti.
Il capo di gabinetto è invece Luca Caschili, candidato con il M5S alle elezioni suppletive di Cagliari nel 2019 per la Camera, corsa che non andò a finire bene, per sostituire il velista Andrea Mura che si era dimesso praticamente subito dopo l'elezione in carrozza nel boom del Movimento nel 2018: pazienza e militanza ricompensata con un contrattone d'oro da 153 mila euro l'anno. Il ruolo di segretaria particolare di Todde va ad Annalisa Canova, anche lei attivista dei 5 Stelle, ex portaborse a Camera e Senato, candidata alle regionali.
Poi ci sono gli "esperti in numero non superiore a sei, nominati tra soggetti anche estranei alle pubbliche amministrazioni dotati di elevata e comprovata professionalità che riferiscono direttamente al Presidente della Regione". In realtà poi sono diventati otto, tutti uomini. Stefano Esu, nuovo consulente in materia di enti locali, è fratello di Mauro, già portavoce di Solinas; sempre Stefano Esu è componente del Consiglio nazionale del Partito sardo d'azione, cioè quello affiliato alla Lega e guidato sempre da Solinas. Per lui c'è un buon stipendio da 123 mila euro annui. Trasformismo è la prima parola che viene a mente, ma Esu si intestò una battaglia interna al partito per disarcionare l'ex presidente, anche a colpi di cause in tribunale.
Altra nomina: Francesco Sedda, in qualità di "esperto in lingua sarda e autonomismo", un impiego certo di nicchia ma ben remunerato, sempre i 123 mila euro di cui sopra. E ancora: Stefano Ferreli, esperto in legislazione, anche lui ex collaboratore parlamentare del senatore sardo Ettore Licheri (M5S); Nicola Pirina, esperto in "strategie per l’innovazione, innovation management, innovation policy e sviluppo economico territoriale"; Andrea Balduzzi, esperto in materia di industria; Thomas Castangia, esperto in materia d’innovazione, ex segretario provinciale del Pd a Cagliari; Diego Corrias, consulente in materia di programmazione unitaria, esponente del M5S ad Assemini e che era già dipendente regionale; infine il fedelissimo Jacopo Gasparetti, già al Mise come portavoce della neo-presidente quando era viceministra e uomo macchina della sua campagna elettorale, nominato consulente in comunicazione. Per tutti loro stessa retribuzione annua, generosa va detto, da oltre 120 mila euro l'anno.
Numeri non da poco ma comunque inferiori rispetti al gran buffet di incarichi di Solinas. Non saranno nominati tre capi dipartimento ed altre figure connesse a questi profili, ruoli da oltre 150 mila euro annui. Idem per cinque esperti del comitato per la legislazione. Dei 3 milioni e mezzo annui stabiliti dalla norma, se ne risparmieranno due. Basterà questo per placare le polemiche?